Erano stati pagati per un anno per stare a casa mentre l'amministrazione ridimensionava l'emittente internazionale. Il magistrato ha anche imposto all'agenzia di riattivare le trasmissioni internazionali nelle sue 49 lingue che erano state quasi del tutto interrotte nel corso dell'ultimo anno
Più di mille dipendenti federali di Voice of America hanno trascorso un intero anno – a partire dal 15 marzo 2025 – in congedo amministrativo retribuito: pagati per restare a casa, mentre l'amministrazione di Donald Trump ridimensionava l'emittente internazionale al suo "minimo statutario". Altri 600, fra contrattisti e impiegati nel periodo di prova, sono stati licenziati durante lo scorso anno. Adesso questa prolungata assenza sta giungendo al termine, mentre Voice of America, uno strumento di soft power diplomatico fondato nel 1942, potrebbe tornare ad avere una nuova vita.
Il giudice distrettuale federale di Washington Dc Royce Lamberth, che ha seguito la vicenda legale fin dall’inizio, ha stabilito che la progressiva sospensione delle attività presso la U.S. Agency for Global Media (Usagm) — l'ente capogruppo della VoA — è illegittima, in quanto viola il diritto amministrativo federale. Un’illegittimità che ha spinto il giudice a ordinare all'agenzia di reintegrare al lavoro i 1.043 dipendenti in congedo.
Lamberth ha ordinato ai dipendenti federali di riprendere servizio entro il prossimo lunedì, il 23 marzo, e ha imposto all'agenzia di riattivare le trasmissioni internazionali nelle sue 49 lingue, che erano state quasi del tutto interrotte nel corso dell'ultimo anno, a eccezione di alcuni programmi diffusi in sei lingue come il farsi, il cinese e il pashtu. Fino a marzo 2025, Voice of America trasmetteva i propri contenuti a un pubblico settimanale di oltre 361 milioni di persone in giro per il mondo, dall’Africa all’America Latina fino ad arrivare alla Corea del Nord, raggiungendo 100 paesi differenti. Per un anno, due cause legali intentate da alcuni impiegati federali hanno impedito a Trump di portare avanti il suo piano di smantellare la VoA.
Tuttavia, la svolta è avvenuta quando gli avvocati dell’accusa hanno cambiato la propria strategia legale, focalizzandosi sul ruolo di Kari Lake, la ex presentatrice e funzionaria dell'amministrazione Trump incaricata di supervisionare lo smantellamento dell'agenzia. Una nomina illegale, in quanto non approvata dal Senato americano, che ha spinto il giudice incaricato dal lontano presidente Ronald Reagan ad annullare ogni azione intrapresa da Lake nell’ultimo anno, incluso un piano di licenziamenti di massa dei dipendenti federali, bloccato da Lamberth lo scorso settembre. Lake era arrivata dalla Casa Bianca con un curriculum che la vedeva come conduttrice di telegiornali locali e candidata, per due volte senza successo, a cariche statali in Arizona — oltre che come fervente sostenitrice del presidente Trump.
Durante la sua permanenza presso la U.S. Agency for Global Media, Lake ha mostrato l'intenzione di voler mantenere a galla Voice of America, ma conferendole un'immagine più spiccatamente "trumpiana". L'anno scorso ha rescisso i contratti con le agenzie di stampa Reuters e Associated Press, stringendo invece un accordo con l'emittente di estrema destra One America News Network per trasmetterne gratuitamente i servizi. Nelle scorse settimane ha tessuto le lodi di Trump nel corso di uno speciale della durata di un'ora, dedicato al suo primo anno di ritorno alla Casa Bianca.
Nella sua sentenza di ieri, Lamberth ha stabilito che Lake aveva violato la legge per ulteriori motivi. Ha infatti giudicato che l'ex candidata a governatrice dell’Arizona non avesse tenuto conto delle intenzioni del Congresso nello stanziare fondi per l'agenzia e per la rete, né avesse considerato quali sarebbero state le implicazioni di una sua effettiva chiusura.
Un comunicato stampa di accompagnamento per giustificare la decisione del repubblicano, in quei giorni, recava il titolo: “La voce dell'America radicale”. Trump e Lake hanno attaccato la copertura informativa degli Stati Uniti da parte dell'emittente, definendola 'anti-americana', al fine di giustificarne lo smantellamento.
Per ora, l’amministrazione Trump non ha ancora chiarito se farà appello contro la decisione del giudice. In passato, Lake ha dichiarato che avrebbe fatto ricorso contro le sentenze di Lamberth e ha accusato il pubblico ufficiale di essere un attivista che legifera dalla sua corte.
Dopo che il verdetto ha stabilito che Lake non può più dirigere la Usagm, Trump ha nominato una funzionaria del Dipartimento di Stato, Sarah Rogers, come amministratore delegato dell'agenzia, una carica che richiede la conferma del Senato. Lake ha dichiarato che rimarrà in qualità di vice amministratore delegato. Rogers ha affermato che, qualora venisse confermata, non abbandonerebbe il suo incarico presso il Dipartimento di Stato come Sottosegretaria per la Diplomazia Pubblica, svolgendo entrambe le mansioni contemporaneamente.
Il reintegro dei mille dipendenti federali non include il ritorno dei vari contrattisti licenziati, in quanto il giudice non ha l’autorità per far tornare al lavoro chi non ha più un contratto in vigore. La questione, quasi sicuramente, passerà in mano a un tribunale del lavoro che dovrà stabilire la riassunzione di tali impiegati e il pagamento dei vari stipendi persi dal momento del loro licenziamento.
Una delle querelanti, Patsy Widakuswara, ha definito ad Adnkronos la sentenza di Lamberth come una "decisione monumentale". "Siamo impazienti di iniziare a riparare i danni che Kari Lake ha inflitto alla nostra agenzia e ai nostri colleghi, di tornare a svolgere il nostro mandato congressuale e di ricostruire la fiducia del pubblico globale che non siamo riuscite a servire nell'ultimo anno", ha detto la ex capo ufficio della VOA alla Casa Bianca. Mark Schoeff Jr., presidente del National Press Club, ha accolto con favore la sentenza: “Mettere a tacere i giornalisti indebolisce la democrazia, in patria e all'estero”, ha affermato. “Il tribunale ha chiarito che non è possibile spegnere la stampa libera quando la copertura mediatica diventa scomoda”.
Voice of America fu istituita all'inizio della Seconda Guerra Mondiale per contrastare la propaganda nazista nelle regioni occupate. Per guadagnarsi credibilità, diffondeva notizie sia delle sconfitte che delle vittorie degli Alleati. Con la Guerra Fredda, gli Stati Uniti potenziarono la Voice of America come forma di “soft power”, al fine di fornire notizie ai paesi in cui una stampa libera era bloccata, intimidita o non finanziariamente sostenibile. VoA serviva inoltre a mostrare quale fosse il volto del giornalismo in una democrazia pluralista, includendo anche notizie sgradite e voci di dissenso. All'inizio di quest'anno, un gruppo bipartisan di legislatori ha stanziato 643 milioni di dollari a favore dell'agenzia, specificando le assegnazioni per Voice of America e per le altre reti internazionali finanziate dall'ente. Lake aveva richiesto 153 milioni di dollari, una somma appena sufficiente a liquidare la rete e l'agenzia. ( di Iacopo Luzi )