Pfas, agenzia Ue raccomanda "ampie restrizioni" per gli inquinanti perenni

Pubblicato atteso rapporto dell'Echa, vanno vietati per i crescenti rischi su salute e ambiente, tranne quando non esistono alternative.

Gli Pfas sono usati anche nelle scatole per la pizza. Nella foto del Washington Post, una pizza hawaiana.
Gli Pfas sono usati anche nelle scatole per la pizza. Nella foto del Washington Post, una pizza hawaiana.
26 marzo 2026 | 10.31
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Un rapporto scientifico molto atteso sugli inquinanti perenni (Pfas) raccomanda un'ampia restrizione da parte dell'Unione Europea, con "eccezioni mirate", su queste sostanze chimiche presenti in molti oggetti di uso quotidiano, evidenziando i crescenti rischi per la popolazione.

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Utilizzati per le loro proprietà antiaderenti, impermeabilizzanti o termoresistenti, gli Pfas sono onnipresenti nei prodotti di uso quotidiano, dai cosmetici agli utensili da cucina, dagli imballaggi agli indumenti impermeabili. Queste sostanze chimiche impiegano tempi estremamente lunghi a decomporsi: da qui deriva il soprannome di "inquinanti perenni".

La Commissione Europea vorrebbe vietarli nei prodotti di consumo di uso quotidiano, come abbigliamento e scatole per pizza, con eccezioni per i settori strategici, come quello medico. Tuttavia, Bruxelles necessita prima di due pareri da parte dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa): il rapporto scientifico pubblicato oggi e uno studio sull'impatto socio-economico delle misure anti-Pfas, previsto entro la fine dell'anno.

Nel loro parere preliminare, gli esperti concludono che gli Pfas sono "nocivi" e comportano "rischi crescenti" per la popolazione e l'ambiente. Queste sostanze "persistono a lungo nell'ambiente, percorrono lunghe distanze e contaminano le falde acquifere e il suolo, mentre alcune di esse causano gravi problemi di salute, come tumori e disturbi riproduttivi", ha sottolineato l'agenzia Echa, con sede a Helsinki.

Per "controllare questi rischi", sono quindi necessarie nuove misure normative a livello dell'Unione Europea, insiste l'Echa. Gli esperti raccomandano una "ampia restrizione" degli Pfas (Per- and polyFluoroAlkyl Substances), con "esenzioni mirate" dove non esistono alternative. Ma fino a che punto dovrebbe spingersi il divieto? Questo è il nodo cruciale del braccio di ferro tra industria e organizzazioni ambientaliste.

Anche all'interno della stessa Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) esistono due posizioni contrapposte. Secondo gli esperti scientifici, un divieto totale degli Pfas sarebbe il modo più efficace per minimizzarne l'impatto, mentre le esenzioni porterebbero a "emissioni aggiuntive" e "rischi incontrollati". Tuttavia, in assenza di alternative agli inquinanti persistenti in diversi settori, un divieto generalizzato "probabilmente non sarebbe proporzionato", avvertono i colleghi responsabili dell'analisi dell'impatto socioeconomico delle misure contro gli inquinanti persistenti.

In questo delicato equilibrio, gli scienziati raccomandano quindi di minimizzare i rischi attraverso un'etichettatura chiara degli Pfas sui prodotti che beneficiano di esenzioni e piani di gestione specifici per ogni impianto industriale. In attesa di una futura legislazione, l'Unione Europea ha già adottato misure contro alcuni Pfas su base settoriale.

Nell'acqua potabile, una direttiva ha imposto, a partire da gennaio, un limite massimo di 0,1 microgrammi per litro per la concentrazione combinata di 20 Pfas (tra cui Pfoa, Pfos e Pfhxs) considerati "preoccupanti per l'acqua destinata al consumo umano". I deputati europei hanno inoltre approvato una legislazione sugli imballaggi alimentari, che stabilisce le concentrazioni massime di Pfas a partire da agosto, e sui giocattoli, vietando entro il 2030 gli inquinanti persistenti e gli interferenti endocrini.

Secondo un rapporto pubblicato alla fine di gennaio, gli Pfas costeranno caro all'Europa, tra i 330 miliardi e i 1.700 miliardi di euro entro il 2050, a seconda dell'entità delle misure necessarie per bonificare il suolo e l'acqua contaminati e del costo per la tutela della salute dei cittadini europei.

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