"Gli Usa - spiega all'AdnKronos Giuseppe De Luca, storico economico dell’Università Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in storia economica (Arise) - ce l’hanno nel sangue, a cominciare dal famoso Louisiana Purchase e poi all’acquisto dell’Alaska. Anche Truman provò a comprare la Groenlandia e sempre dai Danesi gli americani hanno acquistato le Isole Vergini"
Prendere la Groenlandia non per "conquisto" ma per "acquisto", con l'inversione dei termini del discorso di Quarto di dannunziana memoria. Negli ultimi giorni circola l’idea — promossa dal presidente statunitense Donald Trump — che gli Stati Uniti possano “comprare” la Groenlandia. Al di là della fattibilità di una simile proposta , Giuseppe De Luca, storico economico dell’Università Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in storia economica (Arise), dice all’AdnKronos che la strategia non è nuova, anzi vecchissima: "Gli Usa - spiega - potremmo dire che c'e l’hanno quasi nel sangue, a cominciare dal famoso Louisiana Purchase e poi all’acquisto dell’Alaska. E' uno degli elementi costitutivi della loro identità territoriale. Anche Truman provò a comprare la Groenlandia e sempre dai Danesi gli americani hanno acquistato le Isole Vergini".
Louisiana Purchase (1803) — l’Acquisto della Louisiana dalla Francia
Uno dei precedenti più citati è il Louisiana Purchase: nel 1803 gli Stati Uniti acquistarono dalla Francia un vastissimo territorio (circa 2,14 milioni di km²) per una somma totale di 11,25 milioni di dollari più debiti estinti (pari a circa 23 milioni in contanti), con cui praticamente raddoppiarono la loro superficie nazionale e ottennero il controllo dell’intero bacino del fiume Mississippi. "Può essere considerato - dice il professore - il punto di svolta dell’intera espansione successiva degli Stati Uniti. Fino a quel momento, infatti, gli Stati Uniti erano essenzialmente una potenza costiera, concentrata sulla costa orientale; con la Louisiana diventano invece una potenza continentale, estesa lungo il Mississippi, con enormi implicazioni economiche, agricole e infrastrutturali, a partire dal tema cruciale dell’irrigazione e dei trasporti fluviali".
Il dibattito: è possibile comprare territori e popolazioni?
A partire da quell’acquisizione si sviluppano poi ulteriori ampliamenti territoriali — Texas, Oregon, California — ottenuti attraverso una combinazione di acquisti, trattative e conquiste militari. Tuttavia, spiega il professore, l’acquisto della Louisiana rimane l’elemento portante, anche perché sollevò importanti interrogativi di natura democratica: è legittimo, per una repubblica democratica, “comprare” territori e popolazioni? Proprio a metà dell’Ottocento, in concomitanza con le successive espansioni legate all'acquisto dell'Alaska, si sviluppò un intenso dibattito su questo tema. Mark Twain, spiega il professore, sosteneva ad esempio l’incompatibilità morale tra democrazia fondata sul consenso e acquisizione di territori: secondo lui una democrazia non può giustificare l’acquisto e il dominio su popolazioni straniere.
Acquisto dell’Alaska (1867) dalla Russia
Un altro caso ben noto è l’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867, ottenuto per 7,2 milioni di dollari. All’epoca l’affare fu criticato come inutile — venne definito "la follia di Seward" dal nome del segretario di Stato che lo negoziò — ma in seguito si rivelò strategico, ricco di risorse naturali e un elemento chiave dell’espansione statunitense nel Pacifico. "L’Alaska - dice De Luca - rappresenta probabilmente il caso più simile a quello odierno della Groenlandia: mentre la Louisiana e altri territori rispondevano soprattutto a una logica di integrazione economica e territoriale, l’Alaska nasce invece da esigenze prevalentemente geopolitiche, legate alla sottrazione di un territorio alla Russia, al controllo delle rotte e, soprattutto, alle risorse naturali. Non a caso, alla fine dell’Ottocento, anche in Alaska si sviluppò una corsa all’oro e all’argento".
Isole Vergini Americane (1917) dalla Danimarca
Un altro esempio è l’acquisto delle Isole Vergini danesi: nel 1917 gli Stati Uniti pagarono 25 milioni di dollari in oro alla Danimarca per acquisire queste isole nei Caraibi, soprattutto per motivi strategici legati alla Prima guerra mondiale. In quel caso la Danimarca cedette.
Tentativi di comprare la Groenlandia, sempre dalla Danimarca
La Groenlandia, pur essendo stata oggetto di interesse americano fin dal XIX secolo, non è mai stata venduta. Nel 1946 gli Stati Uniti proposero formalmente di acquistare l’isola (allora sotto la Danimarca) per 100 milioni di dollari in oro, ma Copenaghen rifiutò "probabilmente - spiega il professore - a causa del forte senso di sovranità nazionale nel contesto immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale".
E i nativi americani
Non va dimenticata neanche l'espansione ai danni dei nativi americani. "In alcuni casi - spiega De Luca - vi furono trattative dirette con le tribù, ma si trattò di una parte minoritaria del processo. Molti territori derivavano da precedenti domini coloniali — spagnoli, britannici o francesi — mentre con le popolazioni indigene prevalse spesso una combinazione di trattati, pressioni e spoliazioni. Un caso emblematico, seppur precedente alla nascita dello Stato americano, è l’acquisto dell’isola di Manhattan da parte dei coloni, in cambio di beni di valore simbolicamente molto basso"...
La risposta al "Grande Bianco" di Washington..
Emblematico il caso del 1854 quando il "Grande Bianco" di Washington, che poi era il presidente degli Stati Uniti, si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano.
E la risposta del "capo Seattle"
La risposta del capo Seattle è rimasta nella storia: "Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come è che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con sé il ricordo dell'uomo rosso".
E ancora: "Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente significativo: è il sangue dei nostri padri".
La conclusione: "La terra non appartiene all'uomo, bensì è l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo...Dov'è finita l'aquila? È scomparsa. È la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza". (di Andrea Persili)