Femministe InQuiete, le economiste della Sapienza: "Abbiamo misurato il patriarcato, l'Italia è spaccata in due"

La ricerca presentata al Festival letterario a Roma. Dandini su Vannacci: "No a Trapassato remoto nazionale"

Serena Dandini, Marianna Aprile - Instagram/InQuiete Festival
Serena Dandini, Marianna Aprile - Instagram/InQuiete Festival
28 settembre 2026 | 16.10
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Misurare il patriarcato è possibile? Sì, secondo tre economiste che hanno lavorato a un indice empirico che consente di misurare gli effetti concreti degli stereotipi di genere nel nostro Paese. Hanno presentato la ricerca al Festival letterario inQuiete, decima edizione svoltasi a Roma lo scorso weekend nel quartiere del Pigneto, dove un composito volto di voci femministe fatto da scrittrici, pensatrici, autrici, scrittrici, blogger, economiste, giornaliste, editrici, critiche letterarie, intellettuali ha chiamato alla "rivolta", alla "possibilità collettiva a dire no". No al patriarcato in ogni sua declinazione. A partire da "Trapassato remoto nazionale", ha detto Serena Dandini così definendo dal palco il partito di Roberto Vannacci; no a "un patriarcato mediterraneo che a me sembra un panino dell'autogrill", ha proseguito. No a lasciare una "rivoluzione incompleta", è intervenuta la scrittrice Rosanna Dedola esortando a "mettere insieme reti" e recuperare "quella rabbia che avevano le costituenti e noi abbiamo un po' persa, sono abbastanza convinta per una delusione: quella parità ottenuta nella promessa del diritto di voto, di fatto non è stata applicata se alla fine di tutte queste lotte arriva uno qualsiasi che evoca il patriarcato mediterraneo".

"Per la prima volta in Italia abbiamo misurato l'intensità del patriarcato nelle macro regioni italiane nord est, nord ovest, centro e sud - ha annunciato Erica Aloè, ricercatrice di Minerva Lab all'università La Sapienza di Roma - Abbiamo calcolato degli indicatori individuando 4 aree: la dominazione dell'uomo sulla donna; la dominazione della generazione più anziana su quella più giovane; la patrilocalità (cioè la vicinanza dei figli al domicilio del padre) e il dominio socio economico. In base ai risultati l'Italia è divisa in due". Aloè, che ha messo a punto l'indice con Giulia Zacchia, professoressa associata di Economia politica e gender alla Sapienza presso il Dipartimento di Scienze statistiche e Marcella Corsi, professoressa ordinaria di Economia politica presso il medesimo dipartimento, fa notare che secondo la ricerca, "l'indice di patriarcato in Italia è ancora alto ma comunque vicino alla media europea per il nord ovest, il nord est e il centro; ma è molto al di sopra della media per il sud. In numeri: nel nord ovest, nord est e centro l'indicatore sta fra i 17-18 punti su 40; mentre al sud è a 29 punti su 40".

"Parlando di Europa invece emerge un divario forte fra il nord Europa, dove l'indice si colloca attorno ai 10 punti; e l'Europa mediterranea e dell'est, dove l'indice è oltre i 20 punti. Ai due estremi - prosegue - sono la Finlandia con 9 punti su 40 e la Croazia che ne ha 26 su 40. Infine abbiamo confrontato il nostro indice con il Gei (Gender equality index di Eige - cioè l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere) e il confronto ci ha dimostrato che dove c'è più uguaglianza di genere, l'indice di patriarcato è più basso. Sempre parlando di Gender equality index e indice di patriarcato, abbiamo visto dalla nostra ricerca che la Spagna pur avendo un Gei abbastanza alto continua ad avere un indice di patriarcato forte, alto. E questo ci suggerisce che le norme sociali ci mettono più tempo a cambiare rispetto alle politiche adottate che in Spagna guardano molto al futuro e a una maggiore eguaglianza fra uomini e donne". Nella lotta al patriarcato "emerge l'importanza della formazione e del dare l'esempio - conclude la ricercatrice parlando con l'Adnkronos - vedere padri impegnati nel lavoro domestico di cura e più donne che partecipano alla politica sono elementi che influenzano la visione dei giovani e le loro prospettive".

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