L'ex ambasciatore alla Nato: "A Evian i due leader si sono parlati, il linguaggio del corpo ricordava l'incontro in Vaticano. Resta da vedere se il presidente americano rilancerà un'iniziativa diplomatica, ma nel frattempo ha condiviso la linea europea su Kiev".
Il riavvicinamento tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Evian è stato ''un successo dell'Europa e del G7''. Perché ''il G7 sta insieme se sta insieme sull'Ucraina'' e aver portato i due leader a parlarsi a margine del vertice che si è chiuso oggi, ''con un linguaggio del corpo che ricorda l'incontro tra i due in Vaticano'' durante i funerali di Papa Francesco il 26 aprile di un anno fa, dimostra quanto ''Trump si sia sentito sostenuto dall'Europa e dal G7, dopo mesi in cui si era sentito osteggiato dagli europei''. Lo spiega all'Adnkronos Stefano Stefanini, senior advisor dell'Ispi ed ex ambasciatore alla Nato.
''Il G7 e il presidente Emmanuel Macron si sono arrampicati sugli specchi per avere a bordo Trump'' al vertice di Evian e ''per salvare l'unità del G7, per non renderlo un G6 più uno, con l'Ucraina al centro'', spiega Stefanini ricordando che ''due mesi fa Trump aveva minacciato di non partecipare al vertice, di collegarsi in video e invece ha partecipato a tutto'' il G7. Inoltre ''il G7 gli ha fornito un foro per incontrare anche altri interlocutori non G7, come (il premier indiano, ndr) Narendra Modi. Quindi alla fin fine il G7 non è del tutto inutile, anche per Trump'' che lo aveva decisamente denigrato, sottolinea Stefanini.
Ora, questo riavvicinamento con Zelensky ''non sappiamo dove porterà'', ha aggiunto l'analista notando che Trump, interrogato sulle sanzioni alla Russia, ha risposto: "Ci sto pensando" per poi aggiugere che ''il prezzo del petrolio è sceso a settantacinque, ottanta dollari'' e sostenendo che ''questa è indirettamente una sanzione sulla Russia''. Quindi, ''non sappiamo cosa Trump farà, se rilancerà una iniziativa diplomatica, ma si è messo in una posizione in cui non contraddice la linea europea di sostegno all'Ucraina'' e forse anche perché ''per lui in questo momento la cosa più importante è l'Iran'', afferma l'analista.
Da notare, comunque, che Zelensky al G7 è arrivato con delle ''carte'', quelle che Trump gli aveva accusato di non avere durante lo scontro verbale alla Casa Bianca il 28 febbraio dello scorso anno. ''Le carte Zelensky ce le ha eccome, da settimane, da mesi. E sono soprattutto due: i droni e i novanta miliardi di euro del finanziamento dell'Unione Europea'', spiega Stefanini. Quindi ''al vertice di Evian abbiamo assistito a un Trump, sempre camaleontico, che ha incontrato Zelensky, ha avuto un colloquio con lui, gli dava retta, lo ascoltava''. Inoltre, prosegue l'ambasciatore, ''Trump ha aderito alla dichiarazione del G7 sull'Ucraina'' ed è quindi ''stato evitato il rischio di trovarsi con gli Stati Uniti su una posizione completamente diversa da quella degli europei sull'Ucraina''.
A favorire il riavvicimento tra i due leader, secondo Stefanini, è stata anche la capacità di Zelensky di ''dimostrare la fallacia della tesi russa'', ovvero che Mosca stia vincendo la guerra e prendete la cessione di territorio. ''Come in tutte le guerre, le sorti sono decise molto da quello che avviene sul terreno'', prosegue Stefanini. ''Quindi, primo la capacità di resistenza dell'Ucraina, se non addirittura di recuperare territorio'' e ''secondo, l'operazione riuscita del G7 di portare a bordo Trump, hanno girato pagina sul dissenso profondo che c'era stato fra europei e Stati Uniti sulla guerra all'Iran'', conclude.