Da avvocate a imprenditrici, da professoresse e giornaliste: sono oltre cento al momento le donne che hanno già aderito a un appello delle 'Donne per il Sì' al referendum che vede tra le adesioni anche quelle delle componenti del Csm Isabella Bertolini, Daniela Bianchini e Claudia Eccher, e di magistrate come Carmen Giuffrida, Jacqueline Monica Magi e le pm Anna Gallucci e Annalisa Imparato. "Ci sono molte valide ragioni per sostenere il referendum confermativo della riforma della giustizia. Ci sono anche, però, motivazioni specifiche che riguardano direttamente noi donne - si sottolinea - A cominciare dall’auspicabile superamento di un meccanismo di potere correntizio che certamente non è estraneo alla penalizzazione che le donne subiscono tanto nella rappresentanza in seno al Csm, tanto nell’attribuzione di incarichi direttivi negli uffici giudiziari".
"Le donne, da ormai vent’anni stabilmente maggioritarie fra i vincitori del concorso di accesso, in magistratura sono più di 5mila, oltre il 56%, ma nelle ultime due consiliature del Csm, dal 2018 al 2027, ne sono state elette 6 su 20 componenti togati totali, meno di un terzo. Quasi tre magistrati su quattro (il 68% circa) tra coloro che esercitano funzioni direttive sono uomini - si afferma nell'appello - Uno squilibrio che si registra negli uffici giudicanti, e, in modo ancora più accentuato, in quelli requirenti, guidati da una donna solo nel 23% dei casi. Non si tratta di una rivendicazione di posizioni, ma della convinzione che una riforma che liberi la magistratura dal giogo delle correnti e dia concretezza al principio costituzionale del giusto processo possa favorire anche quella trasparenza e quella meritocrazia che consentano alle donne di vedere pienamente riconosciute le proprie capacità, assicurando così maggiore equilibrio all’esercizio della giurisdizione".
"Come in ogni altro ambito, e ancor di più in quello della giustizia, l’equità e l’equilibrio nelle posizioni di vertice assicurano prestazioni migliori e più efficienza. A coloro che quindi obiettano che questa riforma non rivolve i problemi della giustizia bisognerebbe chiedere una riflessione in più - proseguono le firmatarie - Un assetto istituzionale più chiaro e meritocratico, una maggiore presenza femminile nel governo della giustizia, possono porre le premesse per affrontare con maggiore efficacia anche le criticità operative, che certamente esistono. L’appello che rivolgiamo a tutti è ad esercitare un voto consapevole sul merito della riforma, guardando al bene comune al di là di qualsiasi orientamento politico e appartenenza culturale". "È un appello alla partecipazione a un appuntamento elettorale che sancisce il nostro protagonismo nella vita istituzionale del Paese. L’astensione ha un peso straordinario: esprime disinteresse per il funzionamento del nostro Stato e mortifica il nostro ruolo di cittadini e cittadine. Ricordiamolo bene: il referendum costituzionale non prevede un quorum e saranno coloro che si recheranno alle urne a decidere su una riforma che impatta fortemente sul futuro di ciascun di noi. Donne e uomini", continuano le firmatarie.
"Per questo invitiamo tutti a recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo, e ad esprimere un convinto Sì sulla scheda elettorale - osservano - Sì a una riforma che garantisca un sistema di responsabilità trasparente e credibile: dal 2017 a ottobre 2025 lo Stato ha risarcito 6.485 casi di ingiuste detenzioni per quasi 279 milioni di euro, le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati interessati si sono concluse con 9 condanne. Sì a una riforma che consenta alle tante magistrate di talento ed esperienza di avere il ruolo di vertice che spetta loro e che sancisce quel principio di pari opportunità garantito dalla Costituzione". "Sì a una riforma che non è contro la magistratura ma per una magistratura imparziale, autonoma, indipendente, meritocratica, come previsto dalla Costituzione", concludono.