Fabrizio Piscitelli, leader degli Irriducibili, è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti. I familiari: "Nessun colpevole dopo 7 anni, è una vergogna"
Assolto oggi, venerdì 8 maggio, in Appello Raul Esteban Calderon, imputato per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, il leader degli Irriducibili, noto come 'Diabolik', ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti.
Per l’argentino il pm della Dda di Roma Francesco Cascini, applicato nel procedimento, e i sostituti procuratori generali Pantaleo Polifemo e Eugenio Rubolino, nell'udienza dello scorso 16 febbraio, avevano chiesto di confermare l’ergastolo con il riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso, aggravante che non era stata riconosciuta in primo grado. Oggi i giudici della Corte d'Assise d'Appello lo hanno assolto con la formula per non aver commesso il fatto.
Il 25 marzo di un anno fa i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano invece condannato Calderon all’ergastolo non riconoscendo però l’aggravante del metodo mafioso. Per i giudici di primo grado erano "state ritenute attendibili le prove acquisite e pertanto dimostrate - avevano scritto nelle oltre 400 pagine di motivazioni - alcune circostanze di fatto: il contesto di criminalità organizzata in cui il delitto è maturato, il movente e i mandanti dell'omicidio, la reazione scatenata contro i mandanti dal gruppo di Piscitelli dopo il delitto, i legami strettissimi esistenti tra i mandanti e tra l'imputato e tra Leandro Bennato e Giuseppe Molisso, il ruolo di killer professionista assolto dall'imputato al soldo di Bennato e Molisso, l’identificazione nell'imputato del killer che, nel tardo pomeriggio di una calda giornata d'estate del 2019, ha freddato con un colpo alla nuca Fabrizio Piscitelli".
Sentenza oggi ribaltata dai giudici della Prima Corte di Assise di Appello, presieduta da Vincenzo Capozza, che hanno assolto l’argentino con la formula “per non aver commesso il fatto”. Calderon, la cui vera identità per gli inquirenti è quella di Gustavo Alejandro Musumeci, ha assistito alla lettura del dispositivo collegato dal carcere di Cagliari dove sta scontando una condanna definitiva a 12 anni per il tentato duplice omicidio dei fratelli Emanuele e Alessio Costantino avvenuto il 13 luglio 2021 nel quartiere Alessandrino a Roma. Per Calderon, a marzo scorso i giudici d’Appello hanno confermato la condanna all’ergastolo, senza il metodo mafioso, per il delitto di Selavdi Shehaj detto 'Passerotto', l’albanese ucciso sulla spiaggia di Torvaianica il 20 settembre del 2020.
"Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre Regioni. È un processo in cui non c'era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l'unica possibile alla luce delle prove in atti" dice l'avvocato Gian Domenico Caiazza difensore, insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi, di Raul Esteban Calderon. "Noi abbiamo commentato la sentenza di primo grado come 'clamorosa' - sottolinea l’avvocato Moiraghi - proprio perché sulla base degli elementi raccolti era per noi già impossibile un verdetto di condanna. Con questa sentenza si è ristabilita quella che doveva essere la conclusione logica e naturale di questo processo".
"Per noi lui resta l'assassino, anzi il killer professionista assoldato dalla mafia" ha detto all'Adnkronos la sorella di Fabrizio Piscitelli. "Ripongo la massima fiducia nei giudici della Cassazione che, studiando la vergognosa sentenza emessa da questo collegio, proceda con l'annullamento". "Continuiamo a lottare e ad attendere risposte sui mandanti noti da quasi 8 anni. L'esito odierno non scalfisce la fiducia riposta nei magistrati della Dda Mario Palazzi e Francesco Cascini che rappresentano per noi l'elite della procura di Roma", sottolinea la sorella di Piscitelli, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti. "Certamente il loro lavoro insieme a quello del Nucleo lnvestigativo dei carabinieri porterà ad una agognata conclusione. La giustizia non darà una risposta solo alla nostra famiglia ma alla società civile".
"Quello che è successo oggi è una vergogna" ha detto Tiziana Siano, legale di parte civile della madre e della sorella di Fabrizio Piscitelli. "Non conosco le motivazioni e quindi non posso andare oltre, se non dire che se siamo arrivati a una assoluzione di quello che noi riteniamo l'esecutore materiale, perché comunque il video mi sembra abbastanza chiaro, è evidente che questa decisione nasce da errate attività investigative ed errori che, in secondo grado, sembra che si paghino".
"Quindi c'è qualcuno che ci dovrà dare delle spiegazioni, perché a distanza di sette anni - ha aggiunto l'avvocato Siamo - non ci sono né i mandanti e oggi di fatto non c'è neanche un esecutore materiale. Quindi pretendiamo che ci siano assolutamente delle risposte sotto ogni aspetto, esecutore e mandanti. Ormai non aspettiamo più, perché dopo sette anni non si può più attendere".