L'operazione per blindare lo Stretto scatta oggi: stop alle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane
Donald Trump cambia marcia e annuncia il blocco navale dello Stretto di Hormuz che scatta già oggi, in attesa di nuovi attacchi all'Iran o negoziati supplementari. Un paio di punti fermi e tante incognite nella strategia che il presidente illustra dopo il flop delle trattative tra Stati Uniti e Iran in Pakistan. A Islamabad, il tentativo di trasformare la tregua in un accordo di pace fallisce. Trump volta pagina e si prepara alla nuova fase: diplomazia o guerra, il doppio binario è aperto. L'Iran non chiude al dialogo ma, a parole, non teme lo scontro: Teheran è pronta a combattere per lo Stretto. L'effetto immediato rischia di essere una nuova impennata del prezzo del petrolio e di quelli dei carburanti.
In un quadro estremamente fluido, due elementi sono solidi nello scacchiere di Trump: "L'Iran non avrà mai un'arma nucleare. Gli Stati Uniti realizzeranno un blocco navale nello Stretto di Hormuz", dice il numero 1 della Casa Bianca in un diluvio di parole tra dichiarazioni a Fox News e post sul social Truth. A Islamabad, secondo Trump, tra Usa e Iran sono stati "raggiunti molti accordi ma c'è solo una cosa che conta: l'Iran non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari. Per molti versi, i punti concordati sono per noi meglio rispetto proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla conclusione, ma tutti questi punti non contano rispetto a consentire che l'energia nucleare sia nelle mani di un popolo così instabile, difficile e imprevedibile".
La novità sostanziale annunciata da Trump è il blocco navale - che scatterà oggi 13 aprile - per blindare lo Stretto di Hormuz, via determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Il braccio di mare, sotto la minaccia di droni e missili iraniani, è paralizzato da settimane. Risultato: prezzo del greggio in ascesa, come quello di benzina e diesel in molti paesi, Italia compresa.
Il blocco si materializzerà nella giornata di lunedì. "Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) inizieranno ad attuare un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani da domani alle 10 ora americana (le 16 in Italia )in conformità con la proclamazione del presidente" Trump, rende noto il Centcom. "Il blocco sarà applicato imparzialmente nei confronti delle imbarcazioni di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo dell'Oman. Le forze del Centcom - viene poi precisato - non ostacoleranno la libertà di navigazione per le imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani".
"Gli iraniani dicono di aver posizionato mine in acqua, nonostante tutta la loro Marina e la maggior parte delle loro navi posamine siano state completamente distrutte. Farebbero meglio ad avviare al più presto il processo per riaprire questa via internazionale navigabile. Stanno violando ogni legge", afferma Trump. Gli Stati Uniti hanno inviato un segnale già nella giornata di sabato: due cacciatorpediniere hanno attraversato lo Stretto, primo step per sminare il tratto di mare. Ora, l'ulteriore upgrade. "Con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, inizierà il processo di blocco di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz. A un certo punto, arriveremo a una situazione in cui 'a tutti sarà permesso entrare, a tutti sarà permesso uscire'".
I potenziali effetti dell'operazione sono intuibili. "Se abbiamo un blocco navale, rimane il problema della carenza di circa 7 milioni di barili di greggio sul mercato, di cui 4 milioni di barili di prodotti raffinati che non riescono a essere esportati. E a questo problema aggiungiamo i barili iraniani che non arriveranno sul mercato", dice alla CNN Karen Young, ricercatrice senior presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University.
"Potrebbe passare molto tempo" prima che i prezzi del petrolio scendano, anche dopo la fine della guerra: le cifre non caleranno finché lo Stretto non sarà riaperto e gli impianti petroliferi danneggiati non saranno riparati. "Si tratta di variabili enormi che sono ancora irrisolte", ha affermato. "Quindi, credo che per ora e fino alla fine del 2026 ci troveremo sicuramente ad affrontare prezzi del petrolio elevati".
Nel frattempo, il dialogo potrebbe riprendere vigore. La via diplomatica non è sbarrata secondo Teheran. "L'altra parte non è riuscita a ottenere la fiducia della delegazione iraniana durante questo ciclo di negoziati", dice Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e leader della delegazione a Islamabad. "Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che non ci si aspettasse, fin dall'inizio, di raggiungere un accordo in un solo incontro. Nessuno se lo aspettava ma la diplomazia non si ferma mai", dice il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei.
Teheran contesta le affermazioni di Trump secondo cui i colloqui di Islamabad sono falliti per rifiuto di rinunciare al programma nucleare: "È falso. La posizione dell'Iran è chiara. L'Iran non cerca di acquisire armi nucleari, ma ha il diritto all'energia nucleare per scopi pacifici. Questo diritto è innegabile e deve essere riconosciuto", afferma una fonte della Repubblica islamica, secondo quanto riferisce il Times of Israel. La stessa fonte assicura che il Paese è pronto a limitare le attività nucleari nell'ambito di misure per costruire la fiducia, compresi i livelli di arricchimento dell'uranio.
In attesa di un eventuale nuovo round, l'Iran non intende cedere la carta più importante a disposizione: il paese ha ancora a disposizione mezzi per controllare lo Stretto di Hormuz. Più del 60 per cento delle imbarcazioni usate dai Pasdaran per pattugliare il braccio di mare è intatta, evidenzia il Wall Street Journal. Si tratta di barchini veloci e unità da combattimento dotate di missili e mine che riescono a sfuggire ai satelliti per le loro dimensioni ridotte. La 'chiave' dello Stretto rimane nelle "mani capaci" di Teheran, afferma Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ricordando che tutta "la storia della diplomazia" del suo Paese si basa su un unico principio: "Salvaguardare il nostro caro Iran".
L'avvicinamento di navi militari allo Stretto, inoltre, sarà visto come "una violazione del cessate il fuoco", avvertono i Pasdaran. "Contrariamente alle false affermazioni di alcuni funzionari nemici, lo Stretto di Hormuz è sotto controllo e gestione intelligente, aperto al passaggio innocuo di navi non militari in conformità con regolamenti specifici". Qualsiasi nave militare "che tenti di avvicinarsi allo stretto di Hormuz con qualsiasi pretesto o scusa sarà considerata una violazione del cessate il fuoco e sarà trattata con durezza e decisione".
Si rischia una nuova escalation? Sì, forse. Anzi, no. Per ora. "I colloqui sono stati molto amichevoli, abbiamo ottenuto quasi ogni punto di cui avevamo bisogno, tranne per il fatto che si rifiutano di rinunciare alla loro ambizione nucleare", il quadro incoraggiante tratteggiato da Trump. "Prevedo che torneranno al tavolo e ci daranno tutto quello che vogliamo... Voglio tutto... Non hanno carte da giocare", aggiunge prima della sterzata con toni diametralmente opposti: "Siamo pronti a far fuoco in un momento appropriato, i nostri militari finiranno quel poco che è rimasto dell'Iran". Potrei eliminare l'Iran in un giorno. In un'ora potrei colpire la loro intera filiera energetica, tutto, ogni singolo impianto: le centrali elettriche, che sono una cosa seria. E mi dispiace farlo, perché se lo faccio ci vogliono 10 anni per ricostruire, non riusciranno mai a ricostruirlo. E l'altra cosa da colpire sono i ponti". All'elenco si aggiungono anche gli impianti di desalinizzazione: "L'unica cosa davvero rimasta è la loro acqua. Colpirla sarebbe devastante".