Sviluppo tecnologico, quale trasformazione stiamo vivendo oggi? Cosa c'entra la Singularity University? Risponde David Orban

E' stato uno dei membri fondatori al Nasa Research Park: "Stiamo per raggiungere in questi mesi un cambiamento di fase dirompente"

Sviluppo tecnologico, quale trasformazione stiamo vivendo oggi? Cosa c'entra la Singularity University? Risponde David Orban
15 giugno 2026 | 13.35
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Il progresso tecnologico si evolve a velocità esponenziale (cioè attraverso un ritmo di sviluppo che raddoppia a intervalli di tempo regolari mentre il costo si dimezza) con conseguenze che incidono anche sui nostri stili di vita e comportamenti, sul lavoro, sulle dinamiche sociali, politiche e geopolitiche... in un susseguirsi di fenomeni complessi che simultaneamente si intrecciano e che sembrerebbero mappabili, con tanto di quantificazione di accelerazione, dai modelli teorici e matematici della Singularity University, la piattaforma di innovazione globale fondata nel 2008, in collaborazione con la Nasa e Google, da Peter Diamandis e Ray Kurzweil, nella Silicon Valley. L'Adnkronos ne ha parlato con l'imprenditore e investitore tecnologico David Orban, membro del gruppo fondatore della Singularity University presso il Nasa Research Park, che portò poi in Europa e in Italia l'iniziativa, che oggi vive attraverso l'organizzazione non-profit Axelera, chapter italiano della Singularity University. Ad Orban, per comprendere cosa siano la particolarità del cambiamento che viviamo e la singolarità tecnologica alla base della Singularity University (di cui egli ci dice "è utile tenere l'espressione inglese quale 'nome proprio' senza tradurlo, come non traduciamo Facebook in faccia-libro") abbiamo chiesto quello che egli stesso iconicamente da transumanista convinto (è stato anche presidente dell'Associazione Mondiale Transumanisti) è solito domandarsi.

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Qual è la domanda che dovremmo farci?

"Rispetto alla premessa che ha fatto, farei due distinzioni. La prima: è assolutamente vero che siamo di fronte a una serie di fenomeni che si svolgono simultaneamente e si intrecciano e quindi rappresentano un quadro complesso che, se non si ha la pazienza di approfondire — o la fortuna di avere qualcuno che lo interpreta per noi, che è proprio il lavoro dei giornalisti — risulta di difficile comprensione. La seconda: questi fenomeni si possono interpretare in modi complementari, diversi; non c'è un solo modo di leggerli. Io sono abituato a farlo dall'ottica dei cambiamenti tecnologici, che hanno implicazioni di organizzazione sociale e che poi si esprimono in movimenti politici, forme di governo, decisioni esecutive. Ma generalmente non commento gli aspetti contingenti di un particolare governo o partito, perché guardo i fenomeni nelle loro onde più lunghe. Quindi, qual è la domanda che dobbiamo farci? Secondo me una delle domande fondamentali da porci oggi è se questo nostro momento è così particolare come ci sembra: questa impressione è vera o sbagliata? La mia risposta è che questa impressione non è sbagliata. Questo momento storico è davvero particolare, è una trasformazione fondamentale, quasi un cambiamento di fase nella storia della civiltà umana e possibilmente anche oltre".

Che cosa significa "possibilmente anche oltre"?

"Significa che le decisioni che prendiamo adesso non influenzano solo le prossime generazioni, come accadeva nelle grandi esplorazioni geografiche. L'imperatore cinese richiamò a casa le proprie navi, dieci volte più grandi di quelle di Colombo e noi oggi non parliamo cinese perché non siamo stati colonizzati da loro; quelle decisioni hanno influenzato centinaia o migliaia di anni di futuro. Le decisioni che prendiamo oggi vanno oltre: vanno oltre il futuro della Terra stessa, influenzano il futuro del Sistema Solare e potenzialmente del resto dell'universo. La ragione è che, grazie allo sviluppo tecnologico raggiunto, stiamo per colonizzare il Sistema Solare e poi sicuramente non ci fermeremo. Al momento non abbiamo nessuna traccia di altre civiltà tecnologiche: se è vero che siamo soli, il compito e la responsabilità di risvegliare l'universo — di trasformare la materia morta in vita, pensiero, ambizione e curiosità — è una responsabilità ancora maggiore. Questo è lo schema più grande, che abbraccia tempo e spazio nelle loro massime estensioni".

Quindi se questo momento è così particolare, è possibile prendere decisioni in modo oculato evitando errori potenzialmente fatali e qual è il metodo per farlo?

"E' possibile grazie al valore della conoscenza, della ricerca scientifica e dell'applicazione di questa ricerca in strumenti, di ingegneria e tecnologia che migliorano la vita quotidiana delle persone. Le persone sono naturalmente curiose — devono esserlo, per testare ciò che le circonda — ma hanno anche, molto naturalmente e biologicamente, paura dei cambiamenti estremi, perché non hanno la certezza di potervisi adattare. Oggi tante persone temono la tecnologia perché si rendono conto che è quella che sta catalizzando cambiamenti molto grandi nel mondo. Il timore invece di condurli verso l'approfondimento e la comprensione li conduce al rifiuto perché si immaginano di non comprendere o di non potere accedere a ciò che gli permetterebbe di elaborare i cambiamenti. Immaginano che senza la tecnologia possano riappropriarsi della stabilità relazionale o economica che desiderano. Ma questa è una illusione". "Un neolaureato — o peggio ancora un neodiplomato — oggi dice: sto per iscrivermi all'università per studiare per quattro anni cose decise quarant'anni fa e quando uscirò laureato, quanto sarò preparato a un mondo che nel frattempo è avanzato non di cinque anni, ma dell'equivalente di cinquant'anni in termini di cambiamenti tecnologici? La ricetta del passato — impegnati a studiare, laureati e poi troverai lavoro e stabilità economica — è oggi un'illusione, e il timore del diplomato che fa questo ragionamento è assolutamente ragionevole. Ma la risposta di molti — non usiamo l'intelligenza artificiale, non abbracciamo il cambiamento, cerchiamo di rallentare — è una risposta illusoria, perché presume che possa realizzare il ritorno alla stabilità precedente. Non è così: non è così tecnologicamente e non è così economicamente. Nel mondo dell'economia globale e della competizione, una nazione che scelga di rallentare si riduce alla povertà, invece di riguadagnare la stabilità del passato. A mio avviso è molto importante convincere di questo il numero maggiore possibile di persone che non sono impotenti rispetto ai cambiamenti tecnologici. Anzi: oggi più che mai le barriere all'ingresso per sperimentare e comprendere che cosa sta succedendo sono bassissime. Un esempio semplice che non molti colgono: tutti amiamo lamentarci delle diseguaglianze, di quanto è ingiusto che i miliardari abbiano i loro miliardi, illudendoci che se li togliessimo a loro li avremmo noi. Ma per capire quanto in realtà siamo uguali nelle opportunità basta rendersi conto che i miliardari non hanno uno smartphone migliore di chiunque altro. La base di opportunità che possedere uno smartphone oggi rappresenta è uguale per tutti: la differenza non è nella quantità di soldi, è nell'immaginazione di come utilizzare gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione".

Cosa è quindi la 'singolarità tecnologica' e cosa fa la Singularity University rispetto ad essa?

"La singolarità tecnologica e la particolarità del cambiamento che viviamo oggi derivano dallo sviluppo della potenza dei nostri computer e degli algoritmi che vi girano, in particolari applicazioni che chiamiamo di intelligenza artificiale che promettono non solo di essere avanzate, ma di avere una capacità di automiglioramento. Il punto a cui stiamo per arrivare è che oltre a poter usare la bravura dei programmatori per realizzare queste applicazioni, le applicazioni stesse saranno in grado di realizzare le proprie versioni future. Questo processo di miglioramento ricorsivo, che stiamo per raggiungere letteralmente in questi mesi, rappresenta quel cambiamento di fase dirompente che possiamo etichettare con l'espressione "singolarità tecnologica" così detta perché rappresenta una barriera, un velo, un cambiamento di fase. Le cose che accadono prima e le cose che accadono dopo sono molto diverse. E la nostra capacità di prevedere ciò che accade dopo è limitata: i meccanismi del dopo, essendo diversi da quelli del prima, portano un'incertezza maggiore,e quindi è ragionevole chiedersi quali regole varranno ancora e quali saranno radicalmente diverse".

"Singularity University, nasce nel 2008 al NASA Ames, fondata da Peter Diamandis e Ray Kurzweil; facevo parte del gruppo di progettazione iniziale e sono Advisor e membro della facoltà. Il suo scopo non è studiare la singolarità tecnologica in astratto, ma tradurla in pensiero imprenditoriale ed economico: aiutare imprenditori, manager e istituzioni a capire il cambiamento di fase e ad agire, trasformando le tecnologie esponenziali in imprese e in soluzioni alle grandi sfide globali. È esattamente il lavoro di "far capire cosa sta accadendo": prendere un'idea che sembra fantascienza e renderla operativa e comprensibile. In Italia questa missione la porta avanti Axelera, il capitolo non-profit, con oltre sessanta eventi di divulgazione negli anni".

"Un paio di esempi per comprendere: Nel XX secolo siamo abituati a una crescita economica media del 2-3% l'anno: quando l'economia cresce meno ce ne lamentiamo, quando cresce di più — come in Cina negli ultimi vent'anni — ce ne meravigliamo. Ma nei mille anni precedenti la media non era quella: era poco più del 2% ogni decennio. La crescita economica è aumentata di dieci volte nel XX secolo rispetto al millennio precedente. Ora ci sono proiezioni che, attraverso l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla società, si aspettano una crescita economica di molto superiore, fino a oltre il 100% all'anno: un'economia che raddoppia ogni anno".

Quali sono le conseguenze, soprattutto sul fronte del lavoro, di una crescita economica che potrebbe arrivare al 100% l'anno? E a chi giova, 'cui prodest'?

Una crescita di questo ordine non è semplicemente "più della stessa cosa": cambia la natura stessa del lavoro. Nel Novecento crescevamo del 2-3% l'anno, che era già dieci volte il ritmo del millennio precedente. Una crescita del 50 o del 100% l'anno comprime in pochi anni trasformazioni che storicamente hanno richiesto generazioni. Sul fronte del lavoro il rischio reale non è "la fine del lavoro", ma il disallineamento: ci si forma su programmi pensati per un mondo statico e ci si ritrova in un mondo che avanza di cinquant'anni in cinque. Le mansioni che oggi definiscono un mestiere vengono automatizzate, ma se ne aprono di nuove più rapidamente di quanto riusciamo a dar loro un nome. La risposta non è proteggersi o rifiutare, ma impegnarsi: mettere le mani sulle tecnologie, sperimentarle, restare in apprendimento continuo. E qui sta anche la risposta al "cui prodest". Il fattore che fa la differenza non è il capitale: un miliardario non ha uno smartphone migliore del nostro. È l'immaginazione con cui si usano strumenti a cui, per la prima volta nella storia, quasi tutti hanno accesso. Questo significa che la crescita può andare a beneficio di molti, ma non automaticamente: a chi giovi dipende dalle scelte, anche politiche, che facciamo adesso, da come distribuiamo i guadagni di produttività e da come governiamo la transizione. Rifiutare la tecnologia è l'unico modo per perdere con certezza; parteciparvi è la condizione, non la garanzia, perché il beneficio sia diffuso. Per questo l'ottimismo non è ingenuità ma strategia: l'ottimista, quando ha ragione, migliora le cose per tutti; il pessimista, quando ha ragione, le peggiora per tutti.

Anche per l'Italia le previsioni nella fase post singolarità tecnologica saranno di grande crescita economica?

"L'Italia era una nazione poverissima all'inizio del XX secolo e oggi non è una nazione povera. Le piace piangersi addosso, le piace pretendere di valere poco — ma ci sono milioni di persone che cercano di immigrare in Italia, e quella è una misura concreta del fatto che l'Italia è una destinazione desiderabile per milioni di persone. Da ottimista, immagino che l'Italia non sceglierà di uscire da questo meccanismo. Una nazione industriale come l'Italia dovrebbe praticamente commettere un suicidio economico per forzarsi a non essere parte di questo cambiamento: dovrebbe dichiarare un'autarchia isolata dal resto del mondo, cosa che oggi fa solo la Corea del Nord. Se invece continua a far parte dell'economia mondiale, verrà naturalmente a beneficiare dei cambiamenti in arrivo. Poi, che questo aumento della produttività sia del 100% o del 50% all'anno, poco importa: si tratta di un nuovo paradigma economico reso possibile dai cambiamenti tecnologici, tanto diverso — e più — quanto è diverso il Medioevo del 1200 rispetto al XX secolo. Solo che invece di accadere nell'arco di ottocento anni, accade nell'arco di cinque".

Cosa accadrà in concreto nei prossimi anni nella vita delle persone?

"Ci saranno cambiamenti radicali nella vita delle persone. Cure per malattie oggi incurabili — l'Alzheimer, il diabete. È uscito pochi giorni fa un risultato scientifico incredibile: una singola iniezione che porta alla remissione completa del cancro al pancreas, uno dei tumori più letali con sopravvivenza mediana di pochi mesi dalla diagnosi, una condanna a morte letterale. Oggi è in fase di sperimentazione una cura completa, con una singola iniezione, con remissione totale. Abbiamo davvero la possibilità di affrontare con successo, una dopo l'altra, le cause di morte che caratterizzavano la condizione umana — e quindi questa condizione cambierà, anche nel modo in cui percepiamo la possibilità di progettare una vita sana più lunga di decenni. Un'altra ragione per cui la condizione umana cambierà radicalmente è che — inizialmente pochi, poi un numero sempre maggiore di persone — si sceglierà volontariamente un'interfaccia con i computer e con le intelligenze artificiali migliore di quella attuale. Oggi usiamo ChatGPT con la tastiera o a voce, ma il tasso di scambio delle informazioni è basso: noi umani da una parte e le AI dall'altra stiamo scalpitando per capirci meglio, a velocità maggiore, più a fondo. Si stanno realizzando interfacce cervello-computer che oggi cominciano ad aiutare le persone colpite da gravi malattie: per prime le persone affette da SLA, completamente paralizzate, che possono muovere solo gli occhi ma sono perfettamente coscienti dentro il loro corpo. Oggi vengono impiantate interfacce che permettono loro di usare il computer, di comporre col pensiero frasi che il computer pronuncia con la loro voce, sintetizzata dall'analisi di registrazioni passate, rientrando in contatto con i familiari. E queste interfacce sono solo l'inizio: dall'aiutare le persone con disabilità si diffonderanno alle persone che vorranno utilizzarle per aumentare i gradi di libertà con cui disegnano la propria vita. Le persone meno entusiaste, meno propense alla novità, lo vedranno come qualcosa di difficile da accettare".

Quali sono i tempi di questo cambiamento di fase?

"Ai tempi del primo Singularity Summit che si tenne a Stanford nel 2006 per dibattere di ciò che allora si poteva vedere come un futuro anche lontano, se si chiedeva agli esperti quando sarebbe avvenuto questo cambiamento di fase — l'intelligenza artificiale in grado di migliorarsi ricorsivamente — le risposte andavano da "tra trent'anni" a "tra cent'anni", "tra mille anni" o "mai". Una distribuzione statistica talmente ampia da non avere quasi significato. Non c'era consenso, e per questo era utile una conferenza che cercasse di capire se un consenso si potesse raggiungere. Oggi che le sperimentazioni sulle persone con disabilità stanno già avvenendo, per il passaggio ulteriore è in parte una questione di regolamentazione — di quando verrà permesso — e poi gli avventurosi che dicono "io lo provo subito" ci saranno. Io stesso, in maniera molto scenografica ma con niente a che vedere con ciò che è possibile fare oggi, quasi quindici anni fa ho impiantato un chip nella mano che mi permette di comunicare con i computer dove c'è la predisposizione: aprire porte, usare fotocopiatrici, scambiare informazioni di contatto, pagare il caffè. È un piccolo chicco di riso che si sente sotto la pelle, quando qualcuno vuole verificare che ci sia davvero qualcosa. Quando ne parlo alle conferenze, una gran parte delle persone è curiosa, ma un'altra parte importante è completamente inorridita. Quindi, per rispondere alla domanda su quando si diffonderà: entro cinque anni i primi avventurosi potranno farlo, ed entro dieci anni sarà qualcosa per cui molte persone si chiederanno non solo se farlo, ma come fare a farne a meno — un po' come oggi sono poche le persone che possono permettersi di non avere un cellulare. Questa interfaccia di tipo nuovo con le intelligenze artificiali, insieme ai miglioramenti biologici, della medicina e della qualità della vita in un corpo che si mantiene giovane, attivo ed energico per decenni, saranno la base di quello che, guardando indietro, ci farà dire: è stato giusto chiamare quel periodo di transizione "singolarità tecnologica", perché oggi viviamo in un mondo molto, molto diverso".

Un'ultima domanda: Lei avrà letto sicuramente l'enciclica 'Magnifica Humanitas' di Papa Leone XIV sull'intelligenza artificiale. Ci sono ambienti vicini a chi ha contribuito alla sua scrittura che sollecitano l'Europa alla costituzione di un centro alternativo alla Singularity University ed al suo transumanesimo, che questi ambienti contrastano, ritenendo che si debba puntare invece a una sorta di neo-umanesimo. Che cosa ne pensa? E intanto: è corretto, guardando alla Singularity University, parlare di transumanesimo?

"Sono tre aspetti distinti. Sul primo: io sono stato presidente dell'Associazione Mondiale dei Transumanisti, e Ray Kurzweil è un transumanista, quindi all'interno della Singularity University questa corrente sicuramente c'è. Però sono due cose diverse: la Singularity University guarda molto alle opportunità imprenditoriali che la tecnologia rappresenta, mentre il transumanesimo è una corrente filosofica. Si influenzano, ma non sono caratterizzanti l'una per l'altro. Il secondo aspetto è il desiderio — ragionevole, ma poco sostanziato dai fatti — dell'Europa di non essere soggetto passivo nei confronti degli americani o addirittura dei cinesi in questa rivoluzione dell'intelligenza artificiale, e quindi di realizzare una sovranità autonoma. Ma le premesse semplicemente non ci sono, perché gli investimenti necessari sono di due o tre ordini di grandezza maggiori di quanto l'Europa sta mettendo in gioco. Senza quegli investimenti, principalmente in energia e data center, è illusorio parlare di sovranità autonoma dell'Europa nell'intelligenza artificiale. Quando il principale paese industriale d'Europa, la Germania, sceglie autonomamente la povertà energetica spegnendo le proprie centrali nucleari, per poi sorprendersi di dipendere dalle importazioni di gas russo, è evidente che non può puntare a raddoppiare o più gli investimenti in energia di cui i data center per l'AI hanno bisogno. L'unica nazione europea che può pensare di farlo è la Francia, proprio in ragione della propria autonomia energetica — e non a caso uno dei laboratori di intelligenza artificiale più importanti anche a livello mondiale è francese: non italiano, non tedesco, non olandese. Ma comunque siamo ancora lontani dal poter dare corpo a questo desiderio di sovranità autonoma. Il terzo aspetto è l'enciclica papale, che — senza entrare troppo nel merito — io trovo un po' paradossale: richiama a non affidarci a un'unica fonte morale, puntando il dito contro l'intelligenza artificiale, avendo preteso per duemila anni di essere l'unica fonte morale. Mi sembra un perfetto esempio in cui si può dire: da che pulpito. La chiesa cattolica rischia di rifare l'errore commesso con Galileo: condannando il cambiamento, il progresso, la conoscenza scientifica e tecnologica, ci ha messo cinquecento anni per rendersi conto del proprio errore e chiedere ufficialmente scusa per la condanna di Galileo — per fortuna senza averlo bruciato, come Giordano Bruno. Se la Chiesa insiste nella condanna della tecnologia e del progresso anche nel caso dell'intelligenza artificiale, si troverà magari nella stessa condizione di errore galileiano e dovrà chiedere scusa per non aver compreso i benefici che questa porterà all'umanità". (di Roberta Lanzara)

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