L'ex presidente della Commissione teme l'assopimento dell'Europa per la crescita dei nazionalismi e le divisioni tra gli Stati membri.
Se David Sassoli fosse ancora vivo, "non sarebbe contento" delle condizioni in cui si trova oggi l'Unione Europea. Parola dell'ex presidente della Commissione Europea ed ex premier Romano Prodi, che questo pomeriggio a Bruxelles ha partecipato alla cerimonia per l'intitolazione di un edificio del Parlamento Europeo nella capitale belga al suo presidente, scomparso nel gennaio 2022.
"Non sarebbe contento come non sono contento io", risponde Prodi, interrogato a margine della cerimonia. Perché, osserva, "il mondo cambia e l'Europa no. Questa è l'essenza delle cose. Io credo che la passione per l'Europa non possa essere nella mediazione delle cose", ma che debba essere "nel riprendere l'aspetto innovativo, l'aspetto creativo".
Per il Professore, "questo sorprenderebbe tutti. Però - constata - per arrivare a questo ci vuole un'unità che non abbiamo".
Riguardo all'avanzata dei nazionalismi nel Vecchio Continente, quello che teme Prodi "non è certo la rottura dell'Europa, ma è l'assopimento. Mi ricordo che, quando ero presidente della Commissione Europea, c'era emozione in Cina, in Russia, negli Stati Uniti: c'era emozione o attesa dell'Europa".
Invece, prosegue, "oggi siamo al margine. Abbiamo però una capacità economica che è del tutto identica, appena appena inferiore a quella americana. Questo è l'assurdo della situazione: non capire che siamo noi che rinunciamo al nostro destino".
Il cuore del problema, continua Prodi, sta "nella divisione degli Stati membri. Quando il potere passa tutto dalla Commissione al Consiglio e voi adottate l'unanimità....ma per favore. Come fate a governare, se non c'è la possibilità di governare?", conclude.