Sudan, spuntano i video del massacro El Fasher del 'macellaio del secolo': "Li bruciamo come barbecue"

Nuove testimonianze e centinaia di video, analizzati da Reuters e dal progetto di monitoraggio 'Sudan Witness', gettano luce quanto compiuto lo scorso ottobre dalle forze paramilitari delle Rapid Support Forces

Manifestazione a favore del Sudan  - Fotogramma/Ipa
Manifestazione a favore del Sudan - Fotogramma/Ipa
21 maggio 2026 | 19.46
LETTURA: 2 minuti

Nuove testimonianze e centinaia di video, analizzati da Reuters e dal progetto di monitoraggio 'Sudan Witness' gettano luce sul massacro compiuto lo scorso ottobre a El Fasher, in Sudan, dalle forze paramilitari delle Rapid Support Forces (Rsf). Al centro delle accuse c’è il comandante Abu Lulu, soprannominato il "macellaio del secolo", diventato il volto pubblico delle esecuzioni sommarie, diffuse sui social.

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Le immagini choc dei filmati

Nei filmati si vede il comandante uccidere civili disarmati, spesso riprendendo personalmente le scene. In uno dei video più scioccanti, citato dal Daily Mail, Abu Lulu spara a bruciapelo contro nove uomini inginocchiati, mentre i suoi miliziani esultano scandendo il suo nome. In un altro filmato, il comandante delle Rsf sorride davanti ai cadaveri e afferma: "Questo è l’olocausto di cui parlavano. Li abbiamo finiti, li abbiamo bruciati come un barbecue". Diversi sopravvissuti rifugiati in Ciad hanno raccontato di aver visto Abu Lulu guidare le esecuzioni durante l’offensiva. Una donna ha riferito che il comandante avrebbe ucciso suo fratello durante la fuga da El Fasher, mentre un’altra testimone sostiene di aver assistito all’uccisione di donne incinte e bambini all’interno dell’università della città, usata come rifugio per i civili.

Il comandante Abu Lulu è ancora in carcere?

Nonostante le Rsf avessero annunciato l’arresto del comandante dopo le proteste internazionali, fonti citate da Reuters sostengono che Abu Lulu sia stato successivamente liberato e rimandato al fronte nel Kordofan per sostenere il morale delle truppe impegnate nei combattimenti. Secondo diverse fonti, la liberazione sarebbe stata ordinata direttamente da Abdelrahim Dagalo, vice comandante delle Rsf e fratello del leader Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti. Le Rsf negano però che Abu Lulu sia stato scarcerato e sostengono che lui e gli altri accusati delle violenze "siano ancora detenuti e saranno sottoposti a un giusto processo".

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