Dal caso Tortora alla legge Vassalli, ecco gli interventi sulla responsabilità civile delle toghe

Dal caso Tortora alla legge Vassalli, ecco gli interventi sulla responsabilità civile delle toghe
25 maggio 2026 | 16.15
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La responsabilità civile dei magistrati, uno dei temi di giustizia più divisivi e fortemente dibattuti in Italia, torna alla ribalta con l'annuncio di Enrico Costa, capogruppo azzurro a Montecitorio, di una proposta di legge destinata ad essere discussa nei prossimi giorni con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e le forze di maggioranza. Quali sono le tappe fondamentali del dibattito sulla responsabilità civile delle toghe e qual è lo stato dell'arte sul fronte normativo? Nel Codice di procedura civile del 1940 la responsabilità civile dei magistrati era limitatissima: Il magistrato era civilmente responsabile dei danni solo in caso di dolo, frode, concussione o per un esplicito diniego di giustizia (art. 55); e per potere intentare una qualsiasi azione contro un giudice o un pm (art. 74) il cittadino doveva avere una previa autorizzazione formale dal Ministro della Giustizia (art. 56). E' a metà degli anni '80 che si accende il dibattito sulla responsabilità civile delle toghe anche a seguito al clamoroso errore giudiziario che coinvolse il conduttore televisivo Enzo Tortora.

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Nel 1987, infatti, Il Partito Radicale e quello Socialista promossero un referendum abrogativo degli articoli 55, 74 e 56 del Codice di procedura civile allora in vigore. L'80% degli italiani votò a favore dell'abrogazione delle norme vigenti e per colmare il vuoto normativo creato dal referendum il Parlamento approvò nel 1988 la cosidetta legge Vassali, che introdusse un nuovo sistema di responsabilità civile del magistrato. La legge Vassalli scandiva due tempi: il cittadino leso promuove azione diretta nei confronti dello Stato per il fatto cagionato dal magistrato con dolo o colpa grave; Alla condanna dello Stato può fare seguito l'azione di rivalsa promossa dal Consiglio dei ministri nel confronti del magistrato, nei limiti dei casi di dolo o negligenza inescusabile.

In seguito alla condanna inflitta dall'Italia dalla Corte di giustizia europea, nel 2015, però la disciplina Vassalli fu modificata. E un ulteriore tentativo di modifica fu tentato dalla proposta referendaria del Partito Radicale e della Lega nel 2022 con un quesito che intendeva modificare la legge Vassalli attribuendo al cittadino la possibilità di una azione diretta nei confronti del magistrato. Ma il quesito è stato bocciato dalla Corte costituionale che lo ha ritenuto inammissibile (sentenza numero 49 del 2 marzo 2022).

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