Bellucci: "Governo vi sostiene, rafforziamo welfare non assistenzialista ma che accompagni persone verso libertà e autodeterminazione"
Al Terzo settore serve una rappresentanza forte e super partes, capace di saper analizzare nel dettaglio vizi e virtù dell’ossatura del welfare del Paese, meglio se con un Osservatorio permanente in grado di far luce sulle criticità che ancora permangono e che non consentono al Terzo Settore stesso di farsi soggetto politico dirimente. A proporlo sono i tre enti di promozione sociale e sportiva Asi, Opes e Fictus, promotori del convegno che oggi al Senato ha riunito 12 tra i maggiori enti non profit del Paese: oltre ai promotori anche Acsi, Croce rossa italiana, Avis, Moige, Modavi, Modavi Protezione Civile, Unpli, Ciaolab, Confederazione delle Misericordie. I 12 si sono confrontati nel corso del momento di studio “Oltre le appartenenze: il Terzo Settore come pilastro della coesione sociale” promosso alla presenza del senatore Lucio Malan, capogruppo di FdI al Senato, e della vice ministra alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci.
“Il Terzo Settore è sempre stato un punto di riferimento e rappresenta un’area strategica per affrontare i tempi complessi che stiamo vivendo, tra cambiamenti demografici, tecnologici e crisi globali – ha commentato la vice ministra Bellucci -. In questi 3 anni e mezzo il Governo l’ha sostenuto, abbiamo ancora tempo per fare di più e meglio, continuando nel percorso di semplificazione e riforma del codice del terzo settore. L’obiettivo è rafforzare un welfare che non sia assistenzialista, ma capace di accompagnare le persone verso la libertà e l’autodeterminazione”.
Al centro del confronto la necessità di rafforzare il Terzo Settore come soggetto autonomo, pluralista e capace di rappresentare in modo autentico le istanze delle comunità e dei territori. In un contesto in cui il sistema del welfare affronta nuove sfide e crescenti fragilità sociali, le organizzazioni della società civile – dicono gli aderenti - sono chiamate a svolgere un ruolo sempre più decisivo nel promuovere solidarietà, partecipazione e coesione sociale.
Il dibattito ha affrontato anche alcune delle criticità che oggi attraversano il settore, dalla crescente burocratizzazione alla frammentazione della rappresentanza, fino al rapporto con le politiche pubbliche e con le istituzioni. In questo quadro, una parte importante della discussione è stata dedicata al rilancio della rappresentanza del Terzo settore come spazio di confronto democratico e luogo di sintesi capace di superare logiche di appartenenza e schieramenti precostituiti, restituendo al sistema associativo una rappresentanza più autorevole e condivisa.
Nel corso dell’incontro è stata quindi presentata la proposta di istituire un Osservatorio permanente sul Terzo Settore, realizzato in collaborazione con il mondo universitario, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche del settore, analizzarne criticità e potenzialità e rafforzarne la capacità di dialogo con istituzioni e comunità.
Juri Morico, presidente Opes: “La sfida oggi? Trasformare la pluralità del Terzo Settore in una ricchezza il più possibile condivisa, aumentarne la capacità di generare cooperazione e sviluppo sociale. È in questo senso che la sussidiarietà orizzontale del privato sociale diventa una leva strategica: un modo per rafforzare la capacità delle organizzazioni di sostenersi reciprocamente, di crescere insieme e di moltiplicare l’impatto positivo delle loro attività sui territori. La nostra posizione resta improntata alla responsabilità e al dialogo. favorendo una rappresentanza più ampia, più partecipata e più capace di interpretare la ricchezza del Terzo Settore italiano”.
Si aggiunge Claudio Barbaro, alla guida di ASI: “La realtà dell’associazionismo è oggi un mondo imprescindibile: la forza del volontariato e della sensibilità sociale costituisce un asse portante della società civile. Ma il Terzo Settore oggi necessita anche di ampie e trasversali rappresentanze, capaci di sostenere una fase profonda di cambiamento e di innovazione. Il ruolo dei corpi intermedi assunto dal terzo Settore risulta sempre più nevralgico nelle politiche di sviluppo nazionali e, per questo, dobbiamo sburocratizzare il comparto e risolvere il problema una rappresentanza spesso frammentata”.
“Parlare oggi di Terzo Settore significa affrontare il tema di una delle infrastrutture civili più importanti del nostro Paese – chiosa Bruno Molea, presidente di Fictus, federazione degli enti culturali, di turismo sociale e promozione sportiva -. È comunità, prossimità, coesione sociale con la forza di un capitale umano che lo anima e la capacità di intervenire rapidamente nelle emergenze sociali, ma è bene anche guardare con lucidità alle criticità. La sfida dei prossimi anni sarà costruire un Terzo Settore più autonomo, più rappresentativo, meno burocratizzato e capace di innovare. Solo così potrà continuare a essere la voce dei territori, delle comunità e delle persone più fragili”.