La premier alle Camere: "Non siamo in guerra, disponibile ad aprire tavolo a Palazzo Chigi". In replica scintille con Pd e M5S: "Strabismo su bombe Usa, non dissi vigliacco o servo a Conte premier"
Toni concilianti e un appello all'unità in una fase delicatissima sul piano internazionale, segnata soprattutto dalla crisi iraniana. Seduta tra i suoi due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni apre le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo richiamando alla coesione nazionale: "È sempre auspicabile nelle fasi più difficili della storia che una Nazione come la nostra sappia compattarsi", dice rivolta all'Aula, aggiungendo che l'obiettivo è far sì che "l'Italia possa parlare nelle prossime settimane con una sola voce".
Dichiara la sua disponibilità, la leader di Fdi, ad aprire un tavolo a Palazzo Chigi per confrontarsi con le opposizioni "anche per le vie brevi, tutte le volte che sarà necessario". "Qui non c'è un governo 'complice' di decisioni altrui, né tanto meno un governo 'isolato' in Europa", mette in chiaro. Ma il clima dell'intervento resta improntato alla ricerca di un terreno comune anche con le forze di minoranza. Un atteggiamento che emerge anche nelle repliche, quando la premier si concede una battuta con il leader di Italia Viva Matteo Renzi: "Ho condiviso la sua analisi, la prima parte. Non so se per questo mi debba preoccupare io o si debba preoccupare lei...".
Eppure, nonostante le aperture, dal dibattito parlamentare non emerge la disponibilità delle opposizioni: "Non volete accogliere l'appello? Va bene, lo capisco. Avete sicuramente le vostre ragioni, ma vi prego non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo, né in terra... Rispondete 'non riteniamo di doverci confrontare col governo sulla crisi' e io rispetto la vostra posizione. Se cambierete idea, la mia proposta resterà valida", dice Meloni in sede di replica a Montecitorio. Non risparmiando bordate allo "strabismo" del Pd, per cui vanno bene i bombardamenti Usa a fasi alterne: "Viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo... Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo, e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo. Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l'impresentabile dittatore Gheddafi, ma no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro. Ora io francamente - scandisce la premier- non condivido questo strabismo". E rinfacciando all'ex premier Giuseppe Conte le parole pronunciate all'indomani dell'uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani nel corso di un attacco statunitense in Iraq. "Io non chiesi a Conte" che allora era premier, "di condannare quell'attacco e non lo definii un vigliacco o un servo per fare un po' di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da lui e sulla quale semmai tutti quanti dovevamo tentare di lavorare insieme", sottolinea Meloni in Aula.
Il punto più netto della comunicazione in Parlamento riguarda il ruolo dell'Italia nella crisi mediorientale. "Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra", ribadisce Meloni, rimarcando la posizione del governo rispetto all'operazione militare contro l'Iran. La premier sottolinea però la gravità del momento internazionale: "La crisi in Medio Oriente è tra le più complesse degli ultimi decenni" e i suoi effetti "investono la sicurezza e l'economia dell'Italia e dell'intera Europa".
Nel suo discorso Meloni - che nel primo pomeriggio ha partecipato alla 'call' del G7 sulle tensioni in Medio Oriente - colloca l'escalation in un contesto più ampio di instabilità globale. "Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale", afferma, spiegando che negli ultimi anni "si sono moltiplicati interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale". E l'offensiva di Usa e Iran contro il regime iraniano non fa eccezione, secondo Meloni, che esprime "ferma condanna per la strage delle bambine" avvenuta nella scuola di Minab, nel Sud dell'Iran. Allo stesso tempo la presidente del Consiglio avverte che la minaccia rappresentata da Teheran non può essere ignorata: "Non possiamo far finta di non vedere che un Iran dotato di armi nucleari rappresenterebbe un rischio enorme per la stabilità della regione e per la sicurezza internazionale". Meloni riferisce anche dei contatti avuti nelle ore più delicate della crisi con diversi leader internazionali, tra cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, spiegando di aver ribadito la necessità di "evitare una ulteriore escalation". Uno dei nodi principali resta l'eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi sul territorio italiano. Meloni ricorda che "le basi concesse agli Stati Uniti dipendono da accordi storici tra i due Paesi", accordi che - sottolinea - sono stati "aggiornati nel tempo da governi di ogni colore politico". Se dovessero emergere richieste operative diverse da quelle già previste (ovvero, per effettuare bombardamenti), chiarisce la presidente del Consiglio, "la decisione spetterebbe al Parlamento".
Nel suo intervento la premier affronta anche le ricadute economiche della crisi, in particolare l'aumento del costo della benzina. "Riguardo l'attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza", afferma. Il governo, avverte Meloni, è pronto a intervenire contro eventuali speculazioni: "Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili". A chi le chiede perché l'atteso intervento sul caro-benzina non sia stato deciso nell'ultimo Consiglio dei ministri, Meloni chiarisce che il governo è pronto ad attivare il meccanismo delle "accise mobili" ma che, al momento, non ci sono ancora le condizioni tecniche per farlo. Il meccanismo, infatti, utilizza l'extra gettito Iva generato dall'aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare una riduzione delle accise. Ma l'aumento dei prezzi è troppo recente: "Parliamo di un problema che abbiamo da pochi giorni, sei o sette giorni, e gli introiti derivanti dall'Iva in un periodo così breve non consentono di costruire un impatto percepibile dai cittadini".
Sempre in replica, Meloni risponde alle critiche dell'opposizione sulla partecipazione italiana al cosiddetto "Board of Peace" legato al piano per Gaza. "La maggioranza degli Stati europei e la Commissione europea ha partecipato, come noi, da osservatore, come secondo me è giusto che sia", prosegue, ricordando che l'organismo esiste "sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite". Per Meloni "sarebbe molto sciocco tirarsi indietro nel momento in cui si può portare la propria posizione e il proprio contributo". ( di Antonio Atte )