La questione anima il dibattito politico
Ru486, Welfare: restare nei limiti della 194 e vigilare sull'uso.
ultimo aggiornamento: 31 luglio, ore 19:39
Roma - (Adnkronos/Ign) - Maurizio Sacconi: ''La diffusione non comporti il minimo rischio di indebolimento delle garanzie e dei presidi previsti dalla legge''. La Chiesa minaccia la scomunica. Mons. Elio Sgreccia: ''Si tratta di un aborto chimico, questo basta per un giudizio totalmente negativo''. Il ginecologo Viale: ''Non è una pillola pericolosa, per fortuna la scienza va avanti''. La Ru486 in commercio dall'88 in Francia. Ecco come funziona (VIDEO). Le differenze con le altre pillole (VIDEO)
Roma, 31 lug. (Adnkronos/Ign) - Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. Il via libera dall'Agenzia italiana del farmaco è giunto con una decisione presa a maggioranza, quattro contro uno. Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha così approvato l'immissione in commercio del farmaco che viene già commercializzato in altri Paesi.
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaDa parte sua il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in una lettera al presidente e al direttore generale dell'Aifa, Sergio Pecorelli e Guido Rasi, ricorda che, ''in collaborazione con l'Aifa, abbiamo il dovere di vigilare affinché l'uso del farmaco di cui si è appena autorizzata l'immissione in commercio non comporti il minimo rischio di indebolimento delle garanzie e dei presidi previsti dalla legge 194 a tutela della salute della donna, anche nell'ambito fondamentale della prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza". Inoltre, "il ministero si aspetta dall'Aifa indicazioni certe sui modi di utilizzo della Ru486 affinche' esso sia vincolato, nella prassi, al rispetto della legge 194, attraverso l'individuazione di un percorso attentamente definito per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica".
"Ho votato 'no' alla Ru486 non solo per una posizione ideale: a mio giudizio, infatti, è assolutamente inconcepibile definire farmaco un prodotto che ha come unico effetto la soppressione di un altro essere vivente diverso da chi assume il farmaco stesso - ha detto il consigliere Romano Colozzi motivando il suo 'no' - C'è di più: il mio no convinto è stato determinato soprattutto dalla consapevolezza che questo nuovo strumento abortivo, messo a disposizione dal nostro sistema sanitario, darà meno garanzie e procurerà più danni alle donne che ne faranno uso rispetto all'intervento chirurgico, già traumatico di per sé".
Dura la reazione del Vaticano che si era espresso ancor prima della decisione dell'Aifa. "Per chi pratica l'aborto con la Ru486 e per chi lo prescrive c'è la scomunica come per chi pratica l'aborto chirurgico" aveva detto all'Adnkronos il presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Elio Sgreccia. "Si tratta di un aborto chimico, questo basta per un giudizio totalmente negativo - ha aggiunto - L'aggravante è che si cerca di far credere che si tratta di una facilitazione all'aborto, ossia di un aborto più sbrigativo e quindi si incoraggia ad abortire".
A intervenire oggi è stato anche monsignor Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro, che ha definito la pillola abortiva "un pesticida umano", uno strumento "terribile di intervento manipolatorio sulla vita delle donne''.
La questione divide il mondo politico, anche all'interno degli stessi schieramenti. Come avviene nel Pdl. "La pillola Ru486 uccide una vita umana, l'embrione, e mette in grave pericolo la salute psicofisica della donna, avendo l'unico vantaggio di agevolare le case farmaceutiche e le strutture ospedaliere che non avranno sicuramente interesse a ricoverare la donna fino a quando l'aborto non sia compiuto" commenta la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl e componente della Commissione Igiene e Sanità.
Ma per il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo (Pdl), "la Ru486 rappresenta solo un'applicazione medica della legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Una valida alternativa farmacologica all'intervento chirurgico, che dà anche la possibilità a quelle donne che non possono essere sottoposte per motivi di salute a un'operazione, di portare a termine la propria scelta di interrompere la gravidanza, sempre comunque entro i dettami della 194. Nulla, dunque - conclude - da giustificare tanto allarmismo".
Di parere diverso il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. "Che brutta Italia, quella in cui si festeggia un nuovo 'rivoluzionario' metodo per sopprimere la vita - è la sua considerazione - Ammesso che siano fugati i dubbi sulla pericolosità di questa pillola, e spero sia davvero così, altrimenti l'Aifa avrebbe delle responsabilità enormi sulle potenziali conseguenze per le donne italiane, resta la totale negatività del messaggio culturale ricompreso nella diffusione della Ru486".
Negativo il giudizio anche di Alfredo Mantovano. "Con la Ru486 la donna è abbandonata a sé stessa - dice il sottosegretario dell'Interno - e privata anche della mera opportunità di una fase di prevenzione-dissuasione".
Mentre Dario Franceschini, segretario del Pd, sollecita a distinguere tra "il dibattito scientifico e quello politico". "Siccome siamo in un Paese in cui l'aborto è consentito per legge - dice il leader democratico - se c'è la possibilità per cui si usi un sistema che sia meno invasivo per la donna, non vedo perché dire di no".
Soddisfatta Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. ''Finalmente - commenta - anche nel nostro Paese si rispettano i ruoli della politica che fa la sua parte, e gli organismi tecnico scientifici che fanno la loro. Sono contenta di poter rivendicare di aver dato da ministro della Sanità il mio contributo al raggiungimento di questo risultato. Spero che adesso finisca la crociata contro un farmaco che in realtà era una crociata contro le donne e i medici".
Nel Pd però Dorina Bianchi, capogruppo in commissione Sanità al Senato, pur rilevando che ''in ambito tecnico quanto stabilito dall'Agenzia del farmaco non può essere messo in discussione'', ammonisce a ''non far passare il messaggio che ora abortire sia diventato più facile perché basta prendere una pillola''.
"L'approvazione della Ru486 da parte dell'Aifa è motivo di grande inquietudine'' per Gian Luigi Gigli, responsabile del dipartimento Salute e Welfare dell'Udc. ''Viene autorizzato un prodotto - rileva - per 'curare' qualcosa che non è una malattia, malgrado siano state già accertate 29 morti e numerosi casi di infezione a seguito dell'uso della pillola. Si ritorna insomma al significato etimologico della parola farmaco come 'veleno' e viene fatto un regalo alle multinazionali e all'ideologia radicale sulla pelle delle donne".
Ma la Ru486 "non è una pillola pericolosa - assicura Silvio Viale, ginecologo del Sant'Anna di Torino ed esponente radicale fra i primi a sperimentare il farmaco in Italia - Sono sicuro che man mano che la utilizzeremo gran parte degli argomenti contrari cadranno, come sono caduti trent'anni fa quelli relativi all'aborto chirurgico. Per fortuna la scienza va avanti".
E di ''vittoria radicale" parlano Bruno Mellano e Igor Boni, rispettivamente presidente di Radicali italiani e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta. "A dieci anni dall'introduzione della Ru486 - sottolineano - l'Aifa ha preso atto che l'aborto farmacologico è una valida alternativa a quello chirurgico, è sicuro, meno costoso, meno invasivo e responsabilizza maggiormente la donna. Da domani - concludono i due esponenti radicali - inizieremo a lottare perché tutte le regioni adottino gli opportuni provvedimenti per rendere effettivamente disponibile in tutti gli ospedali la pillola abortiva Ru486".
I medici cattolici però non ci stanno. "L'aborto resta un inaccettabile attentato alla vita - afferma a chiare lettere Vincenzo Saraceni, presidente dei medici cattolici - Dall'Agenzia italiana del farmaco ci attendevamo maggior prudenza".
Occorreranno 4-5 giorni prima che le novità introdotte vengano raccolte in una nuova delibera. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i tecnici del ministero del Welfare dovranno valutare se le circolari attualmente in uso negli ospedali per l'applicazione della 194, la legge che regola l'aborto in Italia, siano compatibili con le novità introdotte. In caso contrario, sarà necessario aggiornarle.
Ma c'è un'altra possibilità paventata dagli addetti ai lavori. Si vocifera, infatti, che si procederà a un restyling delle linee guida che regolano l'applicazione della 194. In tal caso, si dovrà lavorare su questo fronte e giungere a un'approvazione delle nuove linee guida in conferenza Stato-Regioni. Una possibilità che rischia di far slittare l'approdo della pillola negli ospedali italiani.
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