Una preferenza europea che rischia di scontrarsi sugli argini degli interessi miopi dei singoli Paesi, mentre IA, satelliti e guida autonoma sono già "made in Usa o made in China" e non in Ue. Dalla carrozzeria modenese sull'auto di Amazon, simbolo di una catena del valore già capovolta, al bilancio Ue all'1% che "ingessa" l'innovazione, la diagnosi dell'eurodeputato sviscera l'assenza di "first mover" europei e sottolinea la necessità di "investimenti ingenti con una guida politica europea che oggi non c'è"
Il vero limite della competitività europea non sta nel quadro regolatorio Ue, ma nella cronica insufficienza di capitali e nella mancanza di una visione politica comune. È questa la diagnosi affidata a Eurofocus di Adnkronos da Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Partito democratico (S&D) e presidente della Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) al Parlamento europeo. Sul dibattito attorno al "Buy European", ossia la percentuale di preferenza europea da pretendere negli acquisti pubblici, l'eurodeputato ha una posizione netta: può essere uno strumento utile, ma da solo non basta, e rischia di trasformarsi in un alibi se non è sorretto da investimenti massicci e da una vera aggregazione di risorse a livello continentale.
Il campo in cui il confronto sulla preferenza europea si è già consumato con più intensità è quello della difesa. E lì, secondo Maran, si è visto il problema fondamentale: "lo scontro di idee si basa spesso più su geografie e linee politiche" che su una visione comune. I francesi, "i più grandi difensori dell'approccio Buy European, in realtà lottano per un Buy French. Ed è un peccato", rileva, sottolineando che la vera sfida è quella di costruire un autentico approccio "Made in Europe", soprattutto nei settori in cui l'Ue "non tocca palla": intelligenza artificiale, satelliti, guida autonoma dei veicoli. In questi ambiti il problema "non è se i prodotti siano Made in France, Made in Germany o Made in Italy: è che o sono Made in Usa, o sono Made in China". Per questo serve aggregare risorse con una vocazione continentale anziché difendere posizioni nazionali, aggiunge.
L'automotive offre il caso più emblematico. Maran racconta di una visita in California presso le principali aziende di guida autonoma: "mi ha colpito molto che l'auto a guida autonoma di Amazon sia fatta con una carrozzeria prodotta a Modena. Quindici anni fa avremmo detto che è un'auto italiana con una centralina elettronica americana: oggi è un'auto americana con una carrozzeria italiana". Un'inversione che fotografa una trasformazione strutturale: anno dopo anno, continua, "l'automobile assomiglierà più a un cellulare con una serie di strutture più grandi, che a un'automobile intelligente". E il rischio è che il dibattito politico europeo si concentri su "una catena del valore novecentesca e non quella futura".
Correggere la traiettoria sull'elettrico va bene, ma è "improbabile che il futuro non sia elettrico", e tornare a difendere il motore endotermico significa adottare una postura reattiva invece di una proattiva, aggiunge. Per quanto riguarda la strategia europea sull'auto, al centro di una revisione a livello Ue, non è stata imposta dall'alto ma "progettata con i costruttori d'auto, e non senza", evidenzia l'eurodeputato, ricordando che fu l'industria stessa a scommettere sull'elettrificazione e sulla sua capacità di competere con i rivali cinesi.
Per Maran, la colpa dell'assenza di competitività "viene spesso indirizzata sugli aspetti regolatori" in modo sproporzionato. Le regole si possono migliorare, ma "non si può pensare che l'unica colpa sia del quadro regolatorio: a oggi c'è anche un altro elemento, ossia che i capitali disponibili per innovare e investire sono inferiori rispetto agli altri blocchi economici con cui ci confrontiamo".
Il cuore del problema è la mancanza di "first mover", quegli innovatori dirompenti che portano sul mercato prodotti nuovi e generano vero valore. "L'Europa ce la cava abbastanza bene come second mover", riconosce: sa prendere tecnologie esistenti e applicarle in contesti regolati, come i software settoriali basati sull'IA. Ma sonoi first mover a generare vero valore, "e su questo rischiamo di non esserci". Per esempio, prosegue, i Paesi Ue hanno lanciato meno del 10% dei satelliti messi in orbita dalla statunitense SpaceX, e in un settore come quello dello spazio "l'unico modo per esserci è avere degli investimenti ingenti che abbiano una guida politica. Che non significa che tutti i soldi devono arrivare dal pubblico, ma che ci deve essere un gruppo politico europeo. Che oggi non c'è".
La radice strutturale di questa debolezza è il bilancio Ue, che vale appena l'1% del pil continentale, contro un rapporto 25%-75% tra governo federale e Stati nell'architettura Usa. Un bilancio "anche piuttosto ingessato", per giunta, poiché buona parte confluisce in destinazioni storiche come agricoltura e fondi di coesione, "che non consentono di supportare l'innovazione. E oggi, se non innovi, arretri", avverte Maran. In questo ambito, dunque, la preferenza europea può e deve essere "utilizzata con intelligenza": non come sostituto degli investimenti, ma come leva per costruire mercati europei dove oggi l'Ue semplicemente non riesce a esiste.