Atenei telematici, Meritocrazia Italia: basta lauree facili

"Titoli accademici senza percorsi formativi di qualità"

Atenei telematici, Meritocrazia Italia: basta lauree facili
13 giugno 2026 | 10.24
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"È inaccettabile l’esamificio legalizzato delle Università telematiche, che rilasciano titoli accademici senza percorsi formativi di qualità, favorendo lo svilimento delle competenze e la e svalutazione del merito. Lo Stato spagnolo è intervenuto nelle scorse settimane bloccando il riconoscimento di titoli rilasciati da atenei telematici stranieri, rilevando ciò che in Italia molti sanno ma pochi hanno interesse a dire: un’Università telematica senza criteri selettivi di ammissione, verifica della frequenza ed esami seriamente svolti, senza docenti strutturati e in una quantità adeguata a seguire da vicino gli studenti, senza strutture sufficienti, produce laureati privi di effettiva preparazione". Lo sottolinea in una nota Meritocrazia Italia dicendo "basta lauree facili".

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"Gravissimo in un momento storico nel quale sarebbe invece necessario dare il migliore contributo possibile alla tenuta culturale, professionale ed economica dell’intero Paese. Missione che non può che essere affidata all’Università, da sempre motore del progresso sociale - continua - Il problema non è la formazione a distanza, che, se ben congegnata, può invece favorire l’inclusione formativa. Il problema è l’assenza di controllo sulla qualità della didattica e sull’effettivo accertamento della conoscenza. Quando l’esame diventa una formalità e il titolo un prodotto commerciale, si crea una concorrenza sleale verso chi studia, fa ricerca e supera selezioni pubbliche con anni di sacrificio".

"Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Sempre più spesso si registrano casi di plurilaureati telematici con lode che, grazie al solo punteggio del titolo, risultano preferiti nelle progressioni di carriera e nei concorsi pubblici rispetto a candidati che hanno costruito competenze sul campo. Il merito viene sostituito dal certificato. La competenza reale dalla strategia di accumulo crediti - continua Meritocrazia Italia - I dati pubblicati da IrpiMedia sul caso spagnolo confermano la dimensione del fenomeno. I colossi del settore hanno visto il gettito da master di I e II livello crescere del 154% tra il 2019 e il 2024, passando da 8,7 a 22,3 milioni di euro".

"Nello stesso periodo, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha registrato di alcuni atenei come 'non rispondenti/inadempienti' per i dati sugli iscritti ai master, con valore zero per l’anno 2021-2022. Solo dal 2023-2024 sono disponibili i numeri: 20.200 iscritti, scesi a 13.500 nel 2024-2025, mentre il gettito è comunque aumentato di 4,4 milioni - prosegue Meritocrazia Italia - L’inchiesta ne cita inoltre una condotta in Spagna per un presunto gruppo che falsificava esami e facilitava il conseguimento di titoli".

"Da ultimo, alcuni accorgimenti ministeriali hanno tentato di mettere un argine alla completa spersonalizzazione delle relazioni formative, ma non basta", prosegue Meritocrazia Italia che chiede: " verifiche indipendenti e a campione sull’effettivo svolgimento degli esami e sulla corrispondenza tra carico didattico dichiarato e conoscenza acquisita; l’aumento del numero minimo dei docenti strutturati in relazione al numero di studenti iscritti; la pubblicazione obbligatoria e verificabile dei dati su iscritti, laureati, tasso di abbandono e placement per ogni corso di laurea e master".

"Fino a quando non ci sarà perfetta equiparazione qualitativa tra Università telematiche e Università tradizionali, anche in punto di organizzazione della didattica e della docenza, sarà necessario riconoscerne un diverso peso in sede di selezione nei concorsi pubblici - conclude - Difendere il valore legale del titolo di studio significa difendere la competenza. Significa evitare che il Paese si ritrovi con dirigenti, docenti e professionisti scelti sulla base di un pezzo di carta, non di una competenza verificata".

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