Relazioni Italia-Francia: la delicata dinamica tra Meloni e Macron

Il vertice Italia-Francia riavvia incontri tra Meloni e Macron, ma le relazioni bilaterali restano delicate per nazionalismi e diverse percezioni politiche, spiega Jean-Pierre Darnis dell'Università della Costa Azzurra, alla vigilia del summit di Antibes. Possibili "importanti sviluppi" nella difesa.

Jean Pierre Darnis, professore di Relazioni franco-italiane all'Université Côte d’Azur di Nizza
Jean Pierre Darnis, professore di Relazioni franco-italiane all'Université Côte d’Azur di Nizza
24 giugno 2026 | 17.31
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Con il vertice bilaterale Italia-Francia che si terrà domani ad Antibes, in Costa Azzurra, si riavvia una tradizione di incontri bilaterali tra il capo di Stato francese e il capo del governo italiano che dura dal 1982, dopo una "lunga" pausa, in corso dal 2021, anno della firma del Trattato del Quirinale. Lunga pausa dettata anche dalla delicatezza del rapporto tra, da una parte, Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, eredi del "nazionalismo" italiano, che dalla fine dell'Ottocento è contrassegnato da un vivace antagonismo verso i cugini d'Oltralpe, e, dall'altra, i centristi di Emmanuel Macron, che tendono a guardare Meloni come una "estremista" arrivata al potere in Europa, accostandola quasi inconsciamente a Marine Le Pen e applicando così alla realtà una chiave di lettura interna che trascura le tante differenze che esistono tra il nazionalismo italiano e quello transalpino, storicamente antagonisti. Questo "retroterra culturale", su entrambi i versanti delle Alpi Marittime, rende delicata da gestire la relazione franco-italiana con le presenti leadership e moltiplica il rischio di incomprensioni. A dirlo all'Adnkronos è Jean-Pierre Darnis, professore di Relazioni franco-italiane all'Université Côte d’Azur, associate fellow della Fondation pour la Recherche Stratégique di Levallois-Perret, nell'Ile de France, e docente all'Università Luiss di Roma.

Quello che si terrà domani ad Antibes, spiega Darnis, è "il trentaseiesimo di una serie di vertici che formalmente sono iniziati, se ricordo bene, nel 1982 con un vertice" che si tenne il 26 e 27 febbraio a Roma. "L'iniziativa fu presa da Francois Mitterrand con Giovanni Spadolini, con il benestare del presidente Sandro Pertini". Insomma, "parliamo di una cosa storica", non certo di una prima assoluta. E' vero però che da tempo non si tenevano summit bilaterali tra Francia e Italia a livello di vertice. Tuttavia, "le interruzioni - sottolinea Darnis - ci sono state anche prima di Meloni, per la verità. Ci sono state con il Conte uno, perché dal 2017 al 2020, per tre anni, non ci sono stati vertici" bilaterali. Questo, rammenta ancora, accadde "perché nel 2018-2019 c'è stata una grossa crisi (era l'epoca delle visite ai Gilet gialli e delle polemiche sul franco Cfa, ndr). Poi nel 2020 c'è il vertice a Napoli, che è l'ultimo summit bilaterale, per fare la conta precisa. Nel 2021 c'è la firma del Trattato del Quirinale, dopodiché dal 2021, se consideriamo il Trattato del Quirinale, non ci sono più stati summit intergovernativi importanti".

'Trattato Quirinale funziona bene, specie a livello ministeriale'

Pertanto, aggiunge Darnis, "si può dire che è dal 2020 che non c'è un bilaterale, ma la verità è più dal 2021-2022 che non succedono. Nel 2022, era in calendario, ad esempio, una presenza dell'allora ministro degli Esteri francese al Consiglio dei ministri italiani, come previsto dal Trattato del Quirinale, cosa che sarebbe stata importante, ma si è ammalato. Dopodiché c'è stata la guerra in Ucraina, che ha creato un'urgenza e il rapporto bilaterale è passato in secondo piano".

Poi, nel 2022, arriva Giorgia Meloni "al potere, che comunque era a capo dell'unica forza politica che non vota in Parlamento a favore della ratifica, perché Fratelli d'Italia non vota" la ratifica del trattato. Oggi Meloni "si ritrova con questo dispositivo, che non corrisponde alla sua cultura politica, per vari motivi, ma che inizia a funzionare bene, nel senso che funzionano bene i bilaterali interministeriali".

Dal 2023, infatti, quando entra in atto il Trattato del Quirinale, "sono migliorati molto i rapporti da Ministeri a Ministeri: Interno, Esteri, Difesa, Industria...anche nei Trasporti: malgrado ci sia Matteo Salvini, pare che i rapporti siano molto buoni. Però il vertice intergovernativo, importante, non c'era stato".

'Situazione sbloccata da visita Macron a Roma l'anno scorso, fu apprezzata'

La situazione, ricorda Darnis, si è poi ristabilita l'anno scorso, "quando Macron, a giugno, ha fatto una visita a Roma per vedere il presidente del Consiglio, in modo dedicato". In precedenza, Macron e Meloni "si erano visti, ma sempre a margine di qualche altro evento in Italia, in Francia, internazionali". Insomma, il rapporto Italia-Francia "sembrava a lato di eventi o di una visita al Papa". Nel giugno scorso Macron "fa un gesto diplomatico importante, anche apprezzato: viene a Palazzo Chigi e, in seguito a questa riunione, l'impegno più concreto fu di tenere poi nell'anno che veniva il vertice bilaterale governativo".

Ed eccoci ad Antibes. Ma, "se uno vuole essere preciso, il vertice esiste molto prima del Trattato del Quirinale: erano sei anni, che è una lunghissima interruzione. Si erano già viste delle interruzioni, ma non così lunghe". I motivi di questa lunga pausa sono diversi, su vari piani. "Secondo me - spiega Darnis - la prima metà dell'interruzione è dovuta, paradossalmente, al Trattato del Quirinale. Mentre nel 2021 fanno il Trattato del Quirinale, i contatti sono grossi, c'è l'azione di Sergio Mattarella molto forte: non pensano a fare un vertice, anche perché firmeranno il Trattato del Quirinale, al Quirinale, con Mario Draghi, con Macron, con le Frecce Tricolori e via dicendo. L'anno dopo siamo ancora in un anno europeista, dove si spinge molto, però arriva la guerra in Ucraina", che cambia le priorità.

Dopodiché, nel 2022, a palazzo Chigi "arriva Meloni. Il governo Meloni esprime alcune istanze nazionaliste. Il nazionalismo italiano, tradizionalmente, in modo quasi implicito, trascina con sé una rivalità, o rivalsa, con la Francia. Da fine '800 in poi, è una costante. Ancora oggi, i nazionalisti sono, non dico prigionieri, ma rimandano a quella cultura tradizionale dell'Italia in Europa, che vuole contare e che quindi vede la Francia come una potenza prepotente. È un'ideologia italiana, un corollario del nazionalismo italiano".

'Retroterra culturale porta a sovrainterpretare battute, c'è ipersensibilità'

D'altro canto, però, spiega Darnis, "in Francia l'arrivo di Meloni al potere viene visto come una novità. Non si tiene conto della continuità, ad esempio coi governi Berlusconi, con la formula tripartita installata dal '94, e viene letta come il paradigma di una destra estrema che arriverebbe al potere". Insomma, "uno scenario alla francese, nel quale Marine Le Pen o poi Jordan Bardella trascinano un'Unione delle destre. La lettura francese è di applicare sull'Italia la griglia francese, non di ragionare" sulle differenze che corrono tra i due Paesi.

Quindi, ragiona ancora Darnis, "mentre qui abbiamo il problema nazionalista italiano, abbiamo anche un problema francese, perché si vede Meloni come Le Pen: quindi c'è chi è a favore e chi è contro. Una lettura che, tra l'altro, non è nemmeno voluta dalla destra italiana, che ha altre idee. Però lo stesso Macron, che comunque si è sempre detto contrario agli estremi, si ritrova prigioniero, per certi versi, di questa lettura francese".

Ecco che, quindi, "diventa delicato il rapporto, perché per Meloni, essendo nazionalista, il rapporto con la Francia è di rivalità, di ipersensibilità: è sempre così. Per Macron, il rapporto con Meloni è la traduzione della legittimazione di un'estrema al potere, perché loro la vedono come se fosse Marine Le Pen".

Queste due cose, "secondo me, spiegano in qualche modo il retroterra culturale che si è visto dietro queste cosiddette difficoltà, che fanno sì che qualsiasi battuta viene sovrainterpretata, da una parte e dall'altra. C'è una grande sensibilità. Tutto questo spiega un po' le difficoltà dei due leader, mentre la sostanza è molto diversa". La sostanza dei lavori interministeriali, "ad esempio, è che esiste una forma di amicizia, si può dire così, fra Guido Crosetto e Sébastien Lecornu, che è l'attuale primo ministro, perché nel governo precedente Lecornu era ministro della Difesa e con Crosetto aveva un ottimo rapporto".

'Anche Salvini ha ottimo rapporto con collega francese'

A livello ministeriale, la collaborazione Italia-Francia procede bene: "Le testimonianze di Antonio Tajani con Jean-Noel Barrot e dei vari altri ministri - osserva Darnis - sono molto positive. Anche Salvini pare che abbia un ottimo rapporto col suo corrispettivo francese", Philippe Tabarot. "Salvini nel 2018 mi sembrava parecchio anti francese e anti Macron, ma la sostanza dei lavori racconta una storia diversa: racconta la storia di convergenze europee, di dialoghi sul quale il meccanismo del trattato del Quirinale funziona, perché si scambiano le analisi, si rinforza la convergenza in un contesto europeo".

Insomma, "la sostanza è quella, ma il lato ideologico rimane e, secondo me, rimarrà, perché le tendenze nazionaliste da un lato o dall'altro ci sono. Non è che spariscono: rimarrà sempre problematico".

Certo, ora il contesto internazionale che esercita pressione sull'Europa, "fa sì che emergano delle cose ovvie: che la Francia e l'Italia hanno sostenuto dall'inizio l'Ucraina, che la Francia e l'Italia hanno la stessa posizione sulla guerra del Golfo e sull'Iran, che hanno lo stesso problema di fiducia nei confronti degli Stati Uniti, perlomeno dell'attuale amministrazione americana. Queste cose, in qualche modo, creano un ovvio contesto: certo che si devono parlare, i due governi".

Perché, osserva Darnis, "sarebbe veramente stupido rimanere sul lato ideologico-nazionalista di rivalità più o meno inventate, più o meno montate ad arte da circoli vicini al potere, anche in una visione elettoralistica interna. E' vero che per certi versi Donald Trump è un 'rivelatore', perché i punti comuni" tra alleati europei "vengono molto di più evidenziati".

'Da summit 'lista di Babbo Natale', possibili importanti sviluppi su difesa'

Per Darnis, dal summit di Antibes ci si possono aspettare fondamentalmente "due cose". La prima "è quella che chiamerei la lista di Babbo Natale, nel senso che hanno fatto un comunicato stampa del quale hanno fatto una specie di elenco settoriale nel quale dicono faremo così, faremo cosà. Il che è normale", perché questi vertici sono pensati per svolgersi "ogni anno", cosa che "permette di fissare degli obiettivi" molto concreti.

Seconda cosa: "Questi vertici - ricorda Darnis - permettono uno scambio di vedute molto utile sul contesto internazionale. Era vero quando Francois Mitterand incontrava Bettino Craxi e Giulio Andreotti e c'era la caduta del Muro, ma è vero ancora oggi. Ad esempio - aggiunge - i sistemi antimissilistici francesi e italiani che già esistono, sono frutto dell'azienda Mbda, che vede la Francia e l'Italia azionisti importanti. Francia e Italia, da anni, hanno sviluppato un sistema antimissile che si chiama Samp-T in Francia e Mamba in Italia, ma è più o meno lo stesso. Bisogna vedere, perché è notizia di oggi che Leonardo insiste per proporre il Michelangelo Dome, 'costruiremo un dome di protezione anti- antimissilistico di difesa aerea avanzata'".

Certo, ragiona Darnis, "se c'è poi una volontà politica comune con la Francia di andare avanti, si aprono ulteriori scenari di prospettiva importanti: ad esempio, un'integrazione delle difese missilistiche, che sarebbe assolutamente concepibile, perché se la produzione dei sistemi va di pari passo e se queste cose sono delle priorità, sicuramente ci potrebbe essere un grosso interesse per ulteriori cooperazioni su un campo nel quale le ipotesi di difesa sono le stesse". Perché, nota, "non crea nessun problema l'interpretazione degli oggetti aggressivi da una parte e dall'altra: corrisponde a delle coordinate politiche comuni. E' un dettaglio che potrebbe sviluppare, mettendolo insieme alle dichiarazioni recenti di Leonardo, degli scenari ulteriori molto rilevanti", conclude. (di Tommaso Gallavotti)

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