"Il vero tema sono le fragilità e le fragilità vanno prevenute"
"Io credo che la cosa più giusta da fare sia eliminare le tifoserie. Bisogna aspettare l'accertamento dei fatti, prima ancora di dividersi tra chi è pro o contro la polizia, le forze dell'ordine o il personale sanitario. Dobbiamo invece provare a posare uno sguardo diverso su questa vicenda e capire che cosa ci consegna, su cosa ci interroga. Ci interroga sul tipo di società che stiamo costruendo e che vogliamo costruire. Ci dice, purtroppo, che spesso, guardando i fatti e la cronaca, ci concentriamo sul dito e ci occupiamo poco della luna. E in questo caso, qual è la luna? È una crescita, una trasformazione profonda del disagio psicologico, dei disturbi psichiatrici e anche dei bisogni legati al neurosviluppo della nostra società. Un fenomeno che riguarda tutta la popolazione, ma che deve preoccuparci soprattutto perché coinvolge i giovani e i giovanissimi". Così Francesco Vaia, componente vicario dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, a 'Non Stop News' su Rtl 102.5 è intervenuto dopo il Caso Fakir, invitando a spostare l'attenzione sull'emergenza salute mentale.
"Abbiamo dati abbastanza allarmanti - spiega Vaia - Se pensiamo, ad esempio, a un fenomeno in crescita come quello del disturbo dello spettro autistico, vediamo che oggi un bambino tra i 7 e i 9 anni ogni 77 rientra nello spettro autistico. Questo dato ci dice sicuramente che è aumentata la capacità di osservazione, la consapevolezza e la capacità diagnostica, ma ci dice anche che dobbiamo interrogarci su quali siano gli altri fattori in gioco. Al di là delle tesi antiscientifiche, che devono essere assolutamente respinte perché mai dimostrate da evidenze scientifiche - come quelle secondo cui i vaccini, possano essere una causa dell’autismo - dobbiamo chiederci quale attenzione stiamo dedicando, come società, ai nostri giovani e al tema del disagio. È un tema che poniamo da tempo: quello della prevenzione. Al di là delle emergenze, dobbiamo capire come intervenire prima, come società, per evitare che certe situazioni arrivino a livelli critici. Questo è il vero problema. Se torniamo al tema del disagio psichico, ad esempio, la legge Basaglia è stata sicuramente una conquista importante: ha chiuso le porte dei manicomi e ha aperto una nuova stagione di cura e inclusione. È stata una scelta giusta e fondamentale. Ma dopo quasi cinquant'anni, forse questa legge avrebbe dovuto essere accompagnata da fatti concreti: dalla creazione di appartamenti protetti, da percorsi di abitare assistito, dalla possibilità di mettere insieme queste persone e non lasciarle sole, soprattutto senza lasciare sole le famiglie, spesso spaventate e prive di strumenti. Trattare persone con disagio psichico e psichiatrico significa occuparsi di fragilità. E le fragilità vanno prevenute. Nel caso specifico, forse sarebbero utili percorsi di formazione che mettano insieme forze dell'ordine e personale sanitario, per imparare come affrontare situazioni complesse e come gestire determinate crisi".
"Il tema della prevenzione - prosegue Vaia - è un principio che tutti condividiamo: non c'è persona al mondo che non dica che prevenire è meglio che curare. Ma, in questo caso, prevenire avrebbe significato, ad esempio, semplificare l'accesso ai servizi, formare le forze dell'ordine insieme ai soccorritori, definire protocolli condivisi per affrontare le crisi acute e, soprattutto, garantire alle persone e alle famiglie un riferimento certo di tipo sociosanitario, assicurando continuità nei percorsi di cura".
"Bisogna lavorare", esorta Vaia. "Io ho contribuito, quando ero al ministero come direttore generale della Prevenzione - ricorda - alla realizzazione di un piano sanitario nazionale dedicato al disagio mentale, un piano molto importante. Il problema, però, è farlo diventare concreto nella realtà: fare in modo che le Regioni lo applichino, che i Comuni lo rendano operativo. Ma soprattutto, dobbiamo ricordare che questo è un tema che riguarda la collettività nel suo insieme: riguarda la scuola, le famiglie, il lavoro, l'abitare, i servizi sociali. Riguarda l'intera comunità. È un tema che interpella tutti noi. Ecco perché - ribadisce - dico che bisogna guardare alla luna e non al dito".
Vaia torna sull'autismo e sul disagio psichico dei giovani. "È importante fare chiarezza: l'autismo non è una malattia psichiatrica, ma una condizione legata al neurosviluppo. È quindi necessario porre grande attenzione a questo tema, evitando confusioni. È vero che i dati mostrano una crescita delle diagnosi, ma questa crescita non è attribuibile al Covid o al vaccino anti-Covid. I dati disponibili, compresi quelli relativi al periodo 2018-2022. Durante il periodo della pandemia, però, è emerso con forza un altro tema: quello del disagio giovanile, perché il lungo periodo di isolamento aveva prodotto conseguenze importanti. Non si è trattato solo di un disagio individuale, ma di un cambiamento sociale più ampio. In quegli anni abbiamo assistito anche a un aumento dell'utilizzo, e in alcuni casi dell'abuso, dei social network e degli strumenti digitali. Abbiamo sviluppato modalità di relazione sempre più chiuse e meno orientate alla socialità, alla vita all'aria aperta, all'incontro con gli altri. Questo è stato un errore grave che stiamo ancora pagando, perché i dati e gli studi dell'Istituto superiore di sanità ci mostrano chiaramente quanto il periodo 2018-2022 sia stato caratterizzato da un aumento significativo delle diagnosi di disturbo dello spettro autistico".