"L'uso dell'intelligenza non riguarda solo la politica, ma è evidente a tanti (anche se non a tutti) che la questione del consenso, nella doppia versione di consenso abilitante e confermante, rappresenti il terreno più delicato. Cominciamo con due premesse di carattere generale. La prima: l'intelligenza artificiale non va fermata, poiché rappresenta un'importantissima leva di crescita economica e poiché allinea il nostro Paese alle realtà industriali più avanzate. Il suo uso da parte di imprese e istituzioni va, al contrario, incoraggiato, ma con regolamentazioni in grado di garantire trasparenza, oltre che efficienza tecnologica. L'Europa ha dimostrato di essere lungimirante con l'AI Act, assetto normativo che tra pochi giorni diventerà applicabile in pieno". Così il giornalista Francesco Giorgino sulla 'Gazzetta del Mezzogiorno'.
"Il provvedimento era entrato in vigore ufficialmente due anni fa, ma è dal prossimo 2 agosto che sara indispensabile tracciare tutto ciò che viene generato dall'intelligenza artificiale. Con l'articolo 50, infatti, si rende operativo il diritto di conoscere se chi parla è un chatbot, un assistente virtuale, un sistema vocale o una persona in carne e ossa, ma anche se un testo, un video o una foto sono creati artificialmente o dall'essere umano. L'ambiguità, insomma, non è più tollerabile. I contenuti fatti dalla e con l'intelligenza artificiale devono essere 'marcati', cioè etichettati e segnalati. La seconda premessa - scrive ancora - Il principio appena esposto vale a maggior ragione per i contenuti informativi e di pubblico interesse. In questo caso alle esigenze di trasparenza si associano quelle legate al principio di responsabilità. Nel modello di democrazia rappresentativa e nell'era della polarizzazione delle posizioni assunte è molto importante indicare al cittadini/elettori chi crea contenuti politici, chi li approva, chi li controlla, chi ne risponde. Ciò, per evitare che il falso e il verosimile trionfino sul vero e che si indebolisca il credo nei confronti dell'autenticità dei messaggi".
"Il patto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein è un segnale incoraggiante. Un segnale che non va sottovalutato. La premier ha più volte affrontato pubblicamente il tema dell'uso dell'intelligenza artificiale, tanto da averne fatto un argomento centrale al G7 del 2024 tenutosi in Puglia. A maggio scorso - ricorda - il presidente del Consiglio aveva definito i deepfake strumenti pericolosi poiché capaci di manipolare la realta, di arrecare danni nei confronti di molte persone, soprattutto di quelle più indifese. Si era detta preoccupata per le diverse forme di ingerenza nelle elezioni e nei processi democratici. La Meloni aveva anche denunciato la diffusione sui social di una falsa immagine generata dall'AI, nella quale il suo volto era stato inserito sul corpo di una donna in abbigliamento intimo. La settimana scorsa è stato compiuto un ulteriore passo in avanti. La segretaria del Pd, intervistata dal Foglio, ha affermato che in vista della campagna elettorale tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l'intelligenza artificiale per attribuire agli avversari fatti ed opinioni inventati. Parole accolte subito dalla stessa Meloni. E' nato così quello che, mediaticamente, è stato definito come 'patto di non belligeranza digitale'. L'appello che facciamo, attraverso le colonne della Gazzetta del Mezzogiorno, è che tutte le forze politiche aderiscano ora a questa intesa, agendo di conseguenza e dimostrando di avere a cuore un problema, non sempre considerato dalla politica in tutta la sua pericolosita sociale".