Ucraina, Bettini: "Negoziato e armi difensive a Kiev". Conte: "Così non c'è svolta"

La lettera del dirigente Pd al Corriere della Sera e la replica del leader M5S

Bettini e Conte - (Fotogramma)
Bettini e Conte - (Fotogramma)
01 ottobre 2026 | 13.37
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Armi difensive all'Ucraina. Kiev nell'Ue ma non nella Nato. E' la linea che Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd e direttore della rivista Rinascita, propone in una lettera al Corriere della Sera accendendo nuovamente il dibattito nel campo largo. Giuseppe Conte, leader del M5S, in particolare ribadisce il no all'invio di armi senza distinguo.

La lettera di Bettini

"Se si avvia un percorso vero, pattizio e di tregua, nel corso di esso è del tutto legittimo e opportuno sostenere la parte dell’Ucraina ancora libera, con armi difensive: che impediscano, nel corso della trattativa, ulteriori danni al popolo ucraino", scrive.

Per Bettini "la posizione del centro sinistra deve uscire dal dilemma pressante, armi sì o armi no. Ponendolo, in modo condizionato. Armi per cosa? Per quale prospettiva? Per quale assetto generale di sicurezza dell’Europa, della Russia, dell’Ucraina? E su questo occorre azzardare prime ipotesi concrete.Tregua sulla linea del fronte. Una fascia smilitarizzata garantita da forze neutrali sotto la bandiera dell’Onu. Sì all’Ucraina nell'Unione Europea. No nella Nato. Lavorare per un assetto di sicurezza del continente Europeo secondo un modello mutuato dal trattato di Helsinki: obbediente al criterio secondo cui la sicurezza di una parte non può andare a detrimento della sicurezza dell’altra”.

“Il centro sinistra - sottolinea - deve porsi all’offensiva sulle questioni internazionali e nell’interlocuzione europea. Non deve subire il continuo esame peloso dei nostri avversari sulla lealtà e profondità dei nostri principi democratici ed europeisti, dal quale essi stessi si sottraggono".

Conte: "Se si mandano armi non c'è svolta"

“Bettini ha sempre il merito di impostare ragionamenti di ampio respiro che non banalizzano mai la realtà complessa che viviamo, in particolare sul conflitto russo-ucraino. Oggi Bettini invoca un ruolo diverso per l’Europa che non sia quello di una pattuglia di Volenterosi che porta avanti una guerra per procura. Serve una svolta", dice Conte alla presentazione del libro ‘La principessa’ di Davide Tozzo. Su questo "io sento il mandato di una parte larga dei cittadini che chiede un cambio di passo. Aiutare l’Ucraina ma non con le stesse modalità avute fin qui, con l’invio di armi, se vogliamo essere interpreti di una svolta negoziale”. Quindi no alla proposta Bettini sulle armi difensive? "Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre".

Il Pd si divide

Reazioni diverse all'interno del Pd. "Leggo che i nostri dotti, medici e sapienti si stanno lambiccando per trovare la formula più ipocrita possibile per convincere gli alleati più vicini a Vannacci sull’Ucraina. Chiamatele Eugenio, le daremo", scrive Filippo Sensi sui social.

"Non mi pare che quando il Movimento 5 Stelle è stato al governo l'Italia abbia cambiato la collocazione internazionale. Ricordo che la nascita del Conte II ha come antefatto il momento in cui il M5S votò la prima Commissione Von der Leyen, collocandosi in un campo europeista mentre il resto del populismo italiano era invece in una posizione diversa", dice l'ex ministro del Lavoro ed esponente Pd, Andrea Orlando, a Omnibus su La7.

"Lo sforzo che fa oggi Bettini credo sia un tentativo di entrare nel merito. Continuare a dire che bisogna inviare armi ma ci vuole anche la diplomazia è giusto, ma poi bisogna anche declinare ipoteticamente quali possono essere i punti di caduta. Naturalmente ci si arriva per approssimazioni, non sono convinto del fatto che domani mattina ci sia una formula che metta tutti d'accordo, però se non si comincia a stare su quel terreno lì non ci si arriva. E' inutile cavarsela con le prediche, bisogna dare una risposta con la politica perché altrimenti noi stiamo costruendo le condizioni per cui Putin si prenda l'Europa per via politica, con i suoi amici che vincono magari le elezioni, mentre noi cerchiamo di contrastarlo sul terreno militare", aggiunge.

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