Rinnovabili: braccio di ferro tra Stato e regione Sardegna, domani udienza pubblica in Consulta

Rinnovabili: braccio di ferro tra Stato e regione Sardegna, domani udienza pubblica in Consulta
08 giugno 2026 | 12.22
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La legge della regione Sardegna (n. 31/2025) che secondo il Governo impedisce l'installazione dei grandi impianti a fonti di energia rinnovabile (Fer) sul 99% del territorio sardo e contro cui è ricorsa per illegittimità costituzionale la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sarà domani dibattuto in udienza pubblica in Consulta. Si tratta di un vero e proprio caso-scuola a livello nazionale, in cui i giudici delle leggi dovranno valutare la fondatezza delle questioni di violazione dell'ordine costituzionale sollevate dallo Stato in materia di competenze, principi di ragionevolezza e iniziativa economica, dal momento che ben 150 gigawatt di rinnovabili sono bloccati da iter autorizzativi, veti regionali e lungaggini burocratiche.

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Sulle rinnovabili tra la Regione Sardegna e la Presidenza del Consiglio dei Ministri è in corso un vero e proprio braccio di ferro: La legge regionale sarda 31/2025 al vaglio della Corte è stata difatti varata dalla Sardegna mesi dopo e in diretta risposta alla sentenza costituzionale 28/2025 con cui la Consulta aveva già messo il veto ai precedenti tentativi di blocco messi in atto dalla Regione (legge regionale 5/2024 che stabilendo una moratoria transitoria di 18 mesi fermava sul territorio regionale qualsiasi nuovo cantiere di energia rinnovabile in attesa della definizione delle aree idonee e dell'aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale - Ppr). I giudici costituzionali avevano infatti dichiarato illegittima la moratoria, dal momento che le regioni non possono sospendere i regolamenti nazionali in attesa di decidere le proprie mappe. Per questo con una contromossa la Sardegna ha emanato la legge 31/2025 in cui, pur non parlando di moratoria, ha inserito un blocco automatico a tutte le autorizzazioni pendenti e future in attesa di un regolamento tecnico da fare in 90 giorni per gestire le aree non idonee. Trattandosi secondo lo Stato di una moratoria mascherata, la Presidenza del Consiglio ha impugnato la nuova legge sarda.

Cosa contesta lo Stato? Tra i punti, che l'Avvocatura dibatterà domani, la previsione che in attesa di tale regolamento non può essere dato corso alle istanze di autorizzazione che, pur presentate prima dell'entrata in vigore della predetta legge regionale, ricadano in aree non incluse tra le aree idonee, e che non possono essere presentate nuove istanze. A prova della presunta irragionevolezza della legislazione regionale, la Presidenza del Consiglio dei Ministri contesta inoltre la deroga alle istanze finalizzate all'autoconsumo o alle comunità energetiche rinnovabili (Cer) intravedendo una disparità di trattamento ingiustificata.

Giudice relatore al dibattimento sarà Angelo Buscema; l'avvocatura dello Stato sarà rappresentata da Giammario Rocchitta e la Regione autonoma della Sardegna dagli avvocati Mattia Pani, Giovanni Parisi, Floriana Isola.

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