Oggi a Milano nell’aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli 1), è stato presentato il libro di Pier Ferdinando Casini dal titolo 'Al centro dell’aula dalla Prima Repubblica a oggi. Dialogo con Paolo Pombeni'. Dopo i saluti istituzionali di Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sono intervenuti Pier Ferdinando Casini, senatore della Repubblica, Giuliano Amato, presidente emerito della Corte costituzionale, Mario Monti, Senatore a vita della Repubblica. Ha moderato il dibattito la giornalista Monica Maggioni.
"Il dialogo del presidente Casini con il professor Pombeni propone una lettura della nostra storia recente. Certo, è una storia 'di parte', fatta da un protagonista politico, ma penso che sia proprio questo il plus di questo libro", ha detto Beccalli, introducendo il dibattito. "Il nostro auspicio è che gli studenti sappiano confrontarsi con tutte le posizioni in campo – ha aggiunto -, sappiano entrare nel cuore della realtà della politica con gli strumenti giusti, grazie alla solida preparazione che offriamo loro, ma, allo stesso tempo, attraverso libri come questo, perché è solo nella dialettica tra posizioni che si crea una personalità dallo spiccato senso critico".
"Io credo che i nostri giovani siano meglio di come eravamo noi alla loro età – ha detto Casini –. Certo in un mondo più confuso che dà meno riferimenti stabili ma hanno una grande voglia di capire cosa è la politica. E allora io potrei dire a loro, magari a quanti dicono che la politica è una cosa sporca, 'Non mi voglio sporcare con la politica', quello che diceva don Milani: 'A che serve, ragazzi, avere le mani pulite se le tenete in tasca'? Penso che non ci sia un'intelligenza artificiale ancora in grado di sostituire la politica. La politica siamo noi, il nostro destino è nelle nostre mani, per cui credo che i giovani dovrebbero fare riflessioni profonde e i migliori di loro dedicarsi alla politica".
Per Casini "è cambiata la società, è cambiata la vita, è cambiato il mondo. Basta pensare che la mia generazione ha fatto politica quando c’era il muro di Berlino, c’era una contrapposizione fortissima tra il mondo occidentale, il nostro, e l’Unione sovietica e i suoi satelliti. Poi è caduto il muro di Berlino ed è caduta la discriminante ideologica. La gente non ha più la possibilità di scegliersi i parlamentari. Se posso fare una battuta, mangia una minestra precotta, non può cucinarla e questo già induce ad accrescere l'antipolitica: l'idea che tanto non se ne può fare niente. Il trasformismo diventa sempre più forte e anche questo concorre a far disamorare la gente della politica".
Parlando dell’astensionismo il presidente Casini ha affermato che "è figlio dell'esproprio che si è fatto da parte dei partiti politici nei confronti della gente. Questo è un vero allarme democratico e nella riforma elettorale bisogna restituire ai cittadini e lo scettro e la possibilità di scegliersi i parlamentari", e a proposito dell’attuale disordine mondiale ha aggiunto che "oggi il mondo è caratterizzato da chi vorrebbe una regola: non avere più regole. Noi pensiamo che il mondo, per come in Europa e in Occidente si è identificato il futuro dell'umanità, abbia bisogno di regole, che significa rispetto per gli altri, ovvero che il debole deve essere tutelato rispetto alla prevaricazione del più forte, che il multilateralismo sia un valore e non un handicap. Tutte queste questioni ci inducono a dire che noi abbiamo un destino obbligato: l'Europa. Noi non possiamo pensare di essere 'sovranisti nazionali', dobbiamo essere 'sovranisti europei', perché se gli europei sono uniti possono prendersi nelle mani il loro destino, se no saranno vassalli di qualcun altro".
Condividendo la posizione di Casini sulle due sfide principali che attendono i cattolici, cioè il moltiplicarsi delle guerre e l’inaccettabile sproporzione tra ricchi e poveri, la rettrice Beccalli ha ricordato i temi su cui è impegnata l’Università Cattolica: "Da un lato, enfatizzare il nostro ruolo di arena geopolitica di pace, dall’altro, impegnarci in piani di ampio respiro, per proporre nuovi paradigmi economici orientati al bene comune. Del resto, la tradizione degli studi economici nel nostro Ateneo, che trova una delle sue massime espressioni in Francesco Vito, promuove la concezione di economia a servizio dell’uomo, discostandosi dalla visione dominante basata sulla mera massimizzazione del profitto". Inoltre, la rettrice ha ricordato: "Penso che la nostra Repubblica debba riscoprire la pazienza del metodo democratico con lo spirito costruttivo delle intese. Una politica semplicemente urlata, priva di visione e dunque con lo sguardo corto sarà sempre più destinata a impoverirsi e – soprattutto – a non essere apprezzata dalle giovani generazioni". "Momenti di confronto come questo – ha concluso la rettrice – rendono il nostro Ateneo un’arena pubblica aperta e inclusiva, dove poter discutere di politica in modo serio, rigoroso, rinnovando così la nostra missione educativa e sociale. E quindi rinnovando il nostro impegno a stimolare un sano metodo democratico". Infatti, "la politica come servizio non è uno slogan buono per tutte le stagioni" ma "è una missione che si può esprimere in modi differenti, nelle istituzioni e non solo".