Usa-Cina, Trump in volo verso Pechino: "Xi Jinping è un amico, sarà un incontro molto positivo"

Al via la visita di tre giorni del presidente americano. La first lady è rimasta negli Stati Uniti. Dai dazi a Taiwan i temi sul tavolo

Trump sale sull'Air Force One - Afp
Trump sale sull'Air Force One - Afp
12 maggio 2026 | 23.07
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Donald Trump è in volo verso la Cina per la visita di tre giorni a Pechino e l'atteso vertice con il presidente cinese Xi Jinping. L'Air Force One del presidente americano è decollato dalla base di Andrews e l'arrivo è previsto per la mattina di domani, mercoledì 13 maggio, ora italiana. A bordo con il 'comandante in capo', anche il segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth, ma non la first lady Melania Trump, la cui assenza è stata comunicata solo all'ultimo momento.

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Taiwan al centro del vertice

Sul tavolo ci sono i principali dossier che da anni segnano i rapporti tra Washington e Pechino: commercio, dazi, tecnologia e soprattutto Taiwan, tema che la leadership cinese considera centrale per il futuro delle relazioni tra le due superpotenze. A confermarlo a Fox News è stato anche l’ambasciatore americano in Cina David Perdue, sottolineando tuttavia che non sono attesi cambiamenti nella posizione di Washington sull’isola. "Al momento, il presidente Trump sta facendo esattamente ciò che ogni presidente ha fatto dal 1979 e ciò che ci aspettiamo - ha affermato Perdue - A differenza del vertice di Busan, dove Taiwan non è stata affrontata, ci aspettiamo pienamente che il tema venga discusso. Ascolteremo la posizione cinese, ma non mi aspetto che il presidente Trump apporti cambiamenti significativi alla nostra politica su Taiwan".

L’ambasciatore ha inoltre sottolineato la presenza di numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale nella delegazione americana, interpretandola come un segnale di unità. "La comunità economica è al fianco del presidente Trump. Queste persone vogliono condizioni di concorrenza eque e sono qui per sostenere ciò di cui il presidente sta parlando. Noi li accogliamo, e credo che anche i cinesi lo facciano". Alla domanda su cosa renderebbe il vertice un successo, Perdue ha osservato che la Cina "non è un amico fidato" né un "grande amico", aggiungendo tuttavia che i due Paesi stanno "costruendo una relazione basata sulla fiducia".

Trump: "Xi è un amico"

Il presidente Trump però è ottimista: sarà "un incontro molto positivo", ha detto parlando con i giornalisti prima della partenza. "Ho parlato con Xi. E' un amico", ha ripetuto, affermando che sarà una missione "molto emozionante". Alla domanda se abbia un messaggio per Xi sull'Iran, Trump ha risposto: "Penso si sia comportato abbastanza bene" Se guardiamo al blocco, non ci sono problemi - ha affermato il tycoon - Loro importano gran parte del loro petrolio da quella zona. Nessun problema. Ed è un amico", ha ribadito.

"Penso possano accadere molte cose positive", ha aggiunto precisando che con il leader cinese avrà una "lunga chiacchierata" ma "non abbiamo bisogno di aiuto sull'Iran".

"L'Iran non può avere l'arma nucleare", ha ripetuto. "Non credo abbiamo bisogno di aiuto con l'Iran. Vinceremo in un modo o nell'altro. Con mezzi pacifici o in altro modo - ha detto ancora una volta il tycoon - La Marina è andata. L'Aeronautica è distrutta. Ogni singolo pezzo della loro macchina da guerra è andato". Quanto alle linee rosse per il cessate il fuoco da imporre a Teheran "ci penseremo sul volo e ci penseremo per un po' di tempo", ha affermato Trump assicurando ai giornalisti che "andrà tutto per il meglio".

Da Nixon a oggi i precedenti difficili

Nonostante Trump continui a definirsi "in ottimi rapporti" con Xi Jinping, le visite dei presidenti americani nella Repubblica Popolare sono storicamente sempre state accompagnate da tensioni politiche e diplomatiche, e questa non farà eccezione. Richard Nixon fu il primo leader americano a "scoprire" nel 1972 la Cina comunista, appena un anno dopo l’ingresso di Pechino nelle Nazioni Unite. Gli incontri con Mao Zedong e il premier Zhou Enlai portarono al Comunicato di Shanghai, aprendo la strada alla normalizzazione delle relazioni bilaterali. Il viaggio fu però molto controverso negli Stati Uniti, sia per l’ambiguità della "One China Policy" su Taiwan sia perché avvenne mentre Washington era ancora impegnata nella guerra del Vietnam. Tre anni dopo, nel 1975, anche Gerald Ford visitò Pechino, ma senza risultati particolarmente significativi.

Negli anni Ottanta, mentre cresceva la cooperazione anti-sovietica tra Washington e Pechino, Ronald Reagan arrivò in Cina nel 1984 per riequilibrare anni di posizioni fortemente anticomuniste e filo-Taiwan. Ancora più delicata fu la visita del 1989 di George H. W. Bush, profondo conoscitore della Cina, avvenuta pochi mesi prima della repressione di Piazza Tiananmen. Il viaggio fu segnato dalle polemiche sul dissidente Fang Lizhi, poi rifugiatosi nell'ambasciata americana, e dalle accuse rivolte a Bush di eccessiva morbidezza verso il regime cinese.

Dopo anni di gelo seguiti a Tiananmen, Bill Clinton compì nel 1998 una lunga visita di nove giorni tra Pechino, Shanghai, Xi’an, Guilin e Hong Kong. Clinton cercò di conciliare la promozione dei diritti umani con l’espansione dei rapporti economici e commerciali, pronunciando anche un importante discorso all’Università di Pechino, ricordato soprattutto per una frase allora carica di speranza: "credo che in questo nuovo secolo la libertà sarà la misura della grandezza di una nazione". Tuttavia, le tensioni su democrazia, libertà civili e apertura politica continuarono a pesare sui rapporti bilaterali.

Negli anni Duemila, George W. Bush visitò la Cina quattro volte, tra vertici Apec, Olimpiadi di Pechino e incontri bilaterali. Dopo la cooperazione seguita all'11 settembre, i rapporti si complicarono progressivamente su commercio, Taiwan e crescita militare cinese. Anche durante la presidenza di Barack Obama - che si recò in Cina tre volte ed è stato il primo presidente Usa a visitarla nel primo anno di mandato - aumentarono le tensioni sul Mar Cinese Meridionale, la cybersicurezza e le accuse americane di furto di proprietà intellettuale.

Quando Trump visitò Pechino nel 2017, Xi gli riservò un'accoglienza particolarmente sontuosa nella Città Proibita. Furono annunciati accordi commerciali per oltre 250 miliardi di dollari, ma pochi mesi dopo esplose la guerra commerciale tra le due potenze. Durante la presidenza di Joe Biden non ci sono invece state visite ufficiali in Cina, un fatto senza precedenti dalla normalizzazione diplomatica del 1979. A pesare furono inizialmente le rigide restrizioni della politica cinese 'Zero-Covid' e, successivamente, il deterioramento dei rapporti bilaterali tra tensioni su Taiwan, semiconduttori, Hong Kong e l’incidente del pallone-spia del 2023.

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