"Pavillon of (Dis)Sense, "mostra indipendente e piattaforma dedicata al dissenso artistico" sarà aperta al pubblico nell'ex Chiesa di San Leonardo a Venezia dal 7 luglio al 5 agosto , con una preview per la stampa dal 4 al 6 luglio, durante il periodo della la 61/a esposizione internazionale d'arte che aveva generato tante polemiche nei giorni dell'inaugurazione per il ritorno della presenza ufficiale della Federazione russa.
La mostra è stata ideata da Katia Margolis, artista di origine russa che vive e lavora a Venezia da tempo e organizzata da Memorial Italia e Arts Against Aggression, partendo dalle diverse iniziative artistiche e di protesta che si sono svolte a Venezia all'inizio di maggio, nei giorni dell'inaugurazione della Biennale arte, contro quella che viene definita "la strumentalizzazione della cultura come strumento di artwashing nel pieno della guerra e di repressioni politiche", laddove il neologismo artwashing che fa eco a whitewashing, riciclo, sbiancamento, indica l'impiego, da parte di istituzioni o Paesi, dell'arte per presentare propaganda.
Parteciperanno al Padiglione del DIS(Senso) artisti, curatori, attivisti e operatori culturali il cui lavoro affronta temi come la prigionia politica, il colonialismo, la guerra, lo sfollamento, l'identità e i diritti umani, presentando mostre, installazioni, materiali di archivio, performance, discussioni pubbliche, spazio comune in cui coesistono molteplici voci senza che vengano ridotte a una unica narrativa.
"A quasi cinquant’anni dalla storica Biennale del Dissenso del 1977, promossa da Carlo Ripa di Meana - l'apertura di uno spazio per artisti, scrittori e intellettuali dissidenti censurati, perseguiti o costretti all'esilio in Unione sovietica e nei Paesi dell'Est Europa, che innescò una serie di conseguenze, fra cui lo slittamento dell'Esposizione internazionale di diversi mesi a novembre, il congelamento dei finanziamenti e la protesta dell'Unione sovietica, che ritirò la sua partecipazione alla Biennale arte fino al 1982, ndr - il Padiglione del (Dis)Senso ne raccoglie l’eredità civile e culturale. Ispirato sia a quella esperienza sia alle riflessioni di Viktor Frankl sul significato e sulla resilienza, il progetto esplora come il senso possa emergere attraverso il dialogo, la differenza e la responsabilità condivisa anche in condizioni di violenza, censura, esilio e incertezza", spiegano gli organizzatori in un comunicato.
La mostra include "Resistance Imprisoned" curata dalla fondatrice delle Pussy Riot, Nadya Tolokonnikova - che a Venezia a inizio maggio aveva organizzato una serie di proteste, fra cui una performance delle Pussy Riot di fronte al Padiglione della Russia e che è stata a sua volta detenuta politica in Russia dopo la sua esibizione nella Cattedrale di Cristo il salvatore di Mosca nel 2012- dedicata alle opere di prigionieri politici di diverse nazionalità e di artisti tuttora detenuti in Russia, con opere, fotografie e testimonianze create da prigionieri politici e da artisti, giornalisti, attivisti, insegnanti e detenuti anti militaristi incarcerati, così come da prigionieri di guerra e civili ucraini detenuti in Russia, molti dei quali si trovano ancora oggi in carcerei e colonie penali.
"Prodotti in condizioni di prigionia, censura, persecuzione politica e persino tortura, questi disegni, testi, ricami e oggetti trasformano gli spazi della reclusione in spazi di immaginazione e resistenza: realizzate su lenzuola di prigione, buste, pagine di quadero e frammenti di tessuto, le opere portano i segni dell'urgenza e dei vincoli, affermando al tempo stesso la persistente capacità di libertà di pensiero, dignità ed espressione creativa. Portando voci, nomi e volti silenziati dal dietro le mura delle prigioni in dialogo con il pubblico europeo, il progetto diventa un atto di solidarietà e un promemoria del fatto che l'arte resta una delle forme più potenti di resistenza, mentre la visibilità stessa rimane uno strumento fondamentale contro la repressione e l'oblio", anticipa la curatrice all'Adnkronos.
Saranno esposti anche "Ingrian Pavilion" (dove l'Ingria è una regione storica sul Baltico ora divisa da Russia ed Estonia in cui vivevano diverse comunità ugrofinniche), un intervento artistico di Pavel Rotts presentato per la prima volta durante i giorni inaugurali della 61/a Biennale di Venezia, che prosegue il progetto DecolonizArt, dedicato agli artisti delle nazioni colonizzate all’interno della Federazione Russa, attraverso una riflessione su memoria, displacement e identità culturale, a cura di Lisa Vasilieva. “A Little Untitled Queer Art Project”, a cura di Nicola Bertoglio, incentrato su artisti LGBTQ+ e dissidenti politici russi in esilio, “Death in Venice”, un progetto di Krišs Salmanis, curato da Solvita Krese, che riflette sulla protesta artistica e sulle forme di resistenza alle politiche culturali imperiali e “Invisible Pavilion”, una campagna commemorativa diffusa nello spazio urbano veneziano dedicata agli artisti ucraini uccisi dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, concepita da Katia Margolis e curata da Network Associazioni per Ucraina (NAU). Il padiglione presenta inoltre progetti individuali di Danila Tkachenko, con le foto di ex gulag sovietici abbandonati e invasi dalla vegetazione, e sculture manichino in nero che rappresentano i prigionieri di questi campi, Nadiia Skidan, Irina Revina Hofmann, Filipp Pischik (Bluemoloko) e Margolis.
"Attraverso memoria, dissenso, cura e resilienza, il Padiglione del (Dis)Senso crea uno spazio di riflessione, discussione, incontro e immaginazione collettiva". Che gli organizzatori concepiscono come "l’inizio di una piattaforma permanente all’interno delle future Biennali di Venezia, dedicata ad artisti, scrittori, attivisti e minoranze culturali provenienti da Paesi in cui la libertà di espressione continua a essere minacciata"