Referendum, dopo vittoria del No opposizione all'attacco: "E' un avviso di sfratto, Meloni da oggi è anatra zoppa"

Conte: "Segnale fortissimo di un voto politico". Renzi: "Sconfitta clamorosa. Io mi dimisi da tutto, Meloni che fa?". Pd: "Indubbio segnale politico"

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte
23 marzo 2026 | 17.55
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Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia l'opposizione va all'attacco del governo di Giorgia Meloni leggendo il segnale arrivato dalle urne come una bocciatura politica da parte del Paese.

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Primo tra tutti Matteo Renzi che rivendicando le proprie dimissioni da premier quando a sua volta perse il referendum costituzionale proposto mentre siedeva a Palazzo Chigi, oggi dopo quella che definisce "una sconfitta clamorosa", chiede la stessa coerenza alla presidente del Consiglio. "Giorgia Meloni da cosa si dimette? Da oggi è un'anatra zoppa. Per lei parte un anno di via crucis", afferma. E sui social ricorda che "quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa - ricorda - lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da premier, da segretario, da tutto".

Anche il leader 5 stelle Giuseppe Conte legge il risultato referendario come un "avviso di sfratto a questo governo". "Voglio segnalare che è un voto molto politico - afferma l'ex premier - la presidente Meloni è scesa in campo in modo chiaro, a reti unificante, registriamo che raramente viene in Parlamento, però è andata in tutte le tv, persino nei podcast, per cercare di sostenere la posizione favorevole a questa riforma che abbiamo definito dell'ingiustizia".

Per il Pd "il risultato è chiarissimo: l’Italia ha respinto un cambiamento della Costituzione fatto a colpi di maggioranza e mortificando il Parlamento. E con una partecipazione straordinaria che conferisce al risultato un indubbio significato politico”, dice Lorenzo Guerini.

Di "un segnale politico rilevante" e "una sconfitta per Giorgia Meloni" parla anche Angelo Bonelli di Avs. "La Costituzione va applicata e non smontata come la destra vuole fare - sottolinea - . Il piano di Giorgia Meloni e le sue riforme cadono in una giornata straordinaria per la democrazia. Ci hanno provato ed è andata male".

Per il leader di Azione Carlo Calenda "come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L’Italia - sottolinea - ha una tradizionale propensione a mobilitarsi “contro” che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del Paese che va oltre il merito della riforma. E’ chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione (comunque straordinaria e positiva, soprattutto di questi tempi), c’è anche un giudizio sulla qualità del governo nell’affrontare i problemi economici, sociali e internazionali. Io credo che la vicinanza, mai smentita, a Trump abbia danneggiato molto Meloni e l’esecutivo. Esiste la necessità di dare rappresentanza a chi vuole che il paese cambi e che oggi si trova intrappolato tra gli opposti estremismi di destra e sinistra", aggiunge Calenda.

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