Il Capo dello Stato promulga la legge su quella per il riciclo della carta, ma invita il Parlamento a fermare la proliferazione delle ricorrenze
Nessuna considerazione naturalmente nel merito ("più volte mi è avvenuto di promulgare una legge che non condivido. Che ritengo sbagliata, anche inopportuna. Ma è stata approvata dal Parlamento, dalla Camera e dal Senato, e io ho il dovere di promulgarla"), né rilievi di manifesta incostituzionalità. Tuttavia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel promulgare la legge che istituisce la Giornata nazionale per il riciclo della carta, ha ritenuto necessario richiamare il legislatore sulla necessità di contenere "la tendenza ad accrescere i giorni dedicati", perché "il numero delle leggi che istituiscono Giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei".
Un'esigenza che in qualche modo rimanda a una presa di posizione analoga del Capo dello Stato in occasione della promulgazione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino, quando in una lettera inviata all'allora presidente del Consiglio, Mario Draghi, il 6 maggio 2022, segnalava l'opportunità di "un intervento normativo organico che riguardi le celebrazioni in onore delle nostre Forze Armate, considerato che quella appena promulgata risulta essere l’unica legge che preveda una giornata in onore di un corpo militare". A tal proposito Mattarella suggeriva di "assumere in legge la definizione completa del 4 novembre come Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate, cogliendo l’occasione per un riordino complessivo delle celebrazioni che valorizzi l’unitarietà delle Forze Armate". Auspicio che poi ha trovato seguito con l'approvazione della relativa legge nel marzo 2024.
Di natura diversa, ma che in qualche modo rimandano agli stessi temi, i rilievi che l'8 ottobre di un anno fa hanno accompagnato la promulgazione della legge che ha istituito la Festa nazionale di San Francesco d’Assisi. Anche in quel caso il Presidente della Repubblica scrisse ai presidenti del Senato, Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, per segnalare il mancato coordinamento con la norma ancora in vigore in base alla quale sempre il 4 ottobre si continua a celebrare Santa Caterina, ma con il rango diverso di solennità civile. "La medesima giornata – il 4 ottobre – non può essere qualificata, al contempo, sia festività nazionale sia solennità civile, anche perché, tra l’altro, da tali qualificazioni - segnalava Mattarella - il nostro ordinamento fa discendere effetti diversi. Va operata, quindi, una scelta in tal senso –verosimilmente abrogando la previsione di solennità civile, meno rilevante– e, necessariamente, chiarendo se fare riferimento per la giornata festiva del 4 ottobre esclusivamente a San Francesco ovvero anche a Santa Caterina, fino a oggi considerati congiuntamente". Suggerimento che non ha ancora trovato seguito in sede parlamentare.