Anarchici morti, le indagini e le ipotesi. Il ricordo dei compagni: "Ogni mezzo contro il sistema, anche violenza rivoluzionaria"

Eseguite 5 perquisizioni e ascoltate due persone. Ardizzone e Mercogliano sono morti nel crollo del casolare al parco degli Acquedotti di Roma

Il luogo del crollo
Il luogo del crollo
21 marzo 2026 | 13.30
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Cinque perquisizioni ad appartenenti alla galassia anarchica sono state eseguite dalla Digos di Roma in relazione all’indagine sulla morte dei due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, avvenuta ieri nel crollo del casolare al parco degli Acquedotti di Roma. Gli investigatori hanno sequestrato materiale d’area relativo all’ambiente anarchico che non sembrerebbe però collegato all’episodio. Sono inoltre state ascoltate due persone vicine ideologicamente alle vittime che non avrebbero però legami con l’azione che i due stavano progettando.

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Le indagini

Che i due anarchici morti ieri nel crollo del casolare pianificassero un'azione è certo, quello che ora gli investigatori della Digos di Roma dovranno chiarire è quale fosse l'obiettivo. Le indagini si concentrano in questo momento sulle tracce rinvenute per capire che tipo di ordigno volessero realizzare. Le condizioni dei corpi e l’entità del crollo fanno pensare a una notevole potenza esplosiva, che indubbiamente poteva uccidere, ma non è detto che la bomba dovesse essere posizionata in un luogo frequentato. Si cercano anche di chiarire gli aspetti relativi alla logistica: perché i due anarchici abbiano scelto proprio quel casolare, come ci siano arrivati e come si siano riforniti del materiale per confezionare l’ordigno. L’altra domanda che gli investigatori si pongono è se i due stessero agendo da soli o se avessero dei complici.

Le ipotesi sul tavolo sono ancora tante. In primis c’è la pista della causa Cospito e le rivendicazioni anti-carcerarie ma anche legate alle strutture adibite a Cpr, tipiche della galassia anarchica. Possibili anche rivendicazioni legate al contesto geopolitico internazionale e in particolare al tema degli armamenti e in chiave anti-imperialista legata ai processi di globalizzazione. Non si può escludere, comunque, che ci fosse l’intento di portare a compimento un’azione antigovernativa, in particolare legata al referendum.

Il ricordo dei compagni

Serve "l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema", anche "la violenza rivoluzionaria". Così gli anarchici valtellinesi in un comunicato riportato sul sito dell'emittente antagonista Radio Onda d'Urto, all'interno di un post in cui si parla dei due anarchici morti e delle cinque perquisizioni effettuate nella notte. Il post ricorda anche la dichiarazione fatta da Ardizzone, nel corso dell’udienza preliminare dell’inchiesta Sibilla, chiusa il 15 gennaio 2025 per non luogo a procedere nei confronti di 12 imputati, tra cui proprio Ardizzone, in merito alla pubblicazione della rivista anarchica 'Vetriolo'.

"Sandrone e Sara - si legge nel comunicato firmato 'Individualità anarchiche e antiautoritari di Valtellina' - li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo. Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria. Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”.

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