Yemen, analista al-Madhaji: "Aereo italiano forse non obiettivo primario, ma rischio escalation"

"Missione navale italiana? Iniziativa importante, ma serve una risposta internazionale coordinata"

Yemen, analista al-Madhaji:
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18 settembre 2026 | 15.25
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"L'aereo italiano potrebbe non essere stato necessariamente l'obiettivo primario dell'attacco. Ma il fatto che sia stato colpito all'interno di una base saudita dimostra che le conseguenze dell'escalation possono riguardare anche le forze e gli interessi internazionali presenti nel Paese". E' quanto indica in un'intervista all'Adnkronos Maged al-Madhaji, noto analista yemenita e presidente del Sana'a Center for Strategic Studies, think tank indipendente da lui fondato, commentando l'attacco alla base aerea di Ta'if, in Arabia Saudita, in cui è stato colpito un caccia Eurofighter F-2000 italiano. Già attivista per i diritti politici, al-Madhaji segue da anni gli sviluppi politici e militari dello Yemen e della regione. Nell'intervista analizza anche l'annuncio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla possibilità di impiegare la Marina italiana per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Bab el-Mandeb e i rischi di una nuova escalation nel Mar Rosso.

Come valuta l'attacco che ha colpito l'aereo italiano e quale ritiene fosse il suo obiettivo strategico?

"Sulla base delle informazioni disponibili, non credo che l'aereo italiano fosse necessariamente l'obiettivo primario. È più probabile che l'attacco alla base aerea di Ta'if facesse parte dell'escalation degli Houthi contro l'Arabia Saudita. Tuttavia, gli Houthi sono consapevoli della presenza militare internazionale nel regno e quindi l'attacco può essere letto come un messaggio rivolto a più interlocutori, non soltanto a Riad, ma anche a coloro che la sostengono o che stanno valutando di farlo.

In quest'ottica, gli attacchi hanno un duplice obiettivo: esercitare pressione sull'Arabia Saudita e aumentare il costo previsto di un coinvolgimento internazionale al suo fianco. Anche se l'Italia non fosse stata direttamente presa di mira, il fatto che un suo velivolo sia stato colpito all'interno di una base saudita dimostra che le conseguenze dell'escalation possono riguardare anche le forze e gli interessi internazionali presenti nel Paese.

Allo stesso tempo, gli Houthi stanno cercando di rassicurare sulla natura e sui limiti delle loro azioni. Ma il loro comportamento ripetuto negli ultimi anni, e in particolare gli sviluppi più recenti, offre pochi elementi per fare affidamento su queste rassicurazioni. Questa preoccupazione è rafforzata da quello che considero un chiaro legame tra le loro azioni nello Yemen e gli interessi strategici dell'Iran. I loro messaggi dovrebbero quindi essere valutati alla luce dei loro comportamenti e delle capacità che stanno accumulando, non soltanto delle loro dichiarazioni".

Come valuta l'annuncio del ministro della Difesa italiano e come potrebbero reagire gli Houthi a una maggiore presenza navale italiana?

"Questo non significa necessariamente aspettare una coalizione sotto l'egida dell'Onu. Significa costruire una cooperazione internazionale basata su interessi comuni, per impedire agli Houthi di consolidare le nuove realtà che stanno imponendo. Proteggere le navi è essenziale, ma non è sufficiente se il gruppo mantiene la capacità di minacciare la navigazione ogni volta che lo ritiene opportuno. Devono cambiare anche le condizioni che consentono a questa minaccia di persistere.

Quanto alla reazione degli Houthi, non credo che il pericolo inizi semplicemente quando l'Italia invierà ulteriori navi. Il gruppo considera già la presenza militare internazionale un possibile obiettivo di escalation quando ciò risponde ai suoi interessi. Successivamente potrebbe ricorrere a diverse giustificazioni: la sovranità, la resistenza all'intervento straniero o il sostegno a Teheran in caso di uno scontro regionale.

Le navi militari italiane e di altri Paesi potrebbero quindi diventare obiettivi all'interno di un calcolo strategico più ampio, non necessariamente come risposta a una specifica decisione italiana. Questo richiede obiettivi chiari e coordinamento tra i Paesi interessati, perché la minaccia supera ciò che un singolo Stato può affrontare efficacemente da solo".

 L'escalation potrebbe portare a un conflitto più ampio? E quali sono i rischi per la navigazione commerciale?

"Credo che la possibilità di un conflitto più ampio stia aumentando, soprattutto se gli Houthi riusciranno a consolidare le loro conquiste nell'area di Bab el-Mandeb. Si tratta di un movimento guidato da un'ideologia mobilitante, con una chiara storia di escalation e assunzione di rischi, e inserito in un'alleanza regionale che gli attribuisce motivazioni che vanno oltre il conflitto yemenita. Il suo comportamento dimostra la volontà di utilizzare le capacità e il territorio sotto il suo controllo per imporre costi ad altri attori.

Non credo inoltre che i rischi resteranno confinati alle navi che attraversano lo stretto. Uno scenario che merita particolare attenzione è l'espansione della cooperazione tra gli Houthi e i gruppi armati presenti nel Mar Rosso meridionale e nel Corno d'Africa, incluso al-Shabaab. Se questa cooperazione dovesse approfondirsi, la minaccia agli interessi occidentali potrebbe estendersi alle navi, alle basi e alle infrastrutture regionali, comprese quelle a Gibuti.

Per la navigazione commerciale, il consolidamento di queste posizioni significherebbe il rischio di ulteriori attacchi, un aumento dei costi assicurativi e di protezione e una persistente interruzione delle rotte marittime. Con l'espansione delle reti di cooperazione e lo sviluppo della capacità di operare oltre le coste yemenite, i rischi potrebbero estendersi anche a parte delle rotte alternative oggi utilizzate, invece di rimanere confinati a Bab el-Mandeb.

Per queste ragioni, non credo che accettare la nuova situazione sulla base delle rassicurazioni degli Houthi possa garantire una stabilità sostenibile. Consentire al gruppo di consolidare il proprio controllo e la propria capacità di minacciare altri attori renderà più costoso e complesso affrontarlo in futuro. A mio giudizio, il rischio di escalation continuerà a crescere se una risposta coordinata non limiterà la capacità degli Houthi di trasformare i risultati ottenuti in uno strumento permanente di pressione".

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