Un anno di Trump visto da Washington DC, l'analista: "Distruttivo, ha colto tutti di sorpresa”

Il primo anno della seconda presidenza del repubblicano ha messo in dubbio il valore della diplomazia internazionale e ha rivelato le vere intenzioni del presidente. Pastorelli (Atlantic Council): "Ha mostrato scarso rispetto per i valori democratici”

Donald Trump
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20 gennaio 2026 | 16.49
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Sembra passata un’eternità da quando Donald Trump è diventato per la seconda volta presidente, eppure sono trascorsi solamente 365 giorni. Questa è la sensazione che molti esperti e analisti percepiscono nella capitale americana. Una montagna russa a tutta velocità che ha aperto le porte a territori ancora inesplorati nella diplomazia internazionale, la geopolitica e gli affari domestici americani. “Il primo anno della presidenza Trump 2.0 lo definirei sicuramente trasformativo e distruttivo”, ammette Jacopo Pastorelli, analista presso il think tank di Washington “Atlantic Council Europe Center”. Con l'Adnkronos, l’analista italiano dà uno sguardo al primo anno di presidenza del repubblicano. “La rapidità con cui il presidente ha perseguito e attuato i propri obiettivi, così come la sua capacità di accentrare su di sé il potere esecutivo e decisionale, a scapito del Congresso, ha colto di sorpresa gran parte della comunità internazionale”, afferma Pastorelli.

Luci e ombre

Secondo l’analista, il ritorno di Trump ha qualche luce e molte ombre, ad esempio è riuscito a spingere gli alleati della Nato ad aumentare la spesa per la difesa fino a uno storico 5 per cento, mentre ha rallentato il programma nucleare iraniano e ha contribuito alla rimozione dal potere del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Sull’Ucraina, il repubblicano non ha per ora interrotto completamente il sostegno a Kiev. Sul versante opposto, la sua presidenza ha innescato una guerra commerciale senza precedenti; ha promosso una politica interna fondata sulla polarizzazione e sull’accentuazione delle divisioni domestiche – come dimostrano gli scontri sull’immigrazione in California e Minnesota – e sul perseguimento degli oppositori politici; infine, ha riabilitato Vladimir Putin sul piano internazionale.

Tuttavia, la maggior attenzione rivolta alla politica estera – Ucraina, Iran, Gaza, Venezuela, Groenlandia – piuttosto che quella domestica, spiega Jacopo Pastorelli, non dovrebbe costargli molto, questo novembre, alle prossime elezioni di metà mandato del Congresso. “Fondamentale per queste elezioni sarà l’impatto della riorganizzazione dei distretti elettorati – una richiesta senza precedenti di Trump negli stati repubblicani – che potrebbe ridurre il numero di collegi in dubbio che possano potenzialmente essere ‘riconquistati’ dai Democratici. L’obiettivo è di limitare le perdite e preservare la maggioranza quantomeno al Senato”, afferma l’analista.

L'immigrazione

Guardando dentro al Paese, la campagna di rimpatri di massa degli immigranti irregolari e il pugno duro lungo la frontiera col Messico - con il numero di arrivi più basso degli ultimi cinquanta anni - sono stati i cavalli di battaglia di Trump. Tuttavia, spiega Pastorelli, la strategia della Casa Bianca ha creato anche polemiche e forti tensioni, tipo quella fra gli agenti d’immigrazione dell’Ice e i cittadini di Minneapolis, in Minnesota: “La Casa Bianca utilizza la lotta all’immigrazione come un arma politica, specie contro i Democratici. Estremizzando una narrativa fondata su paura e criminalità, Trump ha sfruttato questa situazione come pretesto per l’invio massiccio degli agenti antimmigrazione dell’ICE in vari stati, colpendo comunità ad alta presenza d’immigrati e alimentando così un clima di timore e tensione sociale”.

L'economia Usa

Allo stesso tempo, l’economia americana – la ragione principale che ha convinto molti elettori a votare nuovamente per il tycoon di New York – non è migliorata in questi primi 365 giorni di Trump 2.0. Anzi, secondo diversi indicatori, appare oggi sotto maggiore pressione: la creazione di nuovi posti di lavoro è ai minimi dal 2003, mentre sia i prezzi dei beni di consumo sia quelli dell’energia per le famiglie non hanno registrato un calo significativo. Ciononostante, afferma l’analista dell’Atlantic Council, gran parte dell’aumento dei costi per via dei dazi è stata per ora assorbita dalle aziende importatrici, trasferendosi solo gradualmente sui consumatori. “Come strumento politico, la strategia dei dazi si è rivelata efficace, poiché ha costretto numerosi Paesi a sedersi al tavolo delle trattative e a negoziare nuovi ‘patti commerciali’. Nonostante le minacce di ritorsione, la maggior parte delle nazioni ha finora accettato i nuovi dazi”, sostiene Pastorelli.

La guerra Ucraina-Russia e le mire sulla Groenlandia

Il tema della guerra in Ucraina è stato uno dei più centrali nel primo anno di Donald Trump, mentre rimane incerto il suo futuro, dove l’americano potrebbe forzare il presidente Volodymyr Zelenskyy ad accettare un accordo di pace con la Russia. Invece, per quanto riguarda il presidente russo, Pastorelli ammette: “Non prevedo un inasprimento della linea nei confronti di Putin; al contrario, intravedo una progressiva riduzione della volontà di sostenere l’Ucraina, che rischia di diventare una variabile collaterale — e uno strumento di ricatto — nell’attuale crisi legata alla Groenlandia.

E qui l’analista italiano spiega esattamente come il territorio danese potrà collegarsi alla guerra fra Kiev e Mosca: “È plausibile che Trump alzi la posta e faccia pressione sugli alleati europei affinché accettino una richiesta di annessione di stampo imperialista dell’isola; in caso contrario, Washington potrebbe ridurre o interrompere il proprio sostegno alla difesa della sovranità ucraina”. Secondo Pastorelli, "Trump ha mostrato scarso rispetto per i valori democratici, le norme consolidate e il diritto internazionale, che tende piuttosto a considerare come ostacoli o vincoli da aggirare. In particolare, ha svalutato il ruolo delle alleanze e delle organizzazioni internazionali, ritenendo che non servano direttamente gli interessi americani”.

Nonostante sia difficile prevedere le prossime mosse di Trump, poiché fa della sua imprevedibilità una delle sue strategie vincenti, ci sono alcuni ambiti destinati a rimanere centrali nella sua agenda del suo secondo anno come presidente: la Cina, il dossier Ucraina/Russia, l’America Latina. “Nel corso dell’anno, la rivalità tra Washington e Pechino proseguirà, ma probabilmente in una forma diversa, caratterizzata da un apparente maggiore controllo e dalla volontà di evitare escalation”, spiega Pastorelli, “Ciò è coerente con l’obiettivo di Trump di raggiungere ‘il più grande accordo commerciale di sempre’ con la Cina. Inoltre, l’emisfero settentrionale continuerà a rappresentare un’area di forte proiezione dell’influenza americana ogniqualvolta la Casa Bianca individui opportunità di natura mercantilistica”.

L’analista dell’Atlantic Council, inoltre, conclude: “Il ruolo della tecnologia — in particolare l’intelligenza artificiale e le criptovalute — così come l’accesso alle terre rare, saranno centrali nel guidare le scelte strategiche di Trump nel 2026”. (di Iacopo Luzi)

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