Zone rosse anti-lame e pene più severe, ecco il modello 'antimachete' dei penalisti internazionali

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06 maggio 2026 | 16.07
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Dall'introduzione della categoria di 'arma bianca urbana' alle zone rosse anti-lame fino a pene più severe rispetto a quelle stabilite dal decreto sicurezza (Dl 23/2026): sono le misure contenute nella bozza normativa elaborata dalle Camere Penali Internazionali, già trasmessa le scorse ore ai capigruppo parlamentari di Camera e Senato. Definita come 'decreto anti-machete', la proposta, costruita sulla scorta del diritto australiano, è finalizzata a modificare e rafforzare in modo organico la disciplina sul porto e sull’uso illecito di armi da punta e da taglio.

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Cuore dell'iniziativa è impedire che la lama diventi 'accessorio urbano' e nasce dall’esigenza di offrire una risposta normativa chiara, uniforme e incisiva al crescente fenomeno della circolazione di coltelli, machete e lame negli spazi pubblici, sempre più frequentemente coinvolti in episodi di violenza, soprattutto in contesti urbani, giovanili e di aggregazione. “Il principio è semplice: nessuno deve poter circolare in luogo pubblico con lame o strumenti da taglio, salvo un motivo concreto, attuale e verificabile legato ad attività lecite”, spiegano gli avvocati che hanno elaborato il testo, prima tra tutti, Benedetta D’Aloisi, segretaria Comitato Alta Scuola del Diritto Penale Internazionale e delle Estradizioni. In questa prospettiva, la proposta recepisce l’impostazione già adottata nel Regno Unito, che punisce il possesso pubblico di articoli con lama o punta in assenza di giustificato motivo, nonché il modello australiano dello Stato di Victoria, che ha introdotto una disciplina emergenziale vietando possesso, uso, porto, trasporto e vendita dei machete, salvo specifiche esenzioni.

Tra i punti qualificanti del testo vi è l’introduzione della categoria di 'arma bianca urbana', volta a ricomprendere in un’unica nozione coltelli, machete, pugnali, lame occultate o camuffate e strumenti da punta o taglio idonei all’offesa, superando le attuali incertezze interpretative della normativa vigente. La proposta prevede il divieto generale di porto fuori dall’abitazione, salvo giustificato motivo concreto e documentabile, escludendo espressamente la difesa personale come giustificazione. Particolare rilievo assume la disciplina speciale del machete, qualificato come arma vietata salvo autorizzazione o esenzione per attività lecite, con pene che possono arrivare fino a sei anni di reclusione e arresto obbligatorio in flagranza nei casi più gravi. Il sistema sanzionatorio si articola in modo graduato: fino a quattro anni per il porto ingiustificato di arma bianca, fino a sei anni per strumenti a maggiore capacità offensiva e fino a sette anni in presenza di aggravanti, quali il porto in luoghi sensibili come scuole, ospedali, stazioni, mezzi pubblici, locali notturni, eventi pubblici e aree di movida.

Ampio spazio è dedicato alla tutela dei minori, con misure educative obbligatorie, responsabilità genitoriale in caso di omessa vigilanza e pene severe per chi fornisce armi a soggetti minorenni. Rafforzate anche le disposizioni sulla vendita, con divieto assoluto ai minori, sanzioni elevate per i venditori e obblighi stringenti per le piattaforme online, inclusa la verifica dell’età. La bozza introduce inoltre la confisca obbligatoria delle armi, l’arresto obbligatorio nei casi più gravi, aggravanti specifiche per i reati commessi con lame, la procedibilità d’ufficio per i delitti contro la persona e il patrimonio commessi con armi bianche e la possibilità per i prefetti di istituire 'zone rosse anti-lame' con controlli rafforzati nelle aree più esposte al rischio. Prevista infine una fase transitoria di novanta giorni per la consegna volontaria di machete e strumenti vietati senza sanzioni, prima dell’entrata a regime del sistema repressivo.

"Il Decreto Sicurezza ha certamente introdotto modifiche rilevanti alla disciplina del porto di strumenti da taglio; la proposta delle Camere Penali Internazionali, tuttavia, si colloca su un piano diverso e più specifico: non si limita a intervenire sulle soglie tecniche delle lame, ma propone un vero modello antimachete, ispirato al diritto australiano e britannico, fondato su arma bianca urbana, zone rosse anti-lame, esclusione della difesa personale, confisca obbligatoria, controlli preventivi, responsabilità nella vendita online e tutela rafforzata dei minori", spiega Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale.

"Il Decreto Sicurezza interviene certamente sul piano repressivo, ma la nostra proposta introduce un salto qualitativo decisivo: non si limita a sanzionare il porto illecito, ma costruisce un vero sistema di prevenzione. Le cosiddette zone rosse anti-lame rappresentano il cuore innovativo della proposta, perché consentono controlli mirati e permanenti nei luoghi dove la violenza nasce davvero: stazioni, scuole, movida, eventi. Allo stesso tempo, introduciamo una responsabilità genitoriale forte e concreta: se un minore gira armato, non è più un fatto isolato, ma un fallimento educativo che deve avere conseguenze giuridiche reali. È qui la differenza: il decreto del Governo è una risposta normativa; la nostra è una strategia di sicurezza urbana strutturata, che anticipa il rischio e non si limita a punirlo. Noi non inseguiamo la violenza, la preveniamo", conclude.

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