Precariato nel pubblico impiego: la Corte Ue bacchetta la Spagna sui contratti a termine

La Corte Ue ha stabilito che le misure spagnole contro l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego sono inadeguate, perché perpetuano il precariato e violano il diritto comunitario.

Insegnanti manifestano contro il precariato a Roma nel 2024: l'abuso di contratti a tempo indeterminato nella scuola è diffuso in molti Paesi Ue.  - Fotogramma/Ipa
Insegnanti manifestano contro il precariato a Roma nel 2024: l'abuso di contratti a tempo indeterminato nella scuola è diffuso in molti Paesi Ue. - Fotogramma/Ipa
14 aprile 2026 | 11.53
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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che le misure adottate in Spagna per contrastare l'uso di contratti a tempo determinato consecutivi nel settore pubblico non sono conformi al diritto dell'Ue, perché non sanzionano adeguatamente quelle pratiche né eliminano le conseguenze dell'inosservanza.

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In una sentenza pubblicata oggi, l'alta corte europea ha risposto a una questione pregiudiziale sollevata dalla Corte suprema spagnola in merito alla conformità del sistema spagnolo per la correzione di questi abusi, basato, tra l'altro, sulla figura del contratto a tempo indeterminato non permanente, sulla compensazione e sulle procedure di selezione, ai requisiti della normativa europea.

Il caso riguarda una lavoratrice che dal 2016 ha avuto ben sei contratti a tempo determinato consecutivi in una scuola pubblica della Comunità di Madrid. I Tribunali spagnoli hanno classificato il suo rapporto di lavoro come a tempo indeterminato non permanente, in seguito ad un uso irregolare del sistema.

Riguardo a questa soluzione, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea afferma che "non costituisce una misura adeguata", poiché "implica il mantenimento di un rapporto di lavoro temporaneo" e, di conseguenza, la "situazione precaria" della lavoratrice o del lavoratore, nonostante, secondo la Corte, la sicurezza del posto di lavoro sia un elemento "fondamentale" di tutela.

Inoltre, sottolinea che l'indennità prevista dalla legge spagnola, corrisposta al termine del rapporto di lavoro e soggetta a limiti massimi, non può costituire un risarcimento "proporzionato ed efficace" né garantire un indennizzo "adeguato e completo" per i danni subiti.

Per quanto riguarda il regime di responsabilità delle pubbliche amministrazioni, la Corte europea indica che potrebbe rivelarsi insufficiente se non si basa su criteri "chiari e prevedibili" e non è accompagnato da altre misure efficaci e dissuasive.

Infine, la Corte si interroga sull'efficacia dei concorsi pubblici che valutano l'esperienza pregressa nel correggere questi abusi, in quanto non garantiscono ai lavoratori interessati l'ottenimento di un posto di lavoro né impediscono il protrarsi della situazione. In ogni caso, la Corte Ue ribadisce che spetta alla Corte suprema spagnola valutare se la legislazione nazionale sia conforme al diritto dell'Ue e risolvere la specifica controversia. L'uso di contratti a tempo determinato nella scuola è diffuso non solo in Spagna, ma in molti Paesi dell'Ue dai bilanci pubblici appesantiti dal debito, inclusa l'Italia.

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