La presidente del Consiglio: "Entro fine mese Farnesina presenterà strategia italiana sull'Artico"
Dalla guerra in Ucraina alla Groenlandia, dal Venezuela ai rapporti con l'amministrazione Trump, passando per il dialogo con la Russia. Giorgia Meloni è tornata a confrontarsi con i giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di inizio anno e, inevitabilmente, la politica estera ha finito per occupare uno spazio rilevante nelle risposte della presidente del Consiglio.
Nel corso dell'appuntamento, organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in collaborazione con l'Associazione della Stampa Parlamentare, Meloni ha affrontato una lunga serie di quesiti che hanno toccato i principali dossier internazionali.
A partire dalla situazione in Venezuela dopo il blitz americano che ha portato alla caduta del regime di Nicolàs Maduro e dall'attesa per la sorte di Alberto Trentini, l'operatore umanitario prigioniero da oltre un anno: "Non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio". La premier si è detta "fiduciosa", auspicando "una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas" con la nuova amministrazione guidata da Delcy Rodríguez. Un primo segnale di disgelo da parte di Caracas - salutato positivamente dall'inquilina di Palazzo Chigi - è arrivato con la liberazione di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin.
Uno degli argomenti più scottanti del momento riguarda le mire americane sulla Groenlandia. Su quest'ultimo tema Meloni ha ribadito di non credere a un'azione militare americana: "Io continuo a non credere nell'ipotesi che gli Usa attuino un'azione militare per assumere il controllo della Groenlandia. Una opzione che chiaramente non condividerei, l'ho già messo nero su bianco. Io credo non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti d'America". Secondo la premier, l'attenzione di Washington sarebbe piuttosto rivolta alla rilevanza strategica dell'Artico: "Io ritengo che gli Usa con metodi diciamo molto assertivi stia soprattutto ponendo l'attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia e in generale dell'area artica per i suoi interessi per la sua sicurezza". In questo quadro, ha aggiunto, "l'Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell'area artica", annunciando che entro fine mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull'Artico, con l'obiettivo di "preservare l'area artica come zona di pace e di cooperazione" e "contribuire alla sicurezza della regione".
Ampio spazio anche al conflitto in Ucraina. Meloni ha ribadito il suo netto no all'invio di soldati italiani: "Ad oggi io non considero necessario" mandare truppe, spiegando che "il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all'articolo 5 della Nato". L'ipotesi di una missione multinazionale con ombrello Onu, ha chiarito, "non è sul campo oggi". La premier si è invece detta favorevole alla nomina di "un inviato speciale dell'Europa sulla questione ucraina", per consentire all'Ue di "parlare con una voce sola". Un passaggio della conferenza è stato dedicato alla necessità che l'Unione europea torni a riallacciare un dialogo con Mosca, una posizione sulla quale la premier ha detto di condividere le valutazioni espresse dal presidente francese Emmanuel Macron. "Io credo sia arrivato il momento in cui anche l'Europa parli con la Russia, perché se l'Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato", ha spiegato Meloni.
Allo stesso tempo, la presidente del Consiglio ha messo in guardia dal rischio di divisioni interne all'Ue: "Se noi facessimo l'errore di decidere da una parte di riaprire l'interlocuzione con la Russia e dall'altra di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, faremo un favore a Putin e l'ultima cosa che voglio fare io della vita è un favore a Putin". Quanto a un possibile ritorno della Russia all'interno del G8, Meloni ha definito questo scenario "prematuro", chiarendo: "Ne parliamo quando abbiamo un percorso di pace, cioè quando abbiamo una pace".
Sul Medio Oriente, Meloni ha rivendicato un ruolo centrale per l'Italia: "Io sono convinta che l'Italia possa giocare un ruolo assolutamente unico e fondamentale perché noi siamo rispettati da tutti gli attori in campo", da Israele all'Autorità nazionale palestinese, fino ai Paesi del Golfo.
Dura la presa di posizione sul Venezuela e sulle proteste della Cgil dopo l'arresto di Maduro: "Mi sembra surreale che dei sindacalisti italiani dicano ai venezuelani cosa significa essere venezuelani. La sinistra sta sempre dalla parte sbagliata della storia", ha detto, parlando di una realtà in cui "non è l'ideologia che si piega alla realtà, ma è la realtà che si piega all'ideologia".
Infine, sui rapporti con il presidente Usa Donald Trump, la premier ha rivendicato autonomia e franchezza: "Su Trump ci sono molte cose sulle quali io non sono d'accordo. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso".
E ha ricordato il riconoscimento internazionale per l'iniziativa italiana in Africa: c'è "grande gratitudine nei confronti dell'Italia per il Piano Mattei", un approccio "che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole" e che, ha concluso, "ormai viene preso a modello".