Ucraina, Corte Ue conferma sanzioni contro 5 oligarchi russi

I giudici di Lussemburgo convalida le misure contro cinque imprenditori russi per il loro ruolo nell'economia, respingendo i ricorsi.

Ucraina, Corte Ue conferma sanzioni contro 5 oligarchi russi
26 marzo 2026 | 10.59
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La Corte di Giustizia dell'Ue ha confermato il congelamento dei fondi di cinque grandi imprenditori che operano in Russia, respingendo in toto i loro ricorsi. Dall'inzio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, il Consiglio dell’Ue ha adottato misure restrittive nei confronti di imprenditori attivi in settori economici che fruttano notevole gettito per il governo russo.

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Dmitry Alexandrovich Pumpyanskiy, Tigran Khudaverdyan, Viktor Filippovich Rashnikov, Dmitry Arkadievich Mazepin e German Khan, colpiti dalle sanzioni, hanno fatto ricorso al Tribunale dell’Ue, che ne ha respinto i ricorsi. Non si sono dati per vinti e hanno impugnato le decisioni davanti alla Corte di Giustizia che oggi, in una sentenza che riunisce le cinque cause, respinge tutte le impugnazioni.

La Corte precisa che sono i settori economici a dover procurare al governo russo una notevole fonte di reddito, e non gli imprenditori che operano in quei settori. Inoltre, la nozione di "influenza" degli imprenditori deve essere intesa alla luce del contesto economico in cui operano, indipendentemente dal legame che possono avere con il governo russo. 

Per i giudici, è a causa della loro "significativa importanza" per l’economia russa che queste persone possono favorire "indirettamente" il finanziamento delle azioni di destabilizzazione contro l’Ucraina, contribuendo al mantenimento della redditività dei settori economici in cui operano.

La Corte ritiene anche che esista un legame "oggettivo" tra, da un lato, gli imprenditori importanti che esercitano un’attività in settori economici lucrativi per la Russia e, dall’altro, l’obiettivo di accrescere la pressione esercitata su Mosca e il costo delle azioni di destabilizzazione dell’Ucraina condotte dalla Russia.

Infine, la Corte conferma che, per determinare se le misure restrittive siano proporzionate, occorre solo verificare se non siano "manifestamente inidonee" a raggiungere l’obiettivo legittimo perseguito e se non eccedano "manifestamente" quanto è necessario per raggiungere l'obiettivo. Per i giudici di Lussemburgo, le misure adottate dal Consiglio in questi casi sono proporzionate.

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