La risposta della tv pubblica all'interrogazione della componente M5s visionata dall'Adnkronos: "Nessun conflitto d'interesse, nella storia della Rai diversi sono i casi di direttori di testate private che hanno condotto programmi del Servizio Pubblico"
Nessun conflitto d'interessi per Tommaso Cerno. I valori economici relativi alle prestazioni del direttore del 'Giornale' per la tv pubblica "rientrano negli standard Rai per analoghe figure professionali e per le medesime fasce di palinsesto". A spiegarlo è la stessa Rai in risposta all'interrogazione della componente della Commissione di Vigilanza Dolores Bevilacqua, con la quale l'esponente M5S chiedeva informazioni sui costi per la Rai della striscia quotidiana '2 di Picche', condotta dal direttore del 'Giornale' Tommaso Cerno su Rai2. Nella risposta della tv pubblica, visionata dall'Adnkronos, l'azienda sottolinea che il contratto con Cerno "scade il 30 giugno del 2026" e "prevede attività di co-conduzione e partecipazione come ospite in diversi programmi, tra cui Lo Stato delle Cose, Filorosso, Porta a Porta e Domenica In".
La scelta editoriale di utilizzare Cerno "è stata determinata da criteri di professionalità, esperienza e riconoscibilità presso il pubblico di riferimento", scandisce la Rai. Che ricorda come il giornalista sia stato "direttore de 'L'Espresso', Condirettore di 'La Repubblica', Direttore de 'Il Tempo', nonché autore di saggi di grande successo che affrontano tematiche attuali e complesse, spaziando dalla politica all'economia, dalla società alla cultura". Nel documento la Rai non fa riferimento a cifre precise ma, si rimarca, Cerno "è apprezzato in particolare per l'abilità nel semplificare e rendere comprensibili al grande pubblico argomenti complessi e articolati. Commentatore fine e raffinato, la sua conoscenza diretta di personaggi ed esponenti della politica e della cultura, lo collocano nel panorama dei professionisti più preparati su tematiche inerenti all'attualità".
L'azienda affronta anche il tema, sollevato dall'interrogazione di Bevilacqua, di potenziali conflitti d'interesse rispetto alla posizione di Cerno come direttore del 'Giornale', spiegando che, "nella storia della Rai, diversi sono i casi di Direttori di Testate private che hanno condotto programmi del Servizio Pubblico o contemporaneamente al loro mandato o a breve distanza dalla cessazione di esso. Lo stesso Cerno nel 2015, ad esempio, ha condotto un programma storico su Rai3 mentre ricopriva il ruolo di Direttore del quotidiano Messaggero Veneto".
È il caso, si legge nel documento visionato da Adnkronos, "nel 2010 di Giuliano Ferrara e del programma Qui Radio Londra, condotto mentre era Direttore de Il Foglio; è stato il caso di Marco Damilano la cui striscia quotidiana Il Cavallo e la Torre fu inaugurata appena un mese dopo la cessazione del suo incarico di Direttore de L'Espresso; è il caso attuale di Peter Gomez Direttore de Il Fatto Quotidiano it e conduttore di diverse trasmissioni Rai".
A stretto giro arriva la replica di Bevilacqua, che definisce in una nota quella della Rai "una risposta imbarazzante. Nessun cenno ai compensi, ma secondo l'azienda una scelta editoriale basata su criteri dì 'professionalità'. Addirittura nella risposta si spingono a definire Cerno un commentatore 'fine e raffinato', nonché 'uno dei professionisti più preparati'". Per la componente pentastellata della Vigilanza siamo di fronte a un vero e proprio scandalo perché lo stesso Cerno ha detto di lavorare senza contratto, mentre la Rai mette nero su bianco che un contratto c'è e scade il 30 giugno del 2026. Alla luce dei risultati e della presa di posizione fortissima del Cdr approfondimento, la Rai intende rinnovarlo? E perché tutto questo mistero sulle cifre? Dateci una risposta".