Repubblica Ceca e Slovacchia: indagine Eppo su merci cinesi nel mercato Ue

La Procura europea indaga su una sospetta frode IVA su larga scala in Repubblica Ceca e Slovacchia, che riguarda merci cinesi importate nell'Ue.

Carico e scarico merci nel porto di Yantai, nello Shandong in Cina: la frode Iva scoperta in Cechia riguarda merci importate dalla Cina  - Fotogramma/Ipa
Carico e scarico merci nel porto di Yantai, nello Shandong in Cina: la frode Iva scoperta in Cechia riguarda merci importate dalla Cina - Fotogramma/Ipa
10 aprile 2026 | 10.27
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Perquisizioni e indagini oggi in Repubblica Ceca e Slovacchia, nell'ambito di un'inchiesta su una sospetta frode doganale su larga scala e un'evasione dell'Iva realizzata importando prodotti tessili, calzature e merci per l'e-commerce dalla Cina nell'Ue. L'indagine è coordinata dagli uffici dell'Eppo di Bratislava, in Slovacchia, e di Liberec, nella Repubblica Ceca.

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L'indagine, ribattezzata "Podlimit" ("sotto il limite" in slovacco), condotta dall'Ufficio penale per l'amministrazione finanziaria (Kriminálny úrad finančnej správy) in Slovacchia, riguarda nove aziende ceche, che sarebbero coinvolte in un sistema fraudolento. Grandi quantità di merci sarebbero state introdotte clandestinamente dalla Cina in Slovacchia e Repubblica Ceca, abusando della procedura doganale 42 (Cp42).

Questa procedura, creata per semplificare gli scambi transfrontalieri, esenta gli importatori dal pagamento dell'Iva nel Paese di importazione, qualora le merci importate vengano successivamente trasportate in un altro Stato membro dell'Ue. L'imposta deve quindi essere pagata al momento dello sdoganamento delle merci.

Le aziende, attive tra giugno 2017 e dicembre 2018, avrebbero emesso falsi documenti amministrativi unici per agevolare l'importazione di prodotti tessili, calzature e merci per l'e-commerce provenienti dalla Cina nell'Unione Europea attraverso molteplici punti di ingresso, tra cui porti in Germania, Polonia e Slovenia.

Secondo le indagini, le merci venivano trasportate su camion in container sigillati in Slovacchia, dove venivano dichiarate per lo sdoganamento. Tuttavia, anziché essere consegnate alla destinazione dichiarata nella Repubblica Ceca, le spedizioni sarebbero state reindirizzate, su istruzioni delle aziende ceche, verso altre località.

Gli inquirenti sospettano che molte delle transazioni dichiarate esistessero solo sulla carta e che le merci siano poi entrate nel mercato nero senza il pagamento dell'Iva nel Paese di consegna effettiva.

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