Dopo gli spari del 25 aprile e l'arresto del giovane ebreo, il giornalista interviene: "Ebrei attaccati, cacciati, uccisi. E dai bassifondi della disperazione è emerso un ventunenne debole e frastornato tentato da gesta orribili"
“Io so” è la formula resa celebre da Pier Paolo Pasolini, utilizzata per denunciare verità percepite come evidenti anche quando difficili da dimostrare. A quella tradizione si richiama il post pubblicato su Facebook da Pierluigi Battista, giornalista e scrittore, autore tra l’altro del libro "Mio padre era fascista".
L’intervento arriva dopo l’arresto di Eitan Bondì, il giovane ebreo che il 25 aprile ha sparato con una pistola ad aria compressa contro due persone che indossavano il fazzoletto dei partigiani, episodio che ha riacceso il dibattito sul clima attorno alla memoria, alla celebrazione della Resistenza e alle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente.
“Io so. Io so che le ragazzine e i ragazzini della scuola ebraica romana devono togliersi la divisa per non essere individuati come 'sionisti'. Io so che due giornalisti ebrei sono stati cacciati con la forza dall’Università di Roma dagli energumeni di Cambiare rotta. Io so che dopo il 7 ottobre a Roma hanno sfregiato la targa che ricorda il piccolo Stefano Gay Taché, ucciso dagli eroi anti sionisti nell’ottobre del 1982 davanti al Tempio Maggiore. Io so che dopo il 7 ottobre molte pietre d’inciampo a Roma sono state vandalizzate. Io so, lo sanno tutti i romani, che il Ghetto è sotto assedio e che c’è un servizio di autodifesa, accanto alla polizia e ai carabinieri, in difesa della propria gente, dei propri negozi, del proprio museo. Io so che per presentare un libro gli ebrei romani devono avvertire la Digos o come si chiama. Io so che gli energumeni hanno impedito con la forza la presentazione di un libro su Golda Meir. Io so che un corteo aperto da uno striscione con su scritto 'Viva il 7 ottobre, giorno della Resistenza' voleva raggiungere con la violenza la Sinagoga e il Ghetto ma è stato fermato dalla polizia al prezzo di 40 feriti tra le forze dell’ordine. Io so che a Viale Marconi un ebreo con la kippah è stato aggredito”, scrive Battista.
“Io so che tutti sanno che a Londra hanno massacrato due ebrei con la kippah e bruciato le ambulanze di un centro sanitario ebraico ma tutti fanno finta di niente. Io so che per commemorare la Shoah bisogna essere protetti da imponenti cordoni di forze dell’ordine. Io so che gli ebrei in tutta Italia hanno paura di entrare all’Università con catenine con la stella di Davide. Io so che l’Anpi non dice mai niente e si arroga il diritto di cacciare gli ebrei dalle manifestazioni del 25 aprile. Io so che in Francia molti ebrei vogliono scappare e ci sono ebrei che per prenotare un taxi devono dare un nome falso. Io so che quelli dell’Anpi, partigiani abusivi, non sanno nulla della storia gloriosa del sionismo perché sono ignoranti come capre”, prosegue il giornalista.
“Io so che gli ebrei romani hanno paura e si sentono isolati. Io so che pubblicano le liste degli ebrei, dei sionisti, dei fiancheggiatori dei sionisti (quorum ego, onorato), dei loro negozi, dei luoghi dove lavorano. Io so che in questo clima fetente e irrespirabile possa venir fuori dai bassifondi della disperazione un ventunenne debole e frastornato tentato da gesta orribili. Ma io so che chi parla e delira di “gruppi para militari” ebraici è un cialtrone. Io so, e a differenza di Pasolini, ho pure le prove. Shalom”, conclude Battista.