in Tunisia un ex leghista guida i futuristi: "gli italiani non meritano di essere presi in giro da questa banda di lanzichenecchi"
"Comitato Hammamet 678". Di fronte alle coste siciliane, a poche miglia da Lampedusa, Roberto Vannacci ha il suo primo avamposto in terra africana. Ad Hammamet, sulla costa tunisina -dove riposa Bettino Craxi- il fondatore di Futuro nazionale può contare sul generale di Brigata a riposo, Adriano Ruspolini, classe '56, sposato con Stefania, due figli Riccardo e Andrea. E' lui che ha portato le insegne di Futuro nazionale sul suolo della terra che fu dei cartaginesi. Originario di Todi, Ruspolini ha incrociato l'ex capo della Folgore Vannacci durante le sue missioni all'estero ("siamo stati in Afghanistan nello stesso periodo"). Poi la folgorazione, galeotto fu il libro 'Il mondo al Contrario'. "A quel punto -dice Ruspolini intervistato dall'AdnKronos- ci siamo incontrati, e ho deciso di condividere quel percorso, perché gli italiani non ne possono più, non meritano di essere presi in giro da questa banda di lanzichenecchi". Sono parole che accusano destra e sinistra, senza sconti. Per questo il 'secondo' generale di Futuro nazionale spera ora che le cose cambino davvero, perché una prima delusione ammette di averla già avuta: "E' vero, ho fatto per 5 anni il vicesindaco a Todi, in quota Lega".
"Nel 2017, quando la Lega sembrava fosse una cosa seria e che il Capitano avesse gli attributi, invece era tutta una buffonata...", dice malcelando il suo disappunto. "Alle europee del 2019, a Todi abbiamo fatto il 47,69%, poi qualcuno si è montato la testa, hanno iniziato a imbarcare di tutto, si diceva una cosa e poi si faceva il contrario...". Quindi l'abbandono del partito di Salvini, la pausa di riflessione, restando in comune in una lista civica. Finalmente l'abbraccio con Vannacci: "La pensiamo alla stessa maniera, dice le cose come stanno, noi non possiamo prendere in giro la gente", sottolinea convinto. Ruspolini da tre anni risiede ad Hammamet con la moglie. "Qui ci sono novemila italiani -spiega- . In gran parte ex dipendenti statali. Con alcuni ex militari, abbiamo deciso di dar vita al Comitato dei vannacciani. Siamo 12-13 per ora, ci riuniamo, parliamo tra di noi, andiamo a cena, a mangiare una pizza, siamo come un circolo, rispettosi dei costumi locali". "Ma -assicura- ci stiamo allargando a macchia d'olio, vogliamo diventare una parte importante del movimento del generale". "Da qui guardiamo alla patria -dice sognante- speriamo che le cose cambino".
Quello di Ruspolini è uno sguardo 'al contrario'. "Noi li vediamo partire verso l'Italia i migranti, anche se per la maggior parte, salpano non dalla Tunisia ma dalla Libia, e vengono a delinquere in Italia". "Ma quegli stessi che arrivano in Italia e spacciano, stuprano e fanno i criminali, qui invece si comportano bene, perché sanno che ci sono delle regole, che chi non le rispetta finisce male, se la polizia ti prende, qui in Tunisia, te la fa passare male", è il suo ragionamento, tanto da sostenere che "l'Italia dovrebbe addirittura prendere esempio dalle autorità tunisine, perché qui non è come da noi che finisce sempre a tarallucci e vino". Anche il presidente Kais Saied, per il generale vannacciano, non ha particolari colpe per le partenze illegali "perché è stato abbandonato dalla comunità internazionale, nessuno lo aiuta e quindi non è che riesce sempre a bloccare chi vuole imbarcarsi per l'Italia". Per gli abitanti di Hammamet, la politica italiana finora ha avuto però un nome e cognome 'Bettino Craxi'. "Sì, è vero, qui è molto rispettato, per i tunisini è una icona, un mito, un riferimento, lui ha fatto tanto per loro, in tanti visitano la sua tomba, anche gli italiani vanno a salutarlo. E' difficile non trovare la foto di Craxi in un locale pubblico", racconta Ruspolini. "Ecco, perché no, mi piacerebbe che prima o poi ci fosse anche una foto del generale nei ritrovi di Hammamet", conclude.