Posizioni che cambiano e dichiarazioni invecchiate male, quando la comunicazione politica è 'strategia del rinfaccio'

Dai rapporti tra Renzi e Conte a quelli tra Salvini e Vannacci, passando per le dichiarazioni sulle accise di Meloni

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06 ottobre 2026 | 15.17
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Servirebbe un diritto all'oblio impossibile da chiedere. Per cancellare quello che è stato detto e che, puntualmente, si ritorce contro chi l'ha detto. Da sempre, la comunicazione politica è fatta anche di questo, dell'accostamento di posizioni incoerenti, di dichiarazioni invecchiate male, di clamorosi voltafaccia. Le ultime settimane stanno sublimando questa tecnica che è diventata altro: un vera e propria 'strategia del rinfaccio'. Vale per tutti, maggioranza e opposizione, esponenti di governo e leader di partito. E più la campagna elettorale entra nel vivo, più l'attenzione si focalizza sul passo falso che mette in discussione l'elemento chiave nel rapporto con gli elettori: la credibilità.

Renzi vs Conte, andata e ritorno

L'ultimo caso, in ordine cronologico, riguarda il rapporto tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte e, più in generale, la presenza all'interno della stessa alleanza di Italia Viva e Movimento Cinquestelle. “Con il M5s ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”, dice Renzi alla Leopolda, ridimensionando anche le provocazioni ricevute: “In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace”. Quanto sono lontani tono e contenuti di altre dichiarazioni di Renzi su Conte, quando lo definiva "il premier più incapace della storia", rivendicando le manovre che portarono Mario Draghi a Palazzo Chigi al suo posto? "Mi odia perché l'ho tolto da Chigi". E, ancora: "M5s? Succursale di Poltrone e sofà". Leggendo la relazione al contrario, guardando alla considerazione che ha Conte di Renzi, lo schema non cambia. Durissimo in passato il giudizio del leader Cinquestelle sulle attività extra politica di Renzi, “Con i suoi affari getta discredito sulle istituzioni”, oppure "deve smetterla di stare nel Palazzo e sui jet privati". Molto più aperto al confronto l'approccio di oggi. Conte ha chiesto a Schlein di farsi garante della partecipazione di Renzi al campo largo, soprattutto perché ha un problema con la sua base. Ma ha evidentemente già messo in conto di condividere l'alleanza con Italia Viva per puntare a superare il centrodestra alle prossime elezioni. La replica di Renzi, andando oltre la battuta, è una buona sintesi: "Se vuoi garanzie comprati un tostapane. Così si regala tutto a Meloni".

Renzi e Letta, la congiura interna al Pd

A proposito di posizioni che cambiano e di parole che restano, la congiura interna al Pd che ha portato Matteo Renzi a defenestrare Enrico Letta da Palazzo Chigi nel 2014 è un precedente che pesa. La frase 'Enrico, stai sereno', pronunciata da Renzi per dissimulare un'operazione che era già ampiamente avviata, è diventata la rappresentazione più fedele del tradimento politico. Ma come la raccontano i due protagonisti. Renzi ne rivendica il risultato finale: "Nel passaggio del 2014 io sono venuto meno a un impegno che avevo, che era quello di non fare un passaggio di palazzo. L'ho fatto perché il Paese era in una situazione drammatica e mi è stato chiesto, e io mi sono prestato, con convinzione, da parte di tutte le persone che rappresentavano le varie anime del partito". Letta, profondamente diverso anche per le scelte di comunicazione, ha sempre scelto un profilo basso. Ma, in questo caso, ha saputo essere tagliente, a caldo: "Sono in fase zen, il silenzio esprime meglio il disgusto e mantiene le distanze da scomposte provocazioni. Gli italiani sanno giudicare".

Meloni e le accise, un caso di scuola

Un altro strumento molto utilizzato dalla comunicazione politica è il raffronto delle posizioni espresse da chi oggi ha responsabilità di governo rispetto a quelle che sosteneva quando era all'opposizione. Ci sono passati tutti i premier, e oggi è il turno di Giorgia Meloni. Emblematico il dossier carburanti e l'eterno dilemma delle accise. Il video del 2019 girato al benzinaio quando era 'solo' leader di FdI è virale da mesi ormai. Meloni chiedeva che le accise venissero abolite, gridando allo scandalo per l'appropriazione indebitata da parte dello Stato. In un contro-video del 2023, la premier si auto assolveva: "Gira un mio video del 2019 ma nel frattempo il mondo è cambiato. Non sono incoerente. Penso ancora che sia giusto il taglio delle accise, ma si fanno i conti con la realtà e purtroppo stiamo affrontando una situazione emergenziale che ci impone di fare alcune scelte". Resta il dato di fatto che una cosa è il mondo fuori da Palazzo Chigi e un altro è quello della responsabilità di governo. Meloni, da premier, non ha potuto che intervenire con misure tampone, con le poche risorse disponibili, per provare a contenere il rialzo continuo del prezzo del carburante.

Salvini-Vannacci, i matrimoni che falliscono

Ci sono, poi, i matrimoni che falliscono. Come quello fra il leader della Lega Matteo Salvini e i quello di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. E, anche in questo caso, le dichiarazioni restano a segnare passaggi di rottura. Quando Salvini parla di Vannacci vicesegretario della Lega dice: “Avrà un ruolo da protagonista per l’Italia”. Quando si consuma la rottura, la lettura è profondamente diversa. “C’è chi pensa solo alla poltrona. Sciocco chi esce dalla Lega: finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio: senza rancore e col sorriso". Ma le contraddizioni sono evidenti anche invertendo i fattori. Vannacci, assumendo la carica di vicesegretario, parlava così della Lega. "Siamo l’unico vero partito sovranista in Italia. Non facciamo finta e non ci pieghiamo ai compromessi. Non ci lasciamo ammaliare dagli inciuci". Uscendo dalla Lega, qualche mese dopo, diceva: "C’è destra e destra e l’unica che avrà qualcosa da dire sarà quella che saprà essere se stessa". Anche qui, dichiarazioni che restano e cambi di rotta che diventano materiale per 'la comunicazione politica del rinfaccio'. (Di Fabio Insenga)

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