Russia:, la rifugiata influencer in Italia Daria Kryukova: "'3-5 post al giorno per spiegare la natura del regime di Putin"

Daria Kryukova - (foto Adnkronos)
Daria Kryukova - (foto Adnkronos)
15 giugno 2026 | 17.08
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Daria Kryukova ha ottenuto lo status di rifugiata politica in Italia dopo aver deciso di lasciare la Russia poche settimane dopo l'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Ha conseguito una laurea magistrale all'Università di Bologna e ora lavora a Milano. Parla perfettamente l'italiano ed è molto attiva su X e Facebook, con notizie e commenti sul mondo russo e sulla propaganda che si porta dietro. Ogni giorno pubblica 3-5 storie documentate, con fatti, toni misurati,e soprattutto nessuna opinione urlata. Ma, come tutti i russi all'estero, ha paura. Paura, nel suo caso, "di parlare liberamente con messenger o in chiamate video, con i suoi familiari rimasti in Russia e che non vede da quattro anni", come spiega in una intervista all'Adnkronos in cui sottolinea che lei, come altri russi all'estero "cerca comunque di farsi sentire". Anche se fino a ora la loro voce non ha ottenuto l'ascolto che meritano. "E' vero in generale, ma soprattutto a livello istituzionale. Stiamo cercando di organizzarci. Il primo risultato è la Piattaforma per il dialogo con le forze democratiche russe creata all'inizio dell'anno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa", dove sono rappresentati i principali esponenti dell'opposizione a Vladimir Putin all'estero. Non hanno diritto di voto, ma possono partecipare ai lavori dell'Assemblea ed effettuare attività di lobbying.

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Altri, che non hanno lo status di rifugiato come lei, hanno paura anche di essere fermati sulla base di un 'bollino rosso' di Interpol, come è successo di recente a Milano alla sorella di una amica di Daria. "E' stata scarcerata dopo qualche giorno, ma è stata per lei, per il marito, per tutta la sua famiglia, una situazione di grande stress". "Non sai mai con chi puoi parlare, soprattutto in Italia, perché in questo Paese il regime russo è molto attivo. Ci sono moltissimi infiltrati".

"Ci auto censuriamo sempre, sapendo che siamo sotto sorveglianza. Un aspetto molto efficace di questo tipo di repressione è che, tramite i social media, oggi basta punirne uno per arrivare a un milione di persone. Ed ecco che la gente rimane in silenzio", sottolinea, indicando che sono azioni di questo genere a essere "ora chiamate repressione transnazionale "una forma di repressione che usano i governi autoritari per silenziare qualunque voce diversa diretta a tutti". Repressione che "il governo russoa ttua con strumenti noti, anche perché i regimi copiano l'uno dall'altro".

Fra gli strumenti usati, ci sono appunto i mandati di arresto emessi da Interpol che Mosca usa molto. Kryukova ha appena raccontato sui suoi account social, con precisione e dettagli, la vicenda del matematico russo Mikhail Verbitsky, con studi all'Istituto di fisica teorica e sperimentale di Mosca, esperienze di insegnamento alla Alta scuola di economica di Mosca, all'Università di Glasgow e all'Université libre di Bruxelles. E che, dal 2015 è a Rio de Janeiro dove lavora all'Istituto nazionale di matematica pura e applicata. Verbitsky è stato arrestato nei giorni scorsi all'aeroporto di Erevan su mandato Mosca, dove è stato coinvolto in un caso giudiziario. "Per chiarirne le circostanze, servirà tempo. Che lui perderà comunque".

"Dal gennaio 2025, Verbitsky è nella lista dei 'terroristi ed estremisti' di Rosfinmonitoring - l'agenzia per il monitoraggio del ministero delle Finanze a Mosca- Contro di lui sono stati aperti due procedimenti penali: uno per il discredito dell'esercito russo e uno per giustificazione del terrorismo. Quest'ultima accusa, secondo la moglie, è stata formalizzata semplicemente perché aveva espresso dubbi sulle modalità dell'indagine relativa all'attentato al Crocus City Hall del 2024", riassume Kryukova.

"L'episodio ricorda una realtà che molti russi emigrati conoscono bene: se in Russia viene aperto un procedimento penale nei tuoi confronti, andare in Armenia può comportare rischi. Nel quadro della Comunità degli Stati Indipendenti, continua infatti a funzionare il sistema di ricerca fra Stati, per cui si può essere fermati anche 'solo temporaneamente'. Potresti non essere estradato. Ma potresti ritrovarti con il divieto di lasciare il Paese per settimane o mesi, costretto a dimostrare la tua situazione giuridica, spendendo tempo, denaro ed energie". Che è quello che sta accadendo a Verbitsky. Se la Russia formalizzerà una richiesta di estradizione, sarà detenuto per 40 giorni, secondo quanto previsto dalla legge armena. Altrimenti, deve essere rilasciato nel giro di 72 ore (notizia del suo fermo è di sabato). Ma in ogni caso non potrà lasciare l'Armenia per diverso altro tempo, per il completamento di procedure burocratiche.

Questa storia riassume il senso esatto delle repressioni transnazionali: "non è necessario riuscir a riportare qualcuno in Russia. A volte basta rendere la sua vita più difficile, limitare la sua libertà di movimento, ricordargli che il lungo braccio dello Stato può ancora raggiungerlo, anche all'estero".

Kryukova dal canto suo ha lasciato Mosca nel marzo del 2022. E' passata per Istanbul, dal momento che non c'erano più voli diretti. Poi, l'8 marzo di quell'anno è arrivata in Italia. "Ho ricominciato una vita da zero. Ho presentato la domanda di asilo politico ad aprile, e ci sono voluti un anno e qualche mese per ottenere il riconoscimento dello status - un periodo nel quale con la sola posizione di richiedente asilo non mi venivano neanche riconosciuti gli esami che superavo all'Università. Lo status di rifugiata è arrivato a giugno del 2023. Quel momento "ha segnato la fine di una trafila burocratica anche con l'Università di Bologna, che non mi accettava come studente. Un altro mio vantaggio, rispetto ai russi che non beneficiano di questo status a causa di procedimenti penali aperti a loro carico in Russia, è di avere un titolo di viaggio che sostituisce il passaporto".

A Mosca, molti anni fa, quando come studentessa era stata prelevata a lezione e costretta a salire su un pulman che la portava, insieme agli altri studenti, a un meeting in sostegno di Putin, per esibire una partecipazione artificiale, Kryukova aveva presentato una denuncia alla procura e alla Commissione inquirente. In quel periodo di proteste ancora possibili, nel 2012, prima del nuovo insediamento di Vladimir Putin al Cremlino, era sulla Bolotnaya di Mosca, protesta spartiacque del prima e dopo, con l'inizio di una repressione più capillare. "Sono stata fermata. Ma non so se a mio carico sono stati aperti procedimenti penali, so solo che mi è vietato l'espatrio".

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