Russia, apre a luglio a Venezia 'Pavillon of Dis(Sense)'. In mostra anche "Resistance Imprisoned" di Tolokonnikova

La locandina della mostra con la foto di un'opera di Katia Margolis
La locandina della mostra con la foto di un'opera di Katia Margolis
24 giugno 2026 | 18.27
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"Pavillon of (Dis)Sense, "mostra indipendente e piattaforma dedicata al dissenso artistico" sarà aperta al pubblico nell'ex Chiesa di San Leonardo a Venezia dal 7 luglio al 5 agosto , con una preview per la stampa dal 4 al 6 luglio, durante il periodo della la 61/a esposizione internazionale d'arte che aveva generato tante polemiche nei giorni dell'inaugurazione per il ritorno della presenza ufficiale della Federazione russa.

La mostra è stata ideata da Katia Margolis, artista di origine russa che vive e lavora a Venezia da tempo e organizzata da Memorial Italia e Arts Against Aggression, partendo dalle diverse iniziative artistiche e di protesta che si sono svolte a Venezia all'inizio di maggio, nei giorni dell'inaugurazione della Biennale arte, contro quella che viene definita "la strumentalizzazione della cultura come strumento di artwashing nel pieno della guerra e di repressioni politiche", laddove il neologismo artwashing che fa eco a whitewashing, riciclo, sbiancamento, indica l'impiego, da parte di istituzioni o Paesi, dell'arte per presentare propaganda.

Parteciperanno al Padiglione del DIS(Senso) artisti, curatori, attivisti e operatori culturali il cui lavoro affronta temi come la prigionia politica, il colonialismo, la guerra, lo sfollamento, l'identità e i diritti umani, presentando mostre, installazioni, materiali di archivio, performance, discussioni pubbliche, spazio comune in cui coesistono molteplici voci senza che vengano ridotte a una unica narrativa.

"A quasi cinquant’anni dalla storica Biennale del Dissenso del 1977, promossa da Carlo Ripa di Meana - l'apertura di uno spazio per artisti, scrittori e intellettuali dissidenti censurati, perseguiti o costretti all'esilio in Unione sovietica e nei Paesi dell'Est Europa, che innescò una serie di conseguenze, fra cui lo slittamento dell'Esposizione internazionale di diversi mesi a novembre, il congelamento dei finanziamenti e la protesta dell'Unione sovietica, che ritirò la sua partecipazione alla Biennale arte fino al 1982, ndr - il Padiglione del (Dis)Senso ne raccoglie l’eredità civile e culturale. Ispirato sia a quella esperienza sia alle riflessioni di Viktor Frankl sul significato e sulla resilienza, il progetto esplora come il senso possa emergere attraverso il dialogo, la differenza e la responsabilità condivisa anche in condizioni di violenza, censura, esilio e incertezza", spiegano gli organizzatori in un comunicato.

La mostra include "Resistance Imprisoned" curata dalla fondatrice delle Pussy Riot, Nadya Tolokonnikova - che a Venezia a inizio maggio aveva organizzato una serie di proteste, fra cui una performance delle Pussy Riot di fronte al Padiglione della Russia e che è stata a sua volta detenuta politica in Russia dopo la sua esibizione nella Cattedrale di Cristo il salvatore di Mosca nel 2012- dedicata alle opere di prigionieri politici di diverse nazionalità e di artisti tuttora detenuti in Russia, con opere, fotografie e testimonianze create da prigionieri politici e da artisti, giornalisti, attivisti, insegnanti e detenuti anti militaristi incarcerati, così come da prigionieri di guerra e civili ucraini detenuti in Russia, molti dei quali si trovano ancora oggi in carcerei e colonie penali.

"Prodotti in condizioni di prigionia, censura, persecuzione politica e persino tortura, questi disegni, testi, ricami e oggetti trasformano gli spazi della reclusione in spazi di immaginazione e resistenza: realizzate su lenzuola di prigione, buste, pagine di quadero e frammenti di tessuto, le opere portano i segni dell'urgenza e dei vincoli, affermando al tempo stesso la persistente capacità di libertà di pensiero, dignità ed espressione creativa. Portando voci, nomi e volti silenziati dal dietro le mura delle prigioni in dialogo con il pubblico europeo, il progetto diventa un atto di solidarietà e un promemoria del fatto che l'arte resta una delle forme più potenti di resistenza, mentre la visibilità stessa rimane uno strumento fondamentale contro la repressione e l'oblio", anticipa la curatrice all'Adnkronos.

Saranno esposti anche "Ingrian Pavilion" (dove l'Ingria è una regione storica sul Baltico ora divisa da Russia ed Estonia in cui vivevano diverse comunità ugrofinniche), un intervento artistico di Pavel Rotts presentato per la prima volta durante i giorni inaugurali della 61/a Biennale di Venezia, che prosegue il progetto DecolonizArt, dedicato agli artisti delle nazioni colonizzate all’interno della Federazione Russa, attraverso una riflessione su memoria, displacement e identità culturale, a cura di Lisa Vasilieva. “A Little Untitled Queer Art Project”, a cura di Nicola Bertoglio, incentrato su artisti LGBTQ+ e dissidenti politici russi in esilio, “Death in Venice”, un progetto di Krišs Salmanis, curato da Solvita Krese, che riflette sulla protesta artistica e sulle forme di resistenza alle politiche culturali imperiali e “Invisible Pavilion”, una campagna commemorativa diffusa nello spazio urbano veneziano dedicata agli artisti ucraini uccisi dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, concepita da Katia Margolis e curata da Network Associazioni per Ucraina (NAU). Il padiglione presenta inoltre progetti individuali di Danila Tkachenko, con le foto di ex gulag sovietici abbandonati e invasi dalla vegetazione, e sculture manichino in nero che rappresentano i prigionieri di questi campi, Nadiia Skidan, Irina Revina Hofmann, Filipp Pischik (Bluemoloko) e Margolis.

"Attraverso memoria, dissenso, cura e resilienza, il Padiglione del (Dis)Senso crea uno spazio di riflessione, discussione, incontro e immaginazione collettiva". Che gli organizzatori concepiscono come "l’inizio di una piattaforma permanente all’interno delle future Biennali di Venezia, dedicata ad artisti, scrittori, attivisti e minoranze culturali provenienti da Paesi in cui la libertà di espressione continua a essere minacciata"

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