Obiettivo 'ricucire' con il Papa, Rubio vola a Roma dopo lo strappo di Trump

Il segretario di Stato Usa in missione giovedì e venerdì, vedrà Leone XIV ma anche Meloni, Tajani e Crosetto: focus su 'allineamento strategico'

Marco Rubio e Papa Leone XIV nel 2025 - Fotogramma /Ipa
Marco Rubio e Papa Leone XIV nel 2025 - Fotogramma /Ipa
05 maggio 2026 | 08.03
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"Ricucire" con il Papa dopo i pesanti insulti di Donald Trump a Leone XIV, che hanno alienato al presidente gran parte dell'elettorato cattolico americano dopo che un anno e mezzo fa aveva votato in massa per lui alla Casa Bianca e che alle elezioni di midterm di novembre potrebbe voltargli le spalle. Al dipartimento di Stato, che ieri ha confermato la visita dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, hanno lavorato anzitutto a questo obiettivo per preparare la missione di Marco Rubio in Vaticano e in Italia giovedì e venerdì, sottolineano all'Adnkronos fonti informate: "Se il Vaticano fosse stato a Varsavia, sarebbe andato a Varsavia". Cattolico - di nascita, non convertito da adulto come il vice presidente JD Vance - Rubio dovrà cercare di rimediare alla crisi provocata da Trump, che ha definito 'debole e pessimo' il primo Papa americano nella storia della Chiesa, oggetto dei suoi strali per le denunce della guerra in Iran.

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E l'attacco al Papa ha provocato anche una crisi diplomatica con la premier Giorgia Meloni che, dopo aver già preso le distanze dal conflitto lanciato da Stati Uniti e Israele, ha definito "inaccettabili" le parole di Trump. Risultato: l'Italia finita nella lista dei 'cattivi' e la presidente del Consiglio criticata per "la mancanza di coraggio". "Non sono contento dell'Italia, non ci ha aiutato, crede che vada bene se l'Iran possiede l'arma nucleare", ha attaccato il presidente, usando le stesse parole rivolte anche alla Spagna, mentre dalla Germania, dopo che il cancelliere Friederich Merz ha parlato degli Stati Uniti "umiliati" dall'Iran, il Pentagono ha annunciato il ritiro di cinquemila soldati.

Nella nota del dipartimento di Stato si sottolinea che gli incontri con le autorità italiane si concentreranno sugli "interessi di sicurezza condivisi e sull'allineamento strategico" tra i due Paesi. Una formula per dire che si parlerà di Nato, di basi americane nel nostro Paese ("l'Italia non c'è stata per noi e noi non ci saremo per loro", ha scritto nei giorni scorsi il presidente, postando un articolo del Guardian sul no del governo all'uso della base di Sigonella) e del ruolo, meglio non ruolo, secondo Trump, che l'Alleanza ha avuto nella guerra contro l'Iran.

E il conflitto sarà al centro dei colloqui che Rubio avrà sia in Vaticano che con la leadership italiana: oltre a Meloni vedrà il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ieri ha avuto un incontro con l'ambasciatore americano a Roma, Tilman Fertitta, anche in previsione di una sua probabile missione a Washington. La questione della riapertura dello Stretto di Hormuz - e della fine del blocco navale americano - resta l'ostacolo principale alla ripresa dei colloqui tra Teheran e Washington, che ieri ha lanciato la missione "Project Freedom" per sbloccare il traffico marittimo e garantire il passaggio delle navi commerciali.

Di Hormuz e del programma nucleare di Teheran Tajani ha parlato due giorni fa con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, al quale ha ribadito - perché Trump intendesse - che per l'Italia lo sviluppo di armi nucleari rappresenta "una linea rossa". La speranza della diplomazia del nostro Paese è che Rubio riesca a "frenare" il presidente sulle minacce agli alleati - ora sono ripartite anche quelle sui dazi - dicono all'Adnkronos fonti informate, che non riescono a nascondere il loro scetticismo sulla missione del segretario di Stato.

Gli altri temi in agenda saranno il Libano - in vista dell'incontro che potrebbe esserci l'11 maggio a Washington tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, non ancora confermato dalle parti - e il ruolo di Unifil, guidata da un generale italiano, la situazione a Gaza e di nuovo i dazi, dopo che il primo maggio il presidente americano ha anticipato la possibilità di aumentare al 25% le tariffe sulle auto e i camion in arrivo dall'Ue.

C'è infine un altro tema che sarà invece centrale nei colloqui che Rubio, di origine cubana, avrà in Vaticano - alla vigilia del primo anniversario dell'elezione di Prevost - ed è il destino dell'isola caraibica, sottoposta dallo scorso gennaio al blocco delle importazioni petrolifere e degli aiuti imposto da Trump che nei giorni scorsi ha rilanciato l'ennesima minaccia: "Finito il lavoro" con l'Iran, la "prossima" sarà Cuba.

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