Oltre 40 associazioni ambientaliste chiedono all'Ue di fermare immediatamente le uccisioni di lupi e maggiore trasparenza sulla loro protezione, contestando il declassamento della specie voluto dalla Commissione di Ursula von der Leyen.
La "persecuzione umana" è già la "principale causa" di morte per "migliaia di lupi" ogni anno in Europa, eppure la sua reale portata rimane "sconosciuta", a causa dell'assenza di un monitoraggio e di una rendicontazione sistematici. Oltre 40 Ong europee (tra le quali l'Enpa e la Lac italiane) chiedono, in una nota, una moratoria totale sulle uccisioni di lupi nell'Ue, nonché "piena trasparenza" e la "divulgazione degli interessi"che si celano dietro la proposta dell'Ue di declassare il lupo dalla lista delle specie protette, una decisione che sta generando un "numero maggiore di uccisioni ingiustificate", in violazione delle norme Ue.
Mentre l'Agenzia Europea dell'Ambiente (Aea) riporta che due terzi delle specie protette dalla direttiva Habitat nell'Ue hanno uno stato di conservazione "scarso o pessimo", e la scienza afferma che i lupi in Europa "non hanno raggiunto uno stato di conservazione favorevole", la Commissione Europea, ricordano, ha spinto per il declassamento, e quindi per un aumento delle uccisioni di lupi.
Per le organizzazioni ambientaliste, una "quota zero di uccisioni" è ora l'unico modo legale per gli Stati membri di conformarsi alla legislazione Ue. La "manovra antiscientifica" di declassamento del lupo, promossa da Ursula von der Leyen attraverso un rapporto del 2023 redatto da una società di consulenza con sede a Bruxelles incaricata e finanziata dalla Commissione Europea, apre un capitolo "profondamente preoccupante nella costruzione della governance ambientale dell'Ue", denunciano.
Le Ong chiedono "piena trasparenza" sull'influenza di interessi privati non dichiarati sul processo decisionale dell'Ue. Avvertono che questi attori stanno spingendo l'esecutivo dell'Ue e diversi Stati membri a "smantellare" leggi di lunga data ed efficaci a tutela della natura, promuovendo al contempo una narrativa fuorviante di "coesistenza" che "probabilmente serve agli interessi delle lobby della caccia e dell'agroalimentare".
La legislazione ambientale dell'Ue, secondo le Ong, "non dovrebbe essere costruita in un vuoto scientifico e giuridico, rimodellata per giustificare l'uccisione o il maltrattamento di animali selvatici". Per questo motivo, pendono tre ricorsi legali presentati da Ong] dinanzi alla Corte di Giustizia europea per contestare il declassamento del lupo da parte dell'Ue, che "potrebbero portare all'annullamento della recente decisione" della Commisisone.
Gli Stati membri, ricordano, "hanno ancora la facoltà di respingere questa strada e di mantenere una protezione rigorosa in linea con la volontà dei propri cittadini, anziché con politiche imposte dall'Ue e influenzate da interessi non dichiarati". Chi ha già declassato i lupi può comunque stabilire una quota zero, pienamente conforme alle norme Ue e internazionali. Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e altri Paesi hanno annunciato che lo faranno.
Per le Ong, "lontano dalle scrivanie burocratiche di Bruxelles, il declassamento della protezione dei lupi ha una conseguenza concreta: la liberalizzazione dell'uccisione dei lupi. Normalizza la violenza contro la fauna selvatica, ampliando l'uso sistematico di armi da fuoco e proiettili come principali strumenti di gestione. E' un ingiustificabile passo indietro di quasi 50 anni, nonostante la ripetuta opposizione dei cittadini europei, le cui voci sono state costantemente ignorate".
Le perdite dovute alla predazione dei lupi, ricordano le Ong, "sono stimate solo allo 0,06/0,07% della popolazione totale di ovini e caprini nell'Ue: il resto è retorica politica". Il lato negativo dell'uccisione dei lupi "è spiegato dai dati: i mammiferi selvatici, compresi tutti i grandi animali terrestri e marini (balene, elefanti, leoni, lupi, eccetera), rappresentano solo una piccolissima frazione (circa il 4%) della biomassa totale dei mammiferi rimasti sul pianeta. Circa il 96% della biomassa di tutti i mammiferi esistenti (su circa 7mila specie) è costituita da esseri umani (34%) e animali domestici allevati per il cibo o altri bisogni umani (62%)".
Spesso, per uccidere questi animali "protetti", ricordano le Ong, vengono organizzate operazioni "di tipo militare", che coinvolgono "grandi squadre supportate dalla tecnologia, equipaggiate con Gps, radio, visori notturni, termocamere, cani addestrati e talvolta persino droni con telecamere termiche". I lupi "vengono seguiti per lunghe distanze per diversi giorni, giorno e notte, prima di essere abbattuti".
Le Ong stigmatizzano l'assenza di qualsiasi obbligo a livello Ue di adottare misure preventive contro la predazione, nonostante l'Unione stanzi già milioni di euro ogni anno a sostegno di queste misure, insieme ai sistemi di compensazione per le perdite di bestiame.
Allo stesso tempo, "milioni di altri fondi continuano a confluire attraverso la Politica Agricola Comune (Pac) verso specifici interessi agricoli e venatori, minando il ruolo naturale del lupo come bioregolatore e ingegnere dell'ecosistema. In diversi Paesi e regioni dell'Ue, i fondi disponibili della Pac e del programma Life+ per le misure preventive non vengono nemmeno richiesti dagli agricoltori e, quando vengono stanziati, spesso rimangono inutilizzati o utilizzati solo parzialmente".
Considerando il numero di ovini (circa 31 milioni) presenti nei Paesi campione dell'Ue, i livelli di predazione corrispondono a un'uccisione annua dello 0,06% (lupi), dello 0,004% (orsi), dello 0,001% (lince).
Le misure più efficaci per proteggere il bestiame prevedono l'installazione di robuste recinzioni elettriche sui pascoli già recintati, il raduno notturno del bestiame in recinti a prova di carnivoro e l'impiego di robusti cani da pastore nei pascoli aperti. Per le Ong, "non è possibile affidarsi esclusivamente al controllo letale, poiché questo non fornisce soluzioni a lungo termine, né è compatibile con la legislazione in materia di conservazione". L'esperienza acquisita "dimostra che è possibile ridurre l'impatto della predazione dei lupi a livelli economicamente accettabili e socialmente tollerabili, attraverso l'adeguato adattamento dei sistemi di allevamento e la corretta adozione di misure preventive".
Altrettanto taciuto, sottolineano le Ong, è il fatto che "né la Commissione né gli Stati membri hanno mai raccolto i dati più elementari: la reale entità della mortalità dei lupi in Europa. Quanti lupi muoiono ogni anno nell'Ue? Nessuno lo sa". Probabilmente, stimano, si tratta di "decine di migliaia di animali uccisi da colpi d'arma da fuoco, avvelenamento o incidenti stradali: eventi che rimangono in gran parte non documentati e quindi invisibili nel processo decisionale".
Questi dati mancanti r"appresentano un grave rischio per la conservazione della fauna selvatica in Europa, eppure non vengono presi in considerazione nelle valutazioni dello stato di conservazione della specie, né vengono considerati dalle autorità pubbliche prima di autorizzare ulteriori abbattimenti".