Intervista all'ex primo cittadino di Milano sulle prossime elezioni comunali: "L'ex ministro sarebbe il top ma dice no. Va recuperato uno scarto di 14 punti, serve qualcuno capace di dragare voti nella sinistra moderata e tra gli astenuti"
"Con Lupi si corre solo per perdere. Passera sarebbe il top ma dice no. E Vannacci qui non funziona". Va dritto al sodo l'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, intervistato dall'Adnkronos in merito alle prossime elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Per spodestare dopo dieci anni Giuseppe Sala, secondo Albertini l'identikit dell'uomo giusto per il centrodestra sarebbe quello di un civico di spessore, come l'ex ministro ed economista Corrado Passera, capace di dragare voti nella sinistra moderata e tra gli astenuti. Il fatto è che "non ha nessuna voglia di farlo". E mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, lancia la suggestione dei gazebo per tastare il terreno con delle primarie ufficiose, Albertini blinda la via della moderazione meneghina, bocciando senza appello il generale Roberto Vannacci: "Investire sull'estrema destra nella sensibilità dei milanesi non serve".
Cosa serve per vincere a Milano? Sono tanti i punti percentuali che separano il centrodestra dal centrosinistra...
"L’argomento è critico. Abbiamo 14 punti percentuali di distacco dal centrosinistra. E sono tanti. In 80 anni di Milano, il centrodestra ne ha governati 15, diciamo che siamo stati dei miracolati. L'eventuale differenza per poter recuperare un voto di lista così distante non può che farla un candidato che abbia tali caratteristiche di leadership personale da inserirsi e riuscire a catturare il voto della sinistra moderata e per intercettare il voto degli astensionisti. Questo candidato, con tutto il rispetto per chi si è fatto avanti, non riesco a vederlo".
Secondo lei è contendibile?
"Con grandi difficoltà. 14 punti sono una barriera enorme. Non sono 3-4, si tratta di 40 a 54. C'è da lavorare".
Meglio un candidato civico o politico?
"Innanzitutto ci vuole un candidato e poi una credibilità. Deve essere qualcuno che ha fatto qualcosa di rimarchevole nella sua vita precedente. Se si vuole pensare di intercettare un voto esterno o dell'astensionismo o addirittura della sinistra moderata, che può non riconoscersi in un candidato troppo schierato, è chiaro che l'indicazione di un civico tendenzialmente è più appetibile di quella di un politico. Se si dà già per scontato che non c’è possibilità di vincere, allora il candidato ideale è quello che propone La Russa. Si sceglie un candidato politico che non vede l'ora di avere sei mesi di immagine pubblica e notorietà. Il suo partito dello zero virgola forse addirittura potrebbe arrivare al 2%, perché una campagna elettorale centrata sul segretario nazionale porta a questo risultato. Nell'ambito del governo, Fratelli d'Italia afferma ulteriormente la sua leadership, perché Noi Moderati di fatto è concorrente, sia pure minoritario, di Forza Italia. E poi ci si mette d'accordo, per altri scenari, con quello che vince del centrosinistra, avendo concesso la ritirata. Questa è la conclusione. L'eventuale differenza per poter recuperare un voto di lista così distante non può che farla un candidato che abbia tali caratteristiche di leadership personale da inserirsi e riuscire a catturare il voto della sinistra moderata, e per intercettare il voto degli astensionisti. Questo candidato, con tutto il rispetto per chi si è fatto avanti, non riesco a vederlo".
Ci sono diversi nomi che circolano, c’è qualcuno che la convince?
"Ho trovato la disponibilità di Antonio Civita, che ha tutta la mia stima, ed è una persona che mi piace. Però è il candidato che deve recuperare il 14% e non so se può essere proprio lui. C'è il nome di Alessandro Spada, però non ci sta. C'è La Lumia, dignitosissimo candidato, ha un ruolo significativo come presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano ma ci vorrebbe un civico molto noto. Un candidato ideale potrebbe essere Corrado Passera, però non lo vuol fare, l'abbiamo già sondato. Sarebbe una figura perfetta: è un grande manager, prima le Poste, poi Banca Intesa, poi è stato ministro con Monti, quindi area di centrosinistra, però è stato anche sostenitore della candidatura di Parisi. E sarebbe un nome che può portare un quid, ma non ha nessuna voglia di farlo. Al momento sulla strada è Civita, però perché non ascoltare il popolo? Magari tirano fuori qualcuno".
Nelle ultime settimane si è fatto il nome di Maurizio Lupi come possibile sintesi politica...
"È l’ideale per una scelta dignitosa, ma il massimo a cui può puntare Lupi è prendere una sconfitta al di sotto del 14% di differenza. Se riesce a perdere col 13% o col 12% può dire che è bravissimo. Quella è la mia previsione. Se poi fa il 10% gli diamo la grande medaglia d'oro, ma diventa una specie di martire. Lupi è l'ideale per una scelta dignitosa, ma interna corporis risale a maggioranza perché indebolisce Forza Italia, fa crescere Noi Moderati, e Fratelli d'Italia si gonfia. Lupi ha degli orgasmi quotidiani mentali per la sua campagna elettorale. Il suo partito si ingrossa perché la notorietà di un anno di campagna elettorale a Milano possono dare questa iniezione. È un discorso tutto politico, ma non è fatto per vincere Milano. È fatto per riposizionare i numeri all'interno della coalizione".
Il centrodestra potrebbe puntare a un’apertura verso il centro?
"Credo che Carlo Calenda si sia già espresso per un candidato civico. Non escludo che così anche Italia Viva potrebbe farci un pensiero. È molto più difficile, si scompiglierebbe lo schieramento, però non ci sono rapporti idillici tra Schlein e Renzi, quindi su Milano con un candidato civico chissà... Certo, non con un candidato politico, quello è fuori discussione. Calenda non so se abbia voglia di stare con un candidato come Majorino, che è molto connotato a sinistra, mentre lui è un neocentrista".
Salvini ha lanciato le “primarie” per il prossimo 20 e 21 giugno. Possono funzionare?
"L'idea del vicepremier Salvini di muovere le acque con questa raccolta firme per candidature popolari, consultive, non vincolanti, è condivisibile. Mi domando perché non lo facciano anche gli altri partiti della coalizione. Non sono vere e proprie primarie, ma è almeno un ascolto. È un modo per sensibilizzare l’elettorato di riferimento, poi scelgono i partiti. Tra un anno bisogna scegliere il sindaco. Io continuo a sentire persone per la strada che sono molto scontente di questa amministrazione. Chi mi riconosce per la strada, cioè il mio focus group individuale, dice questo. Io propongo di seguire Salvini con gazebo e anche in digitale, almeno per avere una serie di nomi su cui poi fare una riflessione e compiere una scelta. Perché quattordici punti di differenza sono tanti, quindi bisogna trovare una personalità che abbia un carisma tale da almeno provarci. E poi bisogna lavorare almeno un anno per raccontarlo una volta scelto il candidato, se si vuole almeno provare a contendere la leadership".
Milano e la politica soffrono di un problema di profondo astensionismo. Cosa serve per far tornare i milanesi al voto?
"Serve il coinvolgimento dell'opinione pubblica sulle scelte dell'amministrazione. L'idea di Matteo Salvini di mobilitare l'elettorato di centrodestra e non solo con i gazebi, potrebbe dare una scossa".
E Vannacci?
"Alcune posizioni di puro buonsenso ci sono anche nella linea politica di Vannacci. Sono condivisibili. Però è un partito che si sta costituendo, e con quelle posizioni non credo che a Milano possano ottenere un grande successo. Investire sull'estrema destra non so quanto possa essere utile, nella sensibilità dei milanesi". (di Marco Cherubini)