"Con la Lega eravamo sul piede di guerra, ma alla fine ministeri restarono a Roma". "Il Senatur? Era un grande"
Un ''grande politico''. Un ''uomo che sembrava anche rude, ma arrivava al cuore delle persone, oltre che alla pancia degli elettori''. Renata Polverini, già presidente della Regione Lazio e attuale responsabile welfare di Noi Moderati, ricorda così Umberto Bossi, il fondatore della Lega, morto ieri all'età di 84 anni. ''Un uomo che ha partecipato al cambiamento della politica italiana. In quegli anni fu sicuramente interprete di un Nord che solo lui, in qualche modo, riuscì a riunire intorno a un progetto politico. Un uomo che comunque ha dato un grande contributo per la costruzione del primo centrodestra. Leale sempre ai suoi ideali, ai suoi valori''.
Più di 15 anni fa, però, erano i tempi di 'Roma ladrona, la Lega non perdona' e i rapporti con l'allora governatrice del Lazio e il Senatur non erano dei migliori. ''Ci furono dei momenti di forte attrito - racconta Polverini all'Adnkronos - tra noi, parlo di me e dell'allora sindaco di Roma Alemanno, e la Lega. Era il momento in cui la Lega parlava di secessione, parlava soprattutto di spostare quelle che erano le sedi istituzionali di ministeri importanti verso il Nord. Noi eravamo le istituzioni che rappresentavano il territorio, in particolare di Roma, e difendevamo le nostre prerogative. C'era una tensione reale. Eravamo sul piede di guerra, non giocavamo. Avevamo paura di questa aggressione di un partito che comunque aveva un'influenza sul governo e su Berlusconi. Poi fu lo stesso Berlusconi che a un certo punto decise di tentare una mediazione. Anche perché tutte le nostre dichiarazioni venivano strumentalizzate dal centrosinistra''.
Si arriva così al 'patto della pajata' del 6 ottobre 2010 con la foto simbolo di Polverini, in rosso vestita, che davanti a Montecitorio imbocca Bossi con una forchettata di rigatoni alla pajata, piatto romanissimo. ''Volevamo far arrivare un messaggio anche a chi non era attento alla politica. Loro ci cucinavano la polenta e noi ricambiavamo con quelli che erano i nostri patti tradizionali. Io fui la prima ad arrivare. Mi misi lì con i cuochi della Lega a girare il paiolo nella polenta, poi man mano cominciarono ad arrivare gli altri. Bossi iniziò a farmi un po' di complimenti, ero anche molto giovane. E mentre ci facevamo i complimenti, scherzosamente io feci il gesto di imboccarlo e quella foto poi diventò la foto simbolo di quella giornata''. Uno scatto che però provocò anche gli strali di molti. "Non ti dico le critiche che ho ricevuto! Ma in realtà quell'immagine ha poi dato ragione a Berlusconi: la tensione si sciolse, i ragionamenti furono fatti con toni diversi e alla fine i ministeri sono rimasti a Roma. L'obiettivo politico e istituzionale noi l'abbiamo raggiunto anche con quella rappresentazione che molti hanno snobbato e criticato''. Nell'ultimo periodo, ''quando già non stava più bene, ci incontravamo alla buvette della Camera e ricordavamo quel giorno della pajata''. Ai funerali di domenica, ''vorrei esserci. Sto provando a organizzarmi''.