Prevost festeggia il primo anno da pontefice tra Pompei e Napoli. Il messaggio di Meloni: "Sua voce punto riferimento in un tempo complesso"
Il pontificato di Papa Leone oggi compie un anno. Leone 'ha festeggiato' con una visita pastorale in Campania. Prima la messa al Santuario di Pompei, con parole a braccio, poi a Napoli l'incontro con il clero e l'omaggio a San Gennaro al Duomo e infine la folla di fedeli, circa 50mila, a piazza del Plebiscito. "W il Papa", il saluto dei napoletani mentre l’elicottero si alzava in volo per riportarlo in Vaticano.
Proprio nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Vergine del Rosario venerata nel santuario di Pompei, il Pontefice è arrivato in elicottero nella città mariana, ricevuto dall’arcivescovo prelato di Pompei e delegato pontificio, monsignor Tommaso Caputo e dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi assieme ad altre autorità civili. Campane a festa hanno salutato l'arrivo di Prevost (VIDEO).
Poi, nella Sala Luisa Trapani, l'incontro con le Opere di Carità, un momento di prossimità solidale con persone provenienti da contesti di disagio sociale, ospiti dei diversi Centri del Santuario. “Niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento”, l’auspicio del Papa nell’incontro.
“Grazie per quello che fate! Andate avanti con generosità e fiducia. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, vi raccomando all’intercessione della Madre del Cielo e di San Bartolo e vi benedico tutti di cuore. Regina del Santo Rosario di Pompei, prega per noi! San Bartolo, prega per noi!”, le parole di Leone.
“L’amore compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime”. Pensando al padre fondatore del Santuario, San Bartolo Longo, Prevost osserva che “quando giunse per la prima volta a Valle di Pompei, vi trovò una terra afflitta da tanta miseria, abitata da pochi contadini molto poveri, funestata dalla malaria e dai briganti. Egli seppe vedere, però, in tutti, il volto di Cristo: nei grandi e nei piccoli, e in particolare negli orfani e nei figli dei carcerati, a cui fece sentire, con la sua tenerezza, il palpito del cuore di Dio”.
“A chi poi gli diceva che i suoi giovani erano destinati alla stessa sorte dei loro genitori, rispondeva che l’amore può spingere al bene anche i ragazzi più difficili e che,in ogni campo d’azione, solo la carità assicura vittorie certe, grandi e definitive. Aveva ragione - dice Leone -, e lo ha dimostrato facendo di questo luogo, con fede e con impegno, un centro di vita cristiana e di devozione a Maria Santissima conosciuto in tutto il mondo”.
Il Pontefice ricorda che alla base di tutto “c’è la preghiera e in particolare il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto”. Da qui la raccomandazione “a tutti voi di tenere sempre viva e di diffondere questa antica e bellissima devozione, grazie alla quale, contemplando i Misteri della vita di Gesù con gli occhi semplici e materni di Maria, “quanto Egli ha operato” penetra nei nostri cuori e trasforma la nostra esistenza”.
Quindi, a bordo di un'auto scoperta, lo spostamento in piazza Bartolo Longo (VIDEO). Nel Santuario per adorare il Santissimo, il Papa rende omaggio al fondatore del Santuario mariano nella cappella a lui dedicata. Nella Cappella della Riconciliazione, quindi, il saluto dei sacerdoti della prelatura di Pompei e del Santuario. Infine la messa in piazza con 20mila fedeli, conclusa con la supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei.
Il Papa, prima di celebrare la messa nel Santuario di Pompei, pronuncia alcune parole a braccio, davanti anche a tanti malati e persone con disabilità. “È’ una bella giornata , quante benedizioni. Io mi sento il primo ad essere benedetto per essere qui nel giorno della supplica nel primo anniversario” di pontificato, dice a braccio. “Adesso ci prepariamo per seguire la messa, in questa bellissima giornata Gesù ci sta vicino e cammina con noi”, le parole di Prevost.
Papa Leone XIV è poi arrivato al Duomo di Napoli, prima tappa della sua visita pomeridiana nel capoluogo campano, dove ha incontreto i sacerdoti e i consacrati della diocesi. Il Pontefice ha raggiunto il capoluogo campano in elicottero, atterrando alla Rotonda Diaz, sul lungomare di Napoli.
"Ciao Napoli!", ha esclamato il Pontefice al suo arrivo, mentre in precedenza aveva salutato le persone affacciate ai balconi di fronte all'ingresso del Duomo. Ad accoglierlo sul sagrato c'erano i vescovi ausiliari dell’Arcidiocesi di Napoli - mons. Michele Autuoro, mons. Francesco Beneduce e mons. Gaetano Castello - insieme al pro-vicario generale mons. Gennaro Matino e ad alcuni membri del Capitolo metropolitano. Presente anche un gruppo di bambini che ha accolto l’arrivo del Santo Padre con bandierine e cappellini gialli, mentre la banda del progetto “Canta, suona e cammina” ha eseguito brani della tradizione napoletana, tra cui "Funiculì Funiculà", "Torna a Surriento" e ’"O sole mio".
“Ciao Napoli, buongiorno sono venuto qui per trovare questo calore che solo Napoli sa offire”. Il Papa, arrivato in Duomo a Napoli, ha salutato la città con queste parole a braccio. “Grazie per questa accoglienza, è una benedizione di Dio trovarci insieme. Sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio, un tempo molto breve ma significativo per fare questo omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione e fede”.
Papa Leone XIV, poco dopo il suo arrivo al Duomo di Napoli, una volta arrivato all'altare, ha mostrato ai fedeli l'ampolla con il sangue di San Gennaro, che si era sciolto in precedenza. Mentre il Pontefice esponeva l'ampolla, è partito il coro "Papa Leone, Papa Leone". "È una grande gioia per me visitare questa città, ricchissima di arte e di cultura, situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche", ha detto.
Il Papa ha incontrato il clero e i consacrati nel Duomo di Napoli. "Oggi - ha detto - sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia. Grazie per la vostra accoglienza". Applausi in Duomo. Leone cita un passo del discorso che il predecessore fece a Scampia nel 2015: "Papa Francesco, venendo qui nel 2015, disse: ‘La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria’". "Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà". Il Papa ha reso omaggio a Napoli e a tanti l’incipit delle sue parole ha ricordato il celebre brano di Pino Daniele "Napule e'". Napoli "è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza", dice Leone.
Sull'altare del Duomo di Napoli, c'è stato anche uno scambio di doni tra Papa Leone XIV e l'Arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia. Il Papa ha donato un calice all'Arcivescovo, mentre la Diocesi ha voluto esprimere la propria devozione filiale e la gratitudine dell’intera comunità diocesana attraverso un duplice dono: al Santo Padre è stata consegnata un’offerta destinata alle opere di carità del suo pontificato: si tratta della scultura “Cor a(d) Cor” dell’artista Djmitri Cacace.
"Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa città, testimoni di Cristo e seminatori di futuro!". Queste le parole che il Papa in Duomo a Napoli ha rivolto a sacerdoti, religiosi e religiose.
"Il peso, soprattutto per i presbiteri, è grande. Penso alla fatica di ascoltare le storie che vi vengono consegnate, - ha detto nel suo discorso rivolto ai religiosi - di intercettare quelle più nascoste che hanno bisogno di venire alla luce, di perseverare nell’impegno di un annuncio evangelico che possa offrire orizzonti di speranza e incoraggiare la scelta del bene; penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati che vi proponete di accompagnare, e a tutti i bisogni, umani, materiali e spirituali, che i poveri vi affidano bussando alle porte delle vostre parrocchie e delle vostre associazioni". E ancora: "A ciò si aggiunge, spesso, un senso di impotenza e di smarrimento quando constatiamo che i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei più giovani. Il carico umano e pastorale è certamente alto, rischia di appesantire, di logorare, di esaurire le nostre energie, e a volte può essere ancora più aggravato da una certa solitudine e dal senso di isolamento pastorale. Per questo abbiamo bisogno di cura".
"In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici", ha sottolineato il Papa. "Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, - osserva Leone - perché l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunità presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunità che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la città di Napoli". "Non dimenticate: siete dentro una storia d’amore – quella del Signore per il suo popolo – che è iniziata prima di voi e non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perché, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce", le parole di Prevost.
Prima di uscire dalla Cattedrale ha salutato il clero ed i fedeli, sorridente, stringendo mani, tra gli applausi. A seguire il Papa, a bordo della 'papamobile', ha raggiunto Piazza del Plebiscito, dove ad attenderlo c'è una folla di 50mila persone.
In quest'occasione il Papa ha parlato ai napoletani, denunciando i problemi "irrisolti da tempo", e ha chiesto allo Stato più presenza "per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata". "In molte zone - ha osservato Prevost in Piazza del Plebiscito - si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone". "Dinanzi a queste realtà, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata", l'appello accorato del Pontefice accolto dal l’applauso della piazza.
"Napoli vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale", ha sottolineato il Papa. "La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico", ha osservato Leone. "Napoli non deve restare una semplice 'cartolina' per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone", è l'appello del Papa.
"Napoli - ha continuato Prevost - continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco”. "E questo - ha osservato - è possibile soprattutto grazie al lavoro della Caritas diocesana, che ha anche trasformato il Porto di Napoli da semplice luogo di approdo a segno vivo di accoglienza, integrazione e speranza".
"Sono tanti i napoletani che coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite", ha detto ancora il Papa ai napoletani in piazza del Plebiscito. “Spesso - ha spiegato - si tratta di veri e proprio eroi del sociale, donne e uomini che si prodigano ogni giorno con dedizione, talvolta anche solo col portare avanti fedelmente il proprio dovere, senza apparire, perché la giustizia, la verità, la bellezza si facciano largo tra le strade, nelle istituzioni, nelle relazioni. Queste persone non devono restare isolate, e perché il loro impegno pervada il tessuto profondo della città, c’è bisogno di creare una connessione, di lavorare in rete, di fare comunità".
Il Pontefice ha parlato di progetti in corso nella città: "Sono felice di poter dire che la Chiesa a Napoli è un 'collante' che contribuisce notevolmente a questo lavoro di rete, per tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti. Lo ha fatto promuovendo un Patto Educativo, che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni – il Comune, la Regione, il Governo – e anche in tante realtà ecclesiali e del Terzo settore". Poi ha lanciato un appello tra gli applausi: "Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella! Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza".
"'Habemus Papam'. Un anno fa, la fumata bianca sulla Cappella Sistina annunciava al mondo che la Chiesa aveva scelto il successore di Pietro. In questa occasione desidero rinnovare a Papa Leone XIV un pensiero riconoscente per il suo instancabile messaggio di fede, speranza, pace, dialogo tra i popoli e vicinanza agli ultimi", il messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il primo anno di pontificato di Prevost.
"In un tempo complesso e segnato da grandi incertezze, la sua voce rappresenta un punto di riferimento a livello globale, per i cristiani e non solo", conclude la premier in un post sui social. (dall’inviata Elena Davolio)