Solo negli ultimi 5 mesi il debito pubblico è aumentato di 1.000 miliardi di dollari. Il presidente Usa Donald Trump aveva promesso di riportare i conti pubblici in ordine
Il debito pubblico Usa vola a oltre 40 mila miliardi di dollari, a 40.047 miliardi di dollari. Un traguardo - particolarmente preoccupante per un'economia che deve far fronte ad un aumento delle spese militari e ai tagli fiscali voluti dall'amministrazione Trump - che è stato raggiunto in anticipo rispetto a quanto prevedeva l'Ufficio del Bilancio del Congresso statunitense nel maggio 2023 e che puntava sul superamento della soglia 'solo' nel 2028. Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro, il debito pubblico è aumentato di 1.000 miliardi di dollari solo negli ultimi cinque mesi e la spesa del governo federale continua a superare le entrate. "Solo quest’anno, gli Stati Uniti sono sulla buona strada per contrarre oltre 2.000 miliardi di dollari di nuovo debito per far fronte ai propri impegni, tra cui le spese legate alla guerra in Iran e agli ampi tagli fiscali approvati dai Repubblicani nel 2025", scrive il 'New York Times'. Il governo, infatti, ha già accumulato un deficit di 1.800 miliardi di dollari nei primi 10 mesi dell’anno fiscale in corso, che si conclude il 30 settembre. E questo nonostante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia promesso di riportare i conti pubblici in ordine.
"Quando si candidò per la prima volta alla Casa Bianca nel 2016 - ricorda il 'New York Times' - Trump dichiarò che avrebbe eliminato il debito entro otto anni attraverso nuovi accordi commerciali e rilanciando la crescita economica. Da allora, però, il debito è raddoppiato. Durante il suo secondo mandato, le principali iniziative di Trump per ridurre la spesa e aumentare le entrate non si sono concretizzate". Il Doge, il Department of Government Efficiency, inizialmente guidato da Elon Musk, aveva promesso di ridurre la spesa federale di 1.000 miliardi di dollari. Finora sostiene di aver prodotto risparmi per poco più di 200 miliardi di dollari. Il Government Accountability Office ha dichiarato questo mese che la stima del dipartimento non era sufficientemente affidabile né trasparente.
L’amministrazione Trump, inoltre, puntava ad aumentare le entrate anche grazie all’imposizione di ampi dazi sulle importazioni. Questi piani sono però stati ostacolati dalla Corte Suprema che ha stabilito che alcuni di quei dazi erano illegali, costringendo il governo federale a rimborsare alle aziende che avevano pagato i dazi oltre 160 miliardi di dollari. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, che si era posto l’obiettivo di ridurre il deficit/pil al 3% entro il 2028, rispetto a oltre il 6% quando Trump è entrato in carica, ha riconosciuto la scorsa settimana che quest’anno il deficit sta andando nella direzione sbagliata. In un’intervista a Newsmax, Bessent ha indicato diverse ragioni per spiegare la crescita del deficit. In particolare ha sostenuto che le spese legate alla guerra con l’Iran hanno costretto gli Stati Uniti ad aumentare la spesa militare e che i rimborsi dei dazi hanno vanificato parte dei progressi dell’amministrazione Trump nella riduzione del deficit/pil nel 2025. Nel 2025 il rapporto debito/pil Usa, invece, si aggirava intorno al 124% mentre venticinque anni fa, nel 2001 si attestava intorno al 55%.
La guerra in Iran, inoltre, osserva il 'New York Times', "che ha provocato un aumento dei prezzi dell’energia negli Stati Uniti, ha inoltre frenato la crescita economica". Il rendimento dei Treasury americani a 30 anni ha raggiunto questa settimana il livello più alto degli ultimi quasi vent’anni, traducendosi in costi di finanziamento più elevati per consumatori e imprese già alle prese con l’inflazione.
E le prospettive non sono rosee. "Se continuerà l'attuale traiettoria arriveremo a 50.000 miliardi di dollari di debito tra appena sei anni. Se guardiamo indietro, meno di dieci anni fa eravamo a 20.000 miliardi", sottolinea Michael Peterson, il Ceo della Peter G. Peterson Foundation, un’organizzazione che monitora la situazione delle finanze pubbliche citato dalla 'Cnn'. "Stiamo davvero mettendo a rischio la nostra economia e il futuro del nostro Paese".
A spingere al rialzo il debito pubblico Usa, comunque, sono anche le misure prese negli ultimi decenni. Il Congresso ha approvato diversi pacchetti che hanno ridotto tasse e aumentato la spesa, tra cui il Tax Cuts and Jobs Act del 2017 e l'One Big Beautiful Bill Act del 2025 sotto il presidente Donald Trump, oltre a diversi provvedimenti per fare fronte alla pandemia di Covid-19 sotto Trump e l'ex presidente Joe Biden. Le guerre, lo scoppio della bolla delle società dot-com e i tagli alle tasse, sottolinea il 'Wall Street Journal', "portarono i conti pubblici fuori rotta nei primi anni 2000. La recessione del 2007-2009 accelerò ulteriormente questa tendenza, riducendo le entrate fiscali e spingendo il governo ad adottare programmi di stimolo economico, così come accadde durante la pandemia di Covid-19. Nel frattempo, l'invecchiamento della popolazione ha comportato un aumento della spesa per Medicare e Social Security. Le entrate, però, non sono cresciute allo stesso ritmo, anche perché i legislatori hanno ripetutamente approvato e prorogato tagli fiscali".