Trump attacca Nobel per la Pace a Pillay e impone sanzioni contro Cpi. Italia e altri 7 Paesi contrari: "Sostegno incrollabile alla Corte"

Dichiarazione congiunta di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito. Rubio: "Vieteremo le transazioni con la Corte canaglia, tagliandole le risorse e paralizzando la sua capacità di operare". La Corte: "Sanzioni Usa sono attacco a ordine internazionale"

Navi Pillay e Donald Trump - (Ipa)
Navi Pillay e Donald Trump - (Ipa)
09 ottobre 2026 | 15.57
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Donald Trump attacca il Nobel per la Pace a Navi Pillay e impone sanzioni contro la Corte penale internazionale. "Oggi il Comitato per il Nobel si è coperto di vergogna in modo irreparabile e ha sminuito il Premio Nobel per la Pace, un tempo così prestigioso, assegnandolo a Navi Pillay delle Nazioni Unite", è il messaggio pubblicato su Truth Social dall'account Schoenlaw e ricondiviso da Trump, nel primo commento, seppure indiretto, del presidente americano dopo l'assegnazione del premio all'ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.

"Pillay è una nemica dichiarata degli Stati Uniti e di Israele. Nel corso del suo mandato ha esaltato i terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una finta 'indagine' sostenendo di aver scoperto che Israele aveva commesso un genocidio e sollecitando un procedimento penale - si legge nel post - Non gode di alcuna credibilità in nessun ambito normale e non ha mai fatto nulla per promuovere la pace. Anzi, proprio il contrario. Ma cosa ci si poteva aspettare da un comitato che in passato aveva assegnato quello che un tempo era l'ambito Premio Nobel per la Pace a Yasser Arafat?".

Amministrazione Trump impone sanzioni contro Cpi

L'amministrazione di Trump ha imposto sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi), poche ore dopo l'assegnazione del Nobel per la Pace a Pillay, ex giudice della Corte. I media statunitensi hanno citato una dichiarazione del segretario di Stato americano, Marco Rubio, visionata da Reuters. Le nuove misure vanno oltre le precedenti sanzioni imposte contro singoli giudici e procuratori e potrebbero colpire anche le società che forniscono servizi alla Cpi.

"Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani. Per questo oggi gli Stati Uniti sanzionano la Corte penale internazionale - ha dichiarato Rubio - Vieteremo le transazioni con questa Corte canaglia, tagliandole le risorse e paralizzando la sua capacità di operare".

"O la Corte penale internazionale (Cpi) mette fine alle sue minacce, oppure saremo noi a porre fine alla Cpi", ha affermato il segretario di Stato americano nel video pubblicato su X in cui annuncia le sanzioni Usa alla Corte. "Ci aspettiamo che i nostri alleati, molti dei quali fanno parte della Cpi e che per la propria difesa fanno affidamento sui militari americani, mettano un freno a questo tribunale canaglia - ha proseguito - Se non lo faranno, gli Stati Uniti proseguiranno la loro campagna per smantellare la Cpi, pezzo per pezzo, finché gli americani non saranno più minacciati".

Washington contesta da tempo i mandati d'arresto emessi dalla Cpi contro esponenti israeliani, tra cui il premier Benjamin Netanyahu, nonché la precedente indagine sulle azioni dei militari americani in Afghanistan, poi archiviata.

Cpi: "Sanzioni Usa sono attacco a ordine internazionale"

La presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane, ha condannato le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Corte, definendole "un attacco all'ordine giuridico internazionale" e "alle vittime delle atrocità di massa, che hanno atteso per anni, talvolta per decenni, che i responsabili fossero chiamati a rispondere delle proprie azioni". "La Corte respinge fermamente queste sanzioni. Siamo un'istituzione giudiziaria indipendente e imparziale e le nostre azioni sono guidate esclusivamente dalla legge e dalle prove", ha dichiarato Akane.

"La Cpi non cede alle minacce esterne, che finirebbero soltanto per favorire coloro che commettono i crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale", ha assicurato Akane, sottolineando che le sanzioni "mirano a compromettere le attività della Corte e a intimidire coloro che vi lavorano o collaborano con essa". La presidente ha quindi rivolto un appello agli Stati membri: "Tutti noi dobbiamo scegliere ora tra un mondo in cui prevale la legge del più forte e un futuro fondato sullo Stato di diritto, in cui le vittime possano continuare ad avere accesso alla giustizia". "La storia ci giudicherà per le scelte che compiamo oggi", ha concluso.

Italia e altri Paesi contrari a sanzioni Usa

Immediate le reazioni all'annuncio americano. L'Italia si schiera con altri Paesi a sostegno della Corte penale internazionale. "Noi, Stati membri dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (Cpi), ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all'indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi", si legge in una dichiarazione congiunta di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito.

"In qualità di convinti sostenitori della Corte Penale Internazionale (Cpi), esprimiamo il nostro rammarico e la nostra ferma opposizione all’annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte", è scritto nella dichiarazione congiunta, diffusa dal governo olandese.

"Prendiamo atto con soddisfazione del lavoro svolto dalla Corte per prepararsi all’adozione di tali misure, affinché possa continuare ad adempiere al proprio mandato ai sensi dello Statuto di Roma, e ribadiamo il nostro incondizionato sostegno affinché la Corte possa farlo. Tuttavia, se venissero applicate, tali sanzioni avrebbero un impatto significativo sull’attività della Corte, sul suo personale e sulle loro famiglie. Lavorano ogni giorno per assicurare alla giustizia i responsabili dei più gravi crimini internazionali e per sostenere le loro vittime", proseguono gli otto Paesi.

"Rimaniamo uniti nel nostro sostegno alla Corte Penale Internazionale e determinati a portare avanti un dialogo costruttivo e inclusivo con gli Stati non Parte dello Statuto di Roma, in vista dell’Assemblea degli Stati membri che si terrà nel dicembre 2026. Continueremo a lavorare insieme per sostenere l’importante operato della Corte, difendere il sistema internazionale basato sulle regole e promuovere la responsabilità", conclude la dichiarazione.

Ue: "Sanzioni Usa deplorevoli, pronti a tutte le misure necessarie"

"È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l'intenzione di imporre sanzioni" alla Corte penale internazionale: l'Ue intende lavorare "a stretto contatto" con l'ente "per garantirne la continua operatività" ed è "pronta ad adottare tutte le misure necessarie" per consentirle di svolgere il proprio lavoro, dichiara la Commissione europea in un comunicato.

L'Ue intende operare per consentire alla Corte "di svolgere il suo lavoro, sia nell'indagare e perseguire crimini di guerra e crimini contro l'umanità, sia per proteggere gli interessi degli operatori dell'Ue all'interno del mercato unico", puntualizza l'esecutivo europeo. "Restiamo impegnati a lavorare con tutti i 125 Stati parte dello Statuto di Roma per preservare e rispettare la sua indipendenza, affinché possa proseguire la sua missione vitale". Tuttavia, "poiché è previsto un ritardo di sei mesi prima che le misure siano applicabili, c'è spazio per il dialogo", aggiunge il comunicato.

L'Alta Rappresentante dell'Ue Kaja Kallas ha parlato oggi con la presidente della Cpi Akane, "in seguito all'annuncio da parte degli Stati Uniti dell'intenzione di imporre sanzioni. Il periodo di sei mesi che precede l'entrata in vigore delle misure - sottolinea via social - offre un'opportunità di dialogo".

La Corte penale internazionale, continua, "è il pilastro del sistema di giustizia penale internazionale. Persegue gli individui responsabili dei crimini più gravi ai sensi del diritto internazionale. L'Ue ha sempre sostenuto la Corte e dispone di opzioni per garantire che essa possa proseguire la sua attività fondamentale. Tutelare la Cpi rimane una priorità per l'Ue", conclude.

Cos'è lo statuto di blocco con cui l'Ue può contrastare gli Usa

Dopo l'annuncio delle sanzioni con cui gli Usa intendono inibire l'operato della Corte penale internazionale, sono arrivate prontamente le esortazioni affinché l'Unione europea utilizzi il suo cosiddetto statuto di blocco. Si tratta di un regolamento Ue in grado di proteggere persone e imprese dell'Ue dagli effetti extraterritoriali di leggi di Paesi terzi, attivabile dalla Commissione europea.

Nella pratica, l'attivazione dello statuto fa sì che gli operatori dell'Ue non debbano conformarsi alle norme straniere elencate nell'allegato del regolamento. Non producono effetti nell'Unione nemmeno le decisioni, le sentenze e i lodi arbitrali fondati su quelle norme. Chi subisce effetti economici o finanziari dalle norme elencate deve informare la Commissione entro 30 giorni, e può anche chiedere in giudizio il risarcimento dei danni. L'applicazione e le sanzioni per le violazioni spettano agli Stati membri, e la Commissione può autorizzare deroghe in casi specifici e motivati.

Adottato il 22 novembre 1996 in risposta alle sanzioni Usa contro Cuba, Iran e Libia, ma mai applicato, lo statuto di blocco è stato aggiornato nel 2018 dopo il ritiro statunitense dall'accordo sul nucleare iraniano, con l'obiettivo di proteggere i cittadini e le aziende Ue dall'effetto delle sanzioni imposte su Teheran da parte della prima amministrazione guidata da Trump.

Netanyahu attacca Pillay e ringrazia Trump

Netanyahu ha attaccato l'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Pillay, accusando l'ex giudice della Corte penale internazionale di aver alimentato "la demonizzazione degli ebrei" e di aver diffuso accuse infondate contro Israele. "Il Comitato Nobel ha perso la sua bussola morale", si legge sull'account X del primo ministro di Israele, secondo cui il riconoscimento è stato assegnato "a una fanatica che ha costruito la propria carriera inventando e diffondendo calunnie sanguinose contro l'unico e solo Stato ebraico".

Il primo ministro israeliano si è inoltre congratulato "con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e con il segretario di Stato Marco Rubio per aver preso questa decisione cruciale di sanzionare la Corte penale internazionale. La Cpi non è un tribunale. E' un organismo politico che rappresenta una minaccia mortale per le democrazie che rispettano la legge in tutto il mondo e per l'idea stessa di sovranità nazionale".

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