L'eurodeputato svedese dei Democratici soddisfatto dopo l'approvazione a Bruxelles delle norme che faciliteranno le espulsioni degli irregolari.
"L'era delle deportazioni è iniziata". Lo dice, in una nota, il relatore ombra del gruppo Ecr al Parlamento Europeo Charlie Weimers, vicepresidente del gruppo, svedese dei Demokraterna, dopo l'approvazione del mandato negoziale sul regolamento rimpatri da parte della miniplenaria a Bruxelles.
"La votazione odierna - continua Weimers - conferma una maggioranza crescente e stabile al Parlamento Europeo a favore di rimpatri più efficaci. Solo un migrante su cinque a cui viene ordinato di lasciare il Paese lo fa effettivamente. Si tratta di ripristinare la credibilità. Un sistema migratorio funzionante deve garantire che coloro che non hanno diritto di soggiorno vengano effettivamente rimpatriati".
La posizione adottata, nota Weimers, "è in linea con l'approccio generale del Consiglio, a sottolineare un crescente consenso istituzionale sulla direzione della politica migratoria dell'Ue". La nota, redatta in inglese, usa il termine "deportation", che vuol dire letteralmente 'deportazione', o anche 'esplusione', due termini che sostanzialmente coincidono per significato anche se a orecchie italiane suonano diversi, per ragioni storiche.
L'esito del voto, secondo l'eurodeputato della destra svedese, "riflette un'ampia convergenza in Parlamento sull'imposizione di sanzioni più severe a coloro che si rifiutano di conformarsi e sul rafforzamento della dimensione esterna della nostra politica migratoria".
Questo significa, aggiunge Weimers, "collegare in modo più efficace la cooperazione in materia di rimpatri agli strumenti dell'Ue, come la politica dei visti, e utilizzare appieno strumenti come i centri di rimpatrio nei Paesi terzi. Questi elementi sono essenziali se vogliamo davvero ottenere risultati concreti".
Per Weimers, "questo è un chiaro successo per la linea dell'Ecr. Si è formata una maggioranza stabile attorno a politiche migratorie concrete e applicabili, mentre il centrosinistra e l'estrema sinistra continuano a difendere approcci che non hanno dato i risultati sperati".