Identità e consenso, una partita vinta dalla destra nel libro di Domenico Petrolo

Ne hanno discusso ieri insieme all'autore, in un'affollata presentazione della libreria Mondadori in Galleria Sordi a Roma, Luigi Di Gregorio, professore di Scienza Politica, e Ettore Rosato, vicesegretario di Azione

Identità e consenso, una partita vinta dalla destra nel libro di Domenico Petrolo
18 marzo 2026 | 15.03
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"Perché tutto ad un tratto la nostra identità è più importante del nostro stipendio?". E' la domanda da cui parte l'interessante lavoro di Domenico Petrolo, 'La stagione dell’identità. Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare' (Franco Angeli editore). Ne hanno discusso ieri insieme all'autore, in un'affollata presentazione della libreria Mondadori in Galleria Sordi a Roma, Luigi Di Gregorio, professore di Scienza Politica, e Ettore Rosato, parlamentare e vicesegretario di Azione. Una conversazione stimolante, con diversi interventi anche dal pubblico, per rispondere a una domanda che corre trasversale alle opinioni pubbliche occidentali: perché siamo passati dall'aspirare a un futuro migliore alla paura di perdere quello che abbiamo e quello che siamo? La nostra identità, appunto. Fatta di tradizioni, cultura, conquiste ottenute con secoli di battaglie. Tutto questo oggi è in forse.

Petrolo individua nella Brexit il passo d'ingresso nella 'stagione dell'identità'. "Possiamo considerare il referendum della Brexit del 2016 come il primo momento in cui questa tendenza ha iniziato a prendere forma per poi diventare conclamata ed evidente con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2024". Gli ultimi dieci anni, insomma. E che cosa è successo in questi ultimi dieci anni? Le persone hanno perso punti di riferimento, hanno visto crollare certezze economiche, sociali e culturali, hanno visto messi in discussione assetti che si dava per consolidati. Persino una convinzione assoluta, quella che avremmo vissuto in pace, viene erosa dalla guerra alle porte d'Europa con l'aggressione criminale di Putin in Ucraina ed ora quella scatenata da Trump e Netanyahu In Iran violando il diritto internazionale.

Quale è stata la reazione delle opinioni pubbliche a questo sconquasso? Un cambiamento radicale delle priorità. Non più maggiore benessere economico o maggiore equità sociale. Ma la difesa di ciò che si ha e di ciò che si è. Spiega l'autore: "Il percorso che ha portato a questo cambiamento così radicale è dovuto a tanti e molteplici fattori, dall’immigrazione alla globalizzazione, dalla demografia all’islam radicale. Tutti fattori che oggi fanno percepire la propria identità e il proprio mondo come minacciati". Petrolo delinea nel libro una puntuale genaologia di questo cambio di paradigma radicale e lo fa avvelendosi anche dei contributi di personalità come Romano Prodi, lo storico Philipp Blom, il politologo Colin Crouch, la studiosa Catherine Fieschi.

Da analista politico ed esperto di comunicazione, Petrolo approfondisce - e questo è il primo libro in Italia che lo fa - il tema dell’identità legato alla politica, o meglio al consenso elettorale. Ponendola al primo posto, scalzando l’economia. "Quante volte abbiamo sentito commentare con stupore: "Ma come è possibile che abbia perso? Il Pil è alto, il Paese è in crescita'. Ma il Pil -osserva Di Gregorio- non basta per vincere le elezioni". L'anima di un popolo non si compra con un bonus e o una detrazione fiscale. E a capirlo per prime sono state le destre. Le destre populiste e nazionaliste hanno saputo intercettare il bisogno di protezione degli elettori, hanno alzato una vela a un vento che già soffiava nelle opinioni pubbliche e lo hanno capitalizzato in termini di consenso elettorale. Donald Trump e il movimento Maga negli Usa, l'Afd in Germania, Farage in Gb, Le Pen e Bardella in Francia. E la sinistra? La sinistra è rimasta a terra. La destra vive sulla paura e dà le sue risposte. La sinistra è in affanno. Non basta più promettere 80 euro in busta paga o un milione di posti di lavoro: nell’America di Trump e nell’Europa dei populismi, il muro al confine col Messico vale più di qualsiasi agevolazione fiscale perché risponde a un bisogno identitario, non economico.

Dunque, la stagione dell'identità è destinata ad essere solo una stagione delle destre? Secondo Rosato no, a patto che la destra moderata e la sinistra progressista si mettano assieme. "Solo così si può superare il bipopulismo. Pensiamo alla politica estera: schieramenti entrambi divisi ed entrambi condizionati da forze populiste come la Lega e M5S. O il bipopulismo si spezza o continueremo a una politica ridotta a scontro tra curve". Uno scenario al momento non ravvisabile. Anzi la polarizzazione è sempre più forte. Anche nella comunicazione politica. "Guardiamo all'attuale campagna referendaria -sottolinea De Gregorio- stiamo assistendo a una battaglia identitaria al di là del merito di cui si vota".

Per Petrolo una via d'uscita c'è. Ma servono "generosità e coraggio" e qui si rivolge alla sinistra. "Serve il coraggio per avventurarsi ogni giorno in quella che non è la casa in cui si è cresciuti. Affrontare temi come l’immigrazione, non soltanto in termini umanitari o con il pallottoliere in mano, assumendosi la responsabilità di valutare chi abbia maggiori possibilità di integrazione. Affrontare le conseguenze della diffusione dell’Islam radicale tenendo a freno il proprio istinto naturale all’accoglienza e non bollando tutto come islamofobia. Tornare a battersi per i principi universali, diritti per tutti e non solo per alcuni. Accompagnare le persone nella rivoluzione digitale che stiamo attraversando. Affrontare le paure, occuparsi di sicurezza, mostrando fermezza nella difesa e nella protezione delle comunità, anche a rischio di essere additati come conservatori. Un coraggio formidabile e una generosità ancora maggiore. Questo servirà a chi ha voglia di affrontare questo mondo e salvare le democrazie liberali".

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