Al termine della visita del presidente cinese a Washington pochi annunci in materia di diplomazia e geopolitica tra Cina e Stati Uniti mentre molte questioni restano ancora in sospeso
Tanto sfarzo, molta scena, ma pochi annunci in materia di diplomazia e geopolitica tra Cina e Stati Uniti. La visita di Stato del presidente Xi Jinping alla Casa Bianca è apparsa soprattutto come un modo per il presidente Donald Trump di coltivare un rapporto personale con il leader di Pechino. Mentre molte questioni restano ancora in sospeso. "Le due superpotenze affrontano questioni di forte tensione, quali l'intelligenza artificiale, il commercio e Taiwan. Ma non sappiamo se ci siano stati sviluppi concreti. Non sembrerebbe. Sul tema dell’acquisto di greggio iraniano da parte della Cina, Trump ha ignorato le domande dei giornalisti, eppure l’incontro è stato definito ‘molto produttivo’ dal tycoon”, afferma all'Adnkronos Patricia Kim, analista senior presso il John Thornton China Center del think tank Brookings Institution di Washington.
Presentata da Trump come una celebrazione della loro "grande amicizia", la visita di tre giorni si è rivelata un esercizio di "gestione della rivalità", anziché un tentativo di risolvere le profonde fratture strutturali tra le due maggiori economie mondiali, secondo l’analista. I leader, inoltre, sembrano aver concordato di incontrarsi nuovamente quest'anno; in calendario figurano già due occasioni: la Cina ospiterà il vertice dell'Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico) a Shenzhen a novembre, mentre la riunione del G20 si terrà in Florida un mese più tardi. Da ottobre 2025 a fine 2026, dovrebbero arrivare a cinque gli incontri tra i due leader, un segnale di come Xi Jinping abbia posto la relazione con Trump al centro delle sue priorità.
"Abbiamo fatto grandi passi avanti, molto positivi per entrambi i Paesi", ha assicurato Trump venerdì mattina ai giornalisti durante un tè con Xi e le rispettive mogli alla Casa Bianca. Tuttavia, si segnalano pochi annunci: nessuno dei due Paesi ha reso noti nuovi piani sostanziali su questioni controverse, come la regolamentazione dell'intelligenza artificiale o i rispettivi approcci nei confronti di Taiwan o dell'Iran. Sulla questione della guerra contro l’Iran, il leader di Washington ha confermato di aver discusso del tema con il suo omologo cinese, mentre sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ha semplicemente detto: “Penso che andrà alla grande”.
Eppure né la Casa Bianca né Pechino si sono realmente aperte sulla questione, nonostante la profonda connessione economica tra la Cina e l’Iran. Per quanto riguarda Taiwan, la Cina ha inasprito la retorica durante la visita alla Casa Bianca, esigendo che gli Stati Uniti si "oppongano" attivamente all'indipendenza di Taiwan: una richiesta d’irrigidimento rispetto alla posizione tradizionale di Washington, che si limita a "non sostenerla". La Casa Bianca, per ora, ha mantenuto l'ambiguità strategica ed evitato di modificare la propria terminologia, mentre prosegue la pausa nell’invio di nuovi armamenti all’isola, per un valore di 14 miliardi di dollari.
“Trump è rimasto in silenzio sulla questione. E penso che continuerà così. Per quanto riguarda la sospensione, va avanti per mantenere la relazione positiva con Pechino, ma non significa che gli Stati Uniti smetteranno di sostenere Taiwan o di fornirgli armamenti in futuro”, sostiene Kim della Brookings Institution. Qualche risultato a breve termine si è visto, come la proroga di due mesi della tregua tra le due superpotenze sull’imposizione reciproca di dazi. La pausa doveva scadere a novembre, ora durerà fino al 10 gennaio 2027, permettendo ai mercati di rimanere stabili. La guerra economica di fondo resta del tutto irrisolta. Eppure, gli analisti osservano che la brevità della proroga dimostra che Trump stia sfruttando la pressione dei dazi. Il tycoon mantiene alta la pressione su Pechino in vista del prossimo incontro al vertice del G20 a Miami. Ciò avviene mentre la Cina è sulla buona strada per raggiungere un impressionante avanzo commerciale globale di 1.000 miliardi di dollari per il secondo anno consecutivo.
Xi, da parte sua, ha detto che la Cina invierà due panda allo zoo di Atlanta in segno d’amicizia, mentre Trump sostiene che il presidente cinese appoggi l’iniziativa americana per ribattezzare l’intelligenza artificiale come "super-intelligenza". "Sarebbe 'SUPER'!", ha scritto Trump su Truth Social. "Ieri sera erano tutti d'accordo". Ciononostante, Pamela Kim ha sottolineato quanto siano state cruciali le parole di Xi Jinping, sempre misurate ma ricche di significato tra le righe. “Xi Jinping ha auspicato una vasta cooperazione con Washington per evitare la 'trappola di Tucidide', che potrebbe portare gli Stati Uniti e la Cina a uno scontro militare nel contesto delle crescenti tensioni legate all'intelligenza artificiale, al commercio e a Taiwan”.
Per evitare un conflitto come quello tra Atene e Sparta del 404 a.C., Xi Jinping chiede che la Cina venga riconosciuta come pari agli Stati Uniti, vista l’ascesa cinese. Tuttavia, questa non dovrebbe essere una concessione da parte degli americani, bensì una semplice accettazione della realtà dei fatti. Allo stesso tempo, Xi è convinto che la coesistenza sia possibile, con i due Paesi concentrati sulla propria sfera d’influenza regionale.
Nel frattempo, tra i meandri della Casa Bianca, emerge il consenso sul fatto che questo vertice abbia offerto uno spettacolo diplomatico ad alto impatto mediatico, privilegiando sfarzose cerimonie rispetto a svolte politiche sostanziali.
“Lo chiamano 'diplotainment'”, sostiene Macarena Vidal, corrispondente del giornale “El Pais” alla White House, ma con una lunga esperienza di corrispondenza in Cina per la testata spagnola. “Quando la diplomazia si mescola al glamour e alla mondanità, ma elevata ai livelli altissimi dei presidenti”. In definitiva, l'incontro tra i due leader ha rappresentato una pausa tattica, consentendo a Trump di esibire la propria immagine di leader forte in vista del G20 di Miami e a Xi di stabilizzare un panorama geopolitico in via di frammentazione. Per qualche grande annuncio, invece, meglio ripassare. (Di Iacopo Luzi)